Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

Introduzione

Nel leggere il Corano, ci si imbatte spesso in concetti che ci sono familiari nella vita quotidiana. Questi concetti, tra cui la saggezza, la pazienza, la lealtà, la miscredenza ed i favori di Allah, che tratteremo nelle pagine seguenti, sono la chiave per comprendere il Corano.
La maggior parte di questi concetti, tuttavia, viene utilizzata con connotati differenti nel corso della vita quotidiana. Se quanti sono un po’ versati alla lettura del Corano fondassero i loro punti di vista sulla base di queste interpretazioni, giungerebbero sicuramente a una povera comprensione del Libro di Allah.
Prendiamo, ad esempio, "la saggezza". Questo termine è usualmente utilizzato per esprimere intelligenza, abilità, ecc. Tuttavia, nessuno di questi significati mostra alcuna affinità con il senso reale di questa parola nel Corano. Nel suo vero significato, la saggezza è un favore accordato unicamente ai credenti. Contrariamente all’opinione prevalente, la saggezza non è costante; cambia in base all’intensità della fede di un individuo. La saggezza è una guida divina per l’anima, grazie alla quale diviene possibile un’attitudine corretta volta a meritare il compiacimento di Allah, l’osservanza dei Suoi limiti, l’ubbidienza ai Suoi comandamenti, la capacità di distinguere fra il bene ed il male, la miglior condotta possibile e il saper prendere le decisioni migliori al fine di meritarsi l’Aldilà.
Un miscredente, per quanto intelligente, non potrà mai avvalersi della saggezza. Malgrado la sua intelligenza, non sarà in grado di comprendere la vera natura della sapienza. Si ritiene spesso che saggezza sia sinonimo di intelligenza. Alcuni, d’altra parte, interpretano la sapienza come una sorta di intelligenza mescolata a una sorta di dignità e di maturità. In realtà, un miscredente, anche se maturo, esperto, intelligente e sobrio, è privo di (vera) saggezza.
È possibile che qualcuno con una simile mentalità possa giungere a interpretazioni del tutto erronee dei concetti del Corano. A volte, la gravità di tali errori di interpretazione rischia di essere veramente compromettente, il che può dare origine al fanatismo o a travisamenti. Lo stesso vale anche per gli altri concetti.
Questa è la ragione per cui una giusta comprensione del contenuto del Corano e del significato di questi concetti è da ritenersi essenziale. È parimenti necessario sforzarsi di imparare a memoria il Corano e di metterlo in pratica nella vita di tutti i giorni.
In questo libretto, alcuni concetti assai frequenti nel Corano sono spiegati alla luce dei versetti a cui si riferiscono; abbiamo cercato di spiegare il loro senso nascosto così come il loro uso generale e speciale. Indubbiamente, Allah ne sa di più.
 
  

L’idolatria

Shirk, il termine arabo utilizzato per idolatria, significa "associazione".
Nel Corano, la pratica dell’idolatria corrisponde al fatto di associare un qualsiasi altro essere, una qualsiasi altra persona, o un qualsiasi altro concetto ad Allah, su un piano di uguaglianza, agendo quindi in accordo a questa erronea credenza.
Nelle traduzioni del Corano, l’idolatria viene spiegata come "attribuire dei soci ad Allah". È anche descritta come: "avere un altro dio oltre ad Allah" o "adorare un altro dio oltre ad Allah".
Nel suo senso più ampio, idolatria significa aderire a dei principi e a dei valori, o condurre uno stile di vita che differisce dagli insegnamenti e dai valori morali del Libro rivelato. Chiunque adotti simili principi innalza colui che li ha stabiliti a socio di Allah. Potrebbe essere chiunque: suo padre, suo nonno, un antenato ragguardevole, un fondatore di una ideologia o di una filosofia e i suoi idscepoli. In questo senso ampio di idolatria, chiunque adotti un modo di vivere diverso rispetto a quello del Libro rivelato, pratica – senza saperlo – l’idolatria. Può definirsi ateo, cristiano o ebreo. Può addirittura apparire musulmano e adempiere alle sue orazioni quotidiane, al digiuno e ubbidire alle leggi dell”Islam. Nondimeno, chiunque nutra pensieri o giudizi che si oppongano al Corano rischia di essere un idolatra; mediante tale posizione questi ammette l’esistenza di un altro al di fuori di Dio che diriga la sua vita.
L’idolatria non implica necessariamente la totale negazione dell’esistenza di Dio. Al contrario, la maggior parte degli "associatori" rifiuta apertamente tale attributo o tale “titolo”. Poco scrupolosi nella loro condotta, si ingannano nel corso della loro intera esistenza. Nel Giorno del Giudizio, rifiuteranno ulteriormente di essere stati idolatri. Il loro atteggiamento è spiegato nel seguente versetto:
Nel Giorno in cui li raduneremo tutti, diremo ai politeisti: «Dove sono gli associati che supponevate?» E non avranno altra possibilità che dire: «Per Allah, nostro Signore! Non eravamo associatori!». Guarda come si smentiscono! Come le loro calunnie li abbandoneranno! (Al Anam, 22-24)
Un idolatra non deve necessariamente fare delle “dichiarazioni”. Non si ascolteranno mai affermazioni come la seguente: "Per questo mezzo, prendo questo essere come Dio oltre ad Allah e a lui presto un giuramento di fedeltà". L’idolatria risiede prima di tutto nel cuore e si rivela successivamente mediante le parole e le azioni. Dal punto di vista coranico, il preferire altri ad Allah sottintende questo atteggiamento. Anteporre la volontà di un altro a quella di Allah, per esempio, temere più le altre persone che Allah o sentire un legame più forte per una creatura, sono esempi di idolatria descritti nel Corano.
Appare chiaro quindi che l’idolatria costituisce una diversione del sentimento d’amore per Allah in favore di altre creature. La forte affezione agli idoli è così spiegata nel Corano:
E fra gli uomini vi sono coloro che attribuiscono ad Allah degli uguali e li amano come amano Allah. Ma coloro che credono hanno per Allah un amore ben più grande. Se gli empi potessero vedere, [come] quando vedranno il castigo, che tutta la forza è di Allah, e che Allah è implacabile nel castigo! (Al Baqara, 165)
Questo versetto mostra chiaramente come "l’amore" rivolto a persone che non lo meritano costituisce la base della "adorazione di altri che Allah" così come dell’idolatria. A differenza dei credenti, i miscredenti non riusciranno mai a mantenere un’intima relazione con il loro Creatore. Proveranno amore unicamente per se stessi o per gli altri o per entrambi e lo condivideranno con i loro padri, i loro figli, i loro fratelli, le loro spose, i loro mariti, i loro padroni, con le persone che li circondano, e così di seguito. Allo stesso modo, proveranno un attaccamento per creature inanimate, o piuttosto per concetti come il denaro, i beni terreni, le case, le automobili, lo status, il prestigio, ecc.
Gli attributi di superiorità e di onorabilità di tutte le creature animate non sono che riflessi degli attributi infiniti di Allah. A Lui solo pertengono queste qualità ed è quindi l’Unico degno di lealtà, devozione e amore. Provare un attaccamento verso una cosa o verso una creatura che sia altri che Allah significa allora attribuirGli degli associati.
In un altro versetto, il Profeta Abramo (as) afferma che i miscredenti hanno scelto di abbandonare Allah e di rafforzare i vincoli con i loro idoli:
Disse: «Invero non avete adottato gli idoli all'infuori di Allah se non per amore reciproco in questo mondo. Poi, nel Giorno della Resurrezione gli uni disconosceranno gli altri e gli uni malediranno gli altri; vostra dimora sarà il fuoco e non avrete chi vi soccorrerà». (Al ‘Ankabût , 25)
La passione per le donne è l’esempio più evidente di associazione ad Allah in termini di amore. E la donna in questione può essere chiunque: una sposa, un’amica o una donna per la quale si provino sentimenti platonici. Di conseguenza, se l’amore che si prova per una donna distoglie l’uomo da Allah, la rende ai suoi occhi uguale o superiore ad Lui, allora ciò significa palesemente “attribuirGli degli associati”. Tale mentalità, seppure considerata come innocente dalla società in generale, merita tuttavia severi castighi alla presenza di Allah:
Invocano femmine all'infuori di Lui. Non invocano altro che Satana il ribelle. (An-Nisâ', 117)
Questo punto di vista è parimenti vero per le donne. Questo tipo d’amore, inaccettabile alla presenza di Allah, è tuttavia incoraggiato nella nostra società moderna con gli “innocenti” termini di “amore”, “romanticismo” o “appuntamento”. L’indottrinamento del romanticismo – rivolto specialmente ai giovani - produce effetti devastanti sulle nuove generazioni. Ciò costituisce senz’altro un grande ostacolo per un sano sviluppo dello spirito e della coscienza dei giovani. Come risultato di questo indottrinamento, appaiono generazioni prive di comprensione. In tali circostanze, i membri della società vivono nella totale inconsapevolezza del proposito della loro esistenza sulla terra, dei doveri della loro religione e della fede. Queste persone si aggrappano semplicemente a un sistema di vita fondato sull’ignoranza e conducono le loro vite senza conoscere che cosa veramente significhino l’amore e il timore di Allah.
Un’altra ragione tale da indurre alcuni a cadere nello shirk è la paura. Proprio come nel caso dell’amore, si dovrebbe provare timore solo per Allah. Chi prova o mostra paura delle creature, gli attribuisce semplicemente un potere individuale, il che è idolatria, pura e semplice. Allah ha detto:
Allah dice: «Non adottate due divinità. In verità Egli è il Dio Unico, TemeteMi dunque». A Lui appartiene tutto ciò che c'è nei cieli e sulla terra, a Lui spetta il culto sempiterno. Temerete altri che Allah? (An Nahl, 51-52)
I miscredenti provano un gran timore delle altre persone, come è narrato nel Corano:
...Quando fu loro ordinato di combattere, ecco che una parte di loro fu presa da un timore per gli uomini, come timore di Allah o ancora maggiore, e dissero: "O Signor nostro, perché ci hai ordinato la lotta? Se potessi rinviarci il termine!... (An-Nisa, 77)
Oltre all’amore e al timore, esistono altri sentimenti tali da indurre l’uomo all’idolatria.
Il fondamento dell’idolatria risiede nel preferire una persona o una cosa ad Allah. Per esempio, preferire l’approvazione di qualcuno in luogo di quella di Allah, temere o amare qualcuno come si dovrebbe temere o amare unicamente Lui... Oppure fare per un idolo ciò che non si fa per Allah, o compiere un sacrificio senza mirare alla Sua approvazione.
Una volta esposti tali concetti, sarebbe certamente un’interpretazione superficiale considerare l’idolatria come semplice adorazione di statue. Ciò è indubbiamente un argomento di cui si avvalgono i miscredenti per giustificare la loro posizione. Secondo costoro, l’idolatria sarebbe giunta a un epilogo allorché gli idoli della Ka’ba furono distrutti all’epoca della diffusione del messaggio dell’Islam. Se ciò fosse vero, allora le centinaia di versetti che ammoniscono i credenti contro l’idolatria, di cui forniscono una dettagliata spiegazione, non riguarderebbero che qualche tribù primitiva della nostra epoca – un giudizio questo in netta contraddizione con l’essenza del Corano, il quale ci dice – e la sua parola prevarrà sino al Giorno della resurrezione – che, in ogni epoca, i pagani hanno vissuto fianco a fianco con i credenti:
Ritornate a Lui, temeteLo, assolvete all'orazione e non siate associatori. E neppure [siate tra] coloro che hanno scisso la loro religione e hanno formato sette, ognuna delle quali è tronfia di quello che afferma. (Ar-Rum, 31-32).
Come suggerito da questo versetto, una delle caratteristiche più significative delle società politeiste è l’approccio alla vera religione; queste rigettano infatti alcuni comandamenti della religione rivelata da Allah creando in tal modo delle divisioni. I membri di queste sètte pretendono poi di essere nel giusto e lottano quindi gli uni con gli altri. Si deve, tuttavia, ricordare che anche la pur minima deviazione dal Corano può considerarsi un’aggiunta o un’alterazione a ciò che Allah ha rivelato, e dunque un fonte di politeismo.
Invero a te e a coloro che ti precedettero è stato rivelato: «Se attribuirai associati [ad Allah], saranno vane le opere tue e sarai tra i perdenti». (Az-Zumar, 65).
E attribuiscono ad Allah una parte di quello che Lui ha prodotto dai campi e dai greggi, e dicono: «Questo per Allah - secondo le loro pretese- e questo per i nostri soci». Ma quello che è per gli dei non giunge ad Allah e invece quello che è per Allah giunge ai loro dei. Quale sciagurato giudizio! (Al-An'âm, 136)
Per quanto un credente possa commettere diversi peccati, non permetterà mai che nasca e in lui un sentimento di rivolta o di ribellione nei confronti di Allah. Ciò che rende l’idolatria differente dagli altri peccati, e in contrasto con essi, è il fatto di associare un altro dio ad Allah e di inventare così menzogne contro di Lui. per questa ragione l’idolatria costituisce il peccato più grave. È, in un certo senso, una prova di irriverenza verso il Creatore.
Di conseguenza, Allah menziona nella Surat An-Nisâ’’ che perdonerà tutti i peccati ad eccezione dell’idolatria:
In verità Allah non perdona che Gli si associ alcunché; ma, all'infuori di ciò, perdona chi vuole. Ma chi attribuisce consimili a Allah, commette un peccato immenso. (An-Nisa’, 48)
No! Allah non perdona che Gli si associ alcunché. Oltre a ciò, perdona chi vuole. Ma chi attribuisce consimili ad Allah, si perde lontano nella perdizione. (An-Nisâ’, 116)
Pertanto, in numerosi versetti del Corano, Allah ammonisce i credenti contro l’idolatria e li scoraggia da questo abominevole peccato. Il Corano dice dell’idolatria :
O voi che credete, i politeisti sono impurità … (At-Tawba, 28)
Siate sinceri nei confronti di Allah e non associateGli alcunché. Chi attribuisce consimili ad Allah è come se fosse precipitato dal cielo, preda di uccelli o del vento che lo scaglia in un luogo lontano. (Al Hajj, 31)
Rivolgi il tuo volto alla religione come puro monoteista, natura originaria che Allah ha connaturato agli uomini; non c'è cambiamento nella creazione di Allah. Ecco la vera religione, ma la maggior parte degli uomini non sa. Ritornate a Lui, temeteLo, assolvete all'orazione e non siate associatori. (Ar-Rum, 30-31)
E [ricorda] quando Luqmân disse a suo figlio: «Figlio mio, non attribuire ad Allah associati. Attribuirgli associati è un'enorme ingiustizia». (Luqman 13)
Di': «Non sono altro che un uomo come voi. Mi è stato rivelato che il vostro Dio è un Dio Unico. Chi spera di incontrare il suo Signore compia il bene e nell'adorazione non associ alcuno al suo Signore». (Al Kahf, 110)
Nessuna cosa, vivente o non vivente, che i pagani associano ad Allah possiede alcun attributo divino.
Allah afferma nel Corano che questi associati non possono né nuocere, né beneficare (Yûnus, 18), né creare alcunchè (Yûnus, 34; Al-Araf, 191), così come non possono soccorrere né se stessi né gli altri (Al-Araf, 192), né possono guidare sul retto cammino (Yûnus, 35). Nonostante la loro inerente debolezza, i pagani hanno costituito questi “associati” come idoli. La ragione principale di tale atteggiamento è il fatto che Allah conferisce alcuni dei Suoi attributi a questi esseri.
L’autorità, la sovranità, l’onore e la prosperità che una persona possiede, per esempio, in verità appartengono ad Allah. Come prova, Allah attribuisce alcuni dei Suoi attributi a determinate persone in questa vita. Attribuire tutto il potere, i beni ecc. alla personalità di qualcuno, mostrando quindi timore di lui, equivale ad associare altri ad Allah. Costui non è né un essere divino, né qualcuno che possiede la capacità di ottenere qualcosa autonomamente. A questo punto, è quasi superfluo osservare che non si tratta di altro che di esseri immaginari creati nella propria mente. Ciò è descritto nel Corano in questi termini:
Certamente appartiene ad Allah tutto ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra. Cosa seguono coloro che invocano consoci all'infuori di Allah? Non inseguono che vane congetture, e non fanno che supposizioni. (Yûnus, 66)
Una persona che adori altri al di fuori di Allah finirà per rammaricarsi del proprio errore nel momento in cui vedrà che tali associati non possiedono alcun genere di virtù. Questi associati, che furono anteposti ad Allah in questa vita, li condurranno a un immenso patimento nell’altra vita. Sono parimenti la ragione principale per la quale i miscredenti hanno preso Allah, l’Unico a possedere la forza, l’onore e la gloria, e l’Unico Protettore cui rivolgersi, come loro nemico. La loro sorte nel Giorno del giudizio è descritta in questi versetti:
Il Giorno in cui li raduneremo tutti, diremo ai politeisti: «State in disparte, voi e i vostri soci», e li separemo gli uni dagli altri. Diranno i loro soci: «Non adoravate certamente noi! Ci sia Allah sufficiente testimone che non ci siamo mai curati della vostra adorazione». Colà ogni anima subirà [le conseguenze di] quello che già fece. E saranno ricondotti ad Allah, il loro vero Padrone, mentre ciò che avevano inventato li abbandonerà. (Yûnus, 28-30)
Sarà detto loro: «Dove sono coloro che avete associato [nel culto] all'infuori di Allah?». Risponderanno: «Si sono allontanati da noi: anzi, non invocavamo altro che il nulla!». Così Allah svia i miscredenti. (Al Al-Ghâfir, 73-74)
Nel Corano è così descritta la fine dei pagani:
Poi, quando videro la Nostra severità, gridarono: «Crediamo in Allah, l'Unico, e rinneghiamo coloro che [Gli] avevamo associato». Ma la loro [tardiva] fede non fu loro di nessuna utilità, dopo che ebbero visto la Nostra severità. Questa è la consuetudine di Allah nei confronti dei Suoi servi. Saranno perduti i miscredenti!. (Al Al-Ghâfir, 84-85)
L’oppressione (Fitnah)
Come in italiano e in ogni altra lingua, anche in arabo alcune parole possiedono diverse connotazioni.
La parola fitnah, l’equivalente di “oppressione”, ha in arabo diversi significati.
Fitnah è originariamente il procedimento in virtù del quale l’oro viene purificato degli altri elementi. Questa parola, tuttavia, come utilizzata nel Corano, indica le prove attraverso le quali i credenti vengono separati dai miscredenti e dagli ipocriti. Queste prove possiedono un carattere comune: possono essere per qualcuno una fonte di perdizione. Riassumendo, il fatto che qualcuno possa sia essere guidato sul vero cammino che traviato durante queste prove, dipende interamente dall’atteggiamento che questi assume di fronte alla religione. La preghiera del Profeta Mosè (la pace su di lui) è rivolta a questo genere di fitnah:
Mosè scelse settanta uomini del suo popolo per il Nostro luogo di convegno. Dopo che li colse il cataclisma, disse: «O Signore, se Tu avessi voluto, già li avresti distrutti in precedenza e me con loro. Ci distruggerai per ciò che hanno commesso gli stolti della nostra gente? Questa non è se non una prova da parte Tua, con la quale svii chi vuoi e guidi chi vuoi. Tu sei il nostro Patrono, perdonaci e usaci misericordia. Tu sei il migliore dei perdonatori». (Al-A’râf, 155).
In numerosi versetti si dice che questo mondo è un luogo di prove e che gli uomini saranno certamente esaminati in relazione alla loro fede:
Gli uomini credono che li si lascerà dire: «Noi crediamo» senza metterli alla prova? Già mettemmo alla prova coloro che li precedettero. Allah conosce perfettamente coloro che dicono la verità e conosce perfettamente i bugiardi. (Al ‘Ankabût, 1-3)
In un altro versetto, è spiegato che queste prove sono di due tipi:
Ogni anima gusterà la morte. Vi sottoporremo alla tentazione con il male e con il bene e poi a Noi sarete ricondotti. (Al-Anbiyâ', 35)
Il conformarsi ai comandamenti di Allah, pur possedendo beni cospicui e vivendo al riparo dai bisogni, è un mezzo per avvicinarsi ad Allah. Per contro, se non si dispensano i propri beni al fine di ottenere il compiacimento di Allah, questi rischiano di divenire causa di smarrimento. In tal modo, si fallisce in questa prova e "si soffre una perdita manifesta " nell’altra vita.
Allo stesso modo, un turbamento, una difficoltà, una malattia o la perdita della propria casa o della propria famiglia, possono essere citati come esempi di prove che si possono incontrare. La reazione di fronte a queste prove rivela quindi i veri credenti. Nessun mutamento interviene nell’atteggiamento di un credente allorché deve affrontare queste prove. La ribellione, la disperazione o l’angoscia provate di fronte alle prove indicano una debolezza nella fede.
Un credente è sempre consapevole del fatto che ogni incidente avviene per Volere di Allah. In tal modo, ripone tutta la fiducia in Lui ed è così in grado di affrontare anche i turbamenti più gravi con maturità. La perdita di un bene qualsiasi non reca afflizione quando si è capaci di impedire alle passioni mondane di prendere il controllo. Il credente sa che, adottando questo atteggiamento, potrà compiacere ad Allah.
Certi incidenti sono creati in modo speciale da Allah per rivelare l’atteggiamento dei miscredenti, come riferito in alcuni versetti del Corano:
Li abbiamo messi alla prova così, gli uni con gli altri, affinché dicano: «Sono questi coloro fra noi che Allah ha favorito?». Allah conosce meglio di ogni altro coloro che [Gli] sono grati. (Al Anâ’m, 53)
Un altro versetto simile:
Non inviammo prima di te nessun messaggero e nessun profeta senza che Satana si intromettesse nella sua recitazione. Ma Allah abroga quello che Satana suggerisce. Allah conferma i Suoi segni. Allah è sapiente, saggio. [Allah] fa sì che i suggerimenti di Satana siano una tentazione per coloro che hanno una malattia nel cuore, per coloro che hanno i cuori induriti. In verità gli ingiusti sono immersi nella discordia. (Al Hajj, 52-53).
Nel versetto che segue si dice che in alcuni casi i beni materiali sono concessi alle persone al fine di metterle alla prova:
Non volgere lo sguardo ai beni effimeri che abbiamo concesso ad alcuni di loro per metterli alla prova. Il compenso del tuo Signore è certamente migliore e più duraturo! (Ta Ha, 131)
Più che per mettere alla prova la fede, queste tribolazioni sono state create allo scopo di verificare la ribellione di alcune persone, così come per metterne a nudo la vera natura, come spiegato nel versetto seguente:
Non ti stupiscano i loro beni e i loro figli. Allah con quelli vuole castigarli in questa vita terrena e far sí che periscano penosamente nella miscredenza. (At Tawbah, 55)
Allah afferma nel Corano di avere sviato alcune persone:
Non ha visto quello che assume a divinità le sue passioni? Allah scientemente lo allontana, suggella il suo udito e il suo cuore e stende un velo sui suoi occhi. Chi lo potrà dirigere dopo che Allah [lo ha sviato]? Non rifletterete dunque? (Al-Jâthiya, 23)
Non vi è alcun ricorso per coloro che Allah ha sviato:
Perché vi siete divisi in due fazioni a proposito degli ipocriti ? Allah li ha respinti per quello che si sono meritati. Volete forse guidare coloro che Allah ha allontanato? A chi viene allontanato da Allah, non potrai trovare una via. (An-Nisâ’, 88)
La fitnah come deviazione
Sulla base di quanto detto, è noto che, in certi casi e in situazioni determinate, la fitnah può indurre le persone a smarrirsi. Il Corano ricorda frequentemente le storie di quei popoli che nel passato si smarrirono. Per esempio, approfittando dell’assenza temporanea di Mosè (la pace su di lui), il suo popolo seguì Samiri, il quale adorava la statua di un vitello che lui stesso aveva fabbricato. Secondo il Corano, quest’ultimo li aveva “traviati”:
Disse: «In tua assenza abbiamo tentato la tua gente e il Sâmirî li ha traviati». (Tâ-Hâ, 85)
... e ne ha tratto un vitello dal corpo mugghiante». E [tutti] dissero: «È il vostro dio, il dio di Mosè. [Mosè] ha dimenticato [di informarvene]!». Che? Non vedevano che quello non poteva rispondere e non poteva apportar loro né danno né giovamento? Già Aronne li aveva avvertiti: «O popol mio, siete caduti nella tentazione! Il Compassionevole è veramente il vostro Signore. Seguitemi allora e obbedite ai miei ordini». (Tâ-Hâ, 88-90)
Un altro versetto conferma il fatto che la fitnah è causa di fuorviamento per gli imprudenti:
Vedrai, e pure loro vedranno chi di voi ha perso la ragione. Il tuo Signore ben conosce chi si allontana dalla Sua via e ben conosce coloro che seguono la retta via. (Al Qalam, 5-7)
La fitnah in quanto prova
Adottare un atteggiamento positivo nel momento di una fitnah è un mezzo per avvicinarsi ad Allah. La fitnah è certamente un mezzo in virtù del quale un credente può dimostrare la propria perseveranza e la propria dedizione ad Allah, acquisendo inoltre una maturità personale ai Suoi occhi.
Per esempio, una guerra incondizionata è un momento di grande prova. Indipendentemente dalle circostanze, i credenti, e solo i credenti, mostrano l’attitudine descritta nel Corano:
Quando i credenti videro i coalizzati, dissero: «Ciò è quanto Allah e il Suo Messaggero ci avevano promesso: Allah e il Suo Messaggero hanno detto la verità». E ciò non fece che accrescere la loro fede e la loro sottomissione. (Al-Ahzab, 22)
Dicevano loro: "Si sono riuniti contro di voi, temeteli". Ma questo accrebbe la loro fede e dissero: "Allah ci basterà, è il Migliore dei protettori". (Âl 'Imrân, 173)
Per quanto dura possa essere una prova, i credenti si comportano sempre in modo tale da meritare il compiacimento di Allah.
Ciò che appare buono e positivo per i credenti può essere causa di smarrimento per i miscredenti. I versetti seguenti indicano un’altra prova, una prova relativa al numero degli angeli nell’Inferno. Ciò che diviene oggetto di smarrimento per i miscredenti, può costituire una buona notizia per i credenti e pertanto un mezzo volto a fortificare la loro fede.
Gli stanno a guardia diciannove [angeli]. Non ponemmo che angeli a guardia del fuoco, fissando il loro numero solo per tentare i miscredenti affinché credessero con fermezza quelli cui è stato dato il Libro e aumentasse la fede dei credenti e non dubitassero coloro cui è stata data la Scrittura e i credenti, e affinché coloro che hanno morbo nel cuore e i miscredenti dicessero: “Cosa vuol significare Allah con questa metafora?”. È così che Allah travia chi vuole e guida chi vuole. Non conosce le truppe del tuo Signore altri che Lui. (Al Mudatthir, 30-31)
Lo sforzo intrapreso per indurre le persone alla fitnah
Alcune persone concentrano tutti i loro sforzi al fine di far deviare i credenti. Il loro obiettivo principale è di indurli ad adottare i loro credi e i loro modi di pensare irrazionali. Il Corano ci informa che, nel corso della storia, sono sempre stati portati simili attacchi a tutti i credenti, allo scopo di minare la loro devozione ai comndamenti definiti nel Corano. Allah afferma che i credenti cadrebbero in una fitnah, qualora si conformassero a questo piano.
Intendevano infatti sviarti da ciò che ti abbiamo rivelato, nella speranza che Ci attribuissi, inventandolo, altro che questo [Corano]. E allora ti avrebbero preso come amico. (Al Isrâ', 73)
Giudica dunque tra di loro secondo quello che Allah ha rivelato e non indulgere alle loro passioni. Bada che non cerchino di allontanarti da una parte di quello che Allah ha fatto scendere su di te. Se poi ti volgon le spalle, sappi che Allah vuole colpirli per alcuni dei loro peccati. Invero molti uomini sono perversi. (Al-Mâ’ida, 49)
In verità né voi, né ciò che adorate, potreste tentare [nessuno], se non chi sarà bruciato nella Fornace. (As-Sâffât, 161-163)
Causare fitnah
Nei versetti 191 e 217 di Surat Al-Baqara, Allah dichiara che la fitnah è "peggiore dell’omicidio". Per avere una miglior comprensione della fitnah in quanto delitto, sarà utile esaminare il caso dell’ "uccisione di un uomo", come descritto nel Corano:
Chi uccide intenzionalmente un credente, avrà il compenso dell'Inferno, dove rimarrà in perpetuo. Su di lui la collera e la maledizione di Allah e gli sarà preparato atroce castigo. (An-Nisâ’, 93)
In questo caso fitnah ha un significato diverso da quello di prova. È utilizzato per tutte quelle azioni che risultano fuorvianti per l’uomo.
Il Corano fa specifico riferimento agli ipocriti come fonte di fitnah. Allah informa che gli ipocriti praticano diverse forme di fitnah; tentano fondamentalmente di impedire ai credenti di prendere parte alla guerra, fomentano complotti contro i messaggeri e i credenti, o tentano di fargli perdere il loro senso di responsabilità.
Gli ipocriti interpretano falsamente i versetti, o piuttosto ne deformano l’interpretazione e si conformano unicamente a quelli che tornano a loro vantaggio. I credenti, al contrario, assumono un atteggiamento totalmente differente; dimostrano completa sottomissione di fronte a qualsiasi circostanza.
È Lui che ha fatto scendere il Libro su di te. Esso contiene versetti espliciti , che sono la Madre del Libro, e altri che si prestano ad interpretazioni diverse. Coloro che hanno una malattia nel cuore, che cercano la discordia e la [scorretta] interpretazione, seguono quello che è allegorico, mentre solo Allah ne conosce il significato. Coloro che sono radicati nella scienza dicono: " Noi crediamo: tutto viene dal nostro Signore". Ma i soli a ricordarsene sempre sono i dotati di intelletto. (Al-Imran, 7)
La principale caratteristica degli ipocriti è la loro indulgenza nella fitnah. In arabo, "ipocrita" si dice munafik che significa "colui che suscita una divisione". Dividere i credenti è una fitnah così come un grave peccato. Alcuni versetti nel Corano affermano che gli ipocriti tentano di seminare la fitnah fra i credenti.
Se fossero usciti con voi, vi avrebbero solo danneggiato, correndo qua e là e seminando zizzania, ché certo tra voi avrebbero trovato chi li avrebbe ascoltati. Ma Allah ben conosce gli ingiusti. (At Tawbah, 47)
Se fosse stata fatta un'incursione dai limiti esterni [della città] e se fosse stato chiesto loro di abiurare, lo avrebbero fatto senza indugio. (Al Ahzâb, 14)
Già prima fomentavano ribellione ostacolando i tuoi progetti, finché venne la verità e trionfò il decreto di Allah, nonostante la loro avversione. (At-Tawbah, 48)
Anche se i loro piani contro il Messaggero di Allah e i credenti fossero rivelati ai credenti, gli ipocriti tenterebero di convincerli della loro innocenza, tentando di minimizzare il loro tradimento riducendolo a qualcosa di insignificante. Provano un grande timore dei credenti e del castigo, e si comportano quindi come se non avessero mai commesso alcun reato. Chiedono inoltre ai credenti di non essere considerati come gli altri ipocriti e di poter mantenere le loro relazioni.
Fra di loro vi è chi dice: «Dispensami dalla lotta, non mettermi alla prova» . Che? Non sono già stati messi alla prova? In verità l'Inferno circonderà i miscredenti. (At Tawbah, 49)
Questo versetto sostiene che gli ipocriti sono mentitori e implicati nella fitnah, come tutti gli altri. Allah ammonisce i credenti di non lasciarsi ingannare dai loro imbrogli.
In definitiva, i miscredenti e gli ipocriti dovranno sopportare i più grandi tormenti nell’Inferno per la fitnah che avranno causato.
[sarà detto loro]: “Gustate la vostra prova! Ecco quello che volevate affrettare!”. (Adh Dhâriyât, 14)
Le discussioni fra i credenti: una fonte di fitnah
L’oppressione prevale sulla terra se i credenti non si proteggono l’un l’altro. Ciò è ribadito nel versetto che segue:
I miscredenti sono alleati gli uni degli altri. Se non agirete in questo modo, ci saranno disordine e grande corruzione sulla terra. (Al Anfâl, 73)
I credenti si comportano con cautela, tentando di non essere coinvolti in alcuna situazione suscettibile di ingenerare oppressione. Certi atteggiamenti e comportamenti, per quanto involontari, possono tuttavia ingenerare tale ingiustizia. Come menzionato nei versetti precedenti, anche il fatto di non aiutarsi reciprocamente o di permettere che sorgano discussioni fra i credenti può essere una fonte di oppressione, nel qual caso la responsabilità incomberà sui credenti. I veri credenti, dovranno pertanto prestare attenzione al loro mutuo benessere, cura e protezione.
I fattori della fitnah
Nel Corano, Allah, il Creatore dell’uomo, spiega in maniera approfondita il modo in cui si deve condurre la propria vita. Qualora si perseguano i propri desideri mondani, è assai probabile che si considerino, insieme alle proprie ambizioni, come più importanti del compiacimento di Allah. In tale spirito, si rischia certamente di dar prova di noncuranza verso Allah e verso i benefici dell’Islam. Pertanto, si devono osservare con cautela i limiti che Allah ha posto.
Allah ricorda costantemente all’uomo che questo mondo è una residenza temporanea e un luogo in cui essere provati. Malgrado ciò, le persone persistono nel considerarlo come una residenza eterna e si distolgono dall’altra vita.
Chiunque rifiuti di considerare il Corano come una guida, nutrirà certamente ambizioni in questo mondo. Rischia quindi di patire grandi sofferenze per ogni incombenza quotidiana. I beni e i figli sono parimenti citati come fitnah nel versetto che segue:
I vostri beni e i vostri figli non sono altro che tentazione, mentre presso Allah c'è ricompensa immensa. (At-Taghâbun, 15)
L’uso della parola "tentazione" è certo sorprendente, per quanto la parola “fitnah” abbia diverse connotazioni in Arabo. Pretendendo di non comprendere quale sia la vera finalità dell’uomo in questa vita, le persone si lasciano generalmente guidare da scopi illusori che prendono per “leggi di questo mondo”. In seguito all’indottrinamento da parte di una società ignorante, la gente crede che il matrimonio, il possesso di figli e di beni sia una legge immutabile di questa vita terrena. I più sono interessati in sposarsi, accumulare beni e avere figli, restando però indifferenti ai comandamenti di Allah e all’osservanza dei Suoi limiti.
Il criterio che crea il bisogno di avere dei figli è anche descritto nel Corano. Per cui, non si dovrà agire con questa intenzione semplicemente per costume, ma al fine di conseguire la soddisfazione di Allah. L’invocazione della moglie del Profeta Imran (che la pace sia con lui) ne è un esempio:
Quando la moglie di 'Imrân disse: "Mio Signore, ho consacrato a Te e solo a Te quello che è nel mio ventre. Accettalo da parte mia. In verità Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce!". (Al-Imran, 35)
Il Corano riporta simili preghiere dei Profeti e indica ai credenti il vero cammino:
Zaccaria allora si rivolse al suo Signore e disse: "O Signor mio, concedimi da parte Tua una buona discendenza. In verità Tu sei Colui che ascolta l'invocazione". (Al-Imran, 38)
La preghiera di Abramo (che la pace sia con lui):
O Signor nostro, fai di noi dei musulmani e della nostra discendenza una comunità musulmana. Mostraci i riti e accetta il nostro pentimento. In verità Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso! (Al-Baqara, 128)
Anche i beni possono permettere all’uomo di beneficiare della misericordia di Allah e della salvezza eterna, a condizione che siano stati utilizzati per la causa di Allah e nell’interesse della religione. In caso contrario, saranno una fitnah.
L’attitudine del Profeta Salomone nei confronti dei beni materiali costituisce un esempio per tutti i credenti. In luogo di evitare le ricchezze, i credenti le considerano come strumenti per ricordare la parola di Allah. La condotta di Suleyman è descritta nei seguenti versetti:
Una sera, dopo che gli furono esibiti alcuni magnifici cavalli, ritti su tre zampe, disse: «In verità ho amato i beni [terreni] più che il Ricordo del mio Signore, finché non sparì [il sole] dietro il velo [della notte]. Riconduceteli a me». E iniziò a tagliar loro i garretti e i colli. (Sad, 31-33)
In relazione alle ricchezze e ai figli, il Corano dispensa altri avvertimenti ai credenti. Una vigilanza costante è essenziale al fine di evitare questa fitnah, come rivelato nei versetti seguenti:
O credenti, non vi distraggano dal ricordo di Allah i vostri beni e i vostri figli. Quelli che faranno ciò saranno i perdenti. (Al Munâfiqûn, 9)
Le ricchezze e i figli non assicurano assolutamente la salvezza, a meno che non siano ottenuti per compiacere ad Allah:
I loro beni e la loro progenie non gioveranno loro in alcun modo contro Allah. Sono i compagni del Fuoco, in cui rimarranno in perpetuo. (Al Mujâdalah, 17)
Oppressione, tortura e prostrazione
L’oppressione, la tortura e l’assillamento sono parimenti citati nel Corano come delle fitnah.
Nessuno credette in Mosé, eccetto alcuni giovani della sua gente , temendo che Faraone e i loro notabili li mettessero alla prova . Era tiranno sulla terra Faraone, era uno dei trasgressori. (Yûnus, 83)
In verità coloro che perseguitano i credenti e le credenti e poi non se ne pentono, avranno il castigo dell'Inferno e il castigo dell'Incendio. (Al Burûj, 10)
Non rivolgetevi all'Inviato nello stesso modo in cui vi rivolgete gli uni agli altri. Allah ben conosce coloro che si defilano di nascosto. Coloro che si oppongono al suo comando stiano in guardia che non giunga loro una prova o non li colpisca un castigo doloroso. (An-Nur, 63)
Giudica dunque tra di loro secondo quello che Allah ha rivelato e non indulgere alle loro passioni. Bada che non cerchino di allontanarti da una parte di quello che Allah ha fatto scendere su di te. Se poi ti volgon le spalle, sappi che Allah vuole colpirli per alcuni dei loro peccati. Invero molti uomini sono perversi. (Al Mâ’idah, 49)
I credenti, nelle loro invocazioni – per proteggersi dall’oppressione dei miscredenti – utilizzano parimenti il termine fitnah (prova):
Dissero: «Ci affidiamo ad Allah. O Signor nostro, non fare di noi una tentazione per gli oppressori». (Yûnus, 85)
Signore, non fare di noi una tentazione per i miscredenti e perdonaci, o Signore! Tu sei l'Eccelso, il Saggio. (Al Mumtahana, 5)
Il Corano considera ugualmente le situazioni di angoscia, i disastri e le catastrofi come fitnah (prove):
Non si accorgono che ogni anno sono tentati una o due volte, quindi non si pentono e non si ricordano! (At Tawbah, 126)
 

I due aspetti dell’anima


L’anima (in arabo, nafs) quale abitualmente menzionata nel Corano, significa "ego" o "personalità".
Nel Corano, Allah definisce i due aspetti dell’anima: quella che ispira il male e le cattive azioni e l’altra, che protegge da ogni ingerenza maligna. Come appare evidente in Surat Ash-Shams:
Per l'anima e Ciò che l'ha formata armoniosamente ispirandole empietà e devozione. [Mostrandole il modo di distinguere la via del bene da quella del male] Ha successo invero chi la purifica, è perduto chi la corrompe. (Surat as Shams, 7-10)
Le informazioni relative all’anima che si trovano in questi versetti assumono rilevante importanza: nel processo di creazione dell’uomo, è Allah ad ispirare l’empietà nell’anima umana. Empietà, "fucur" in arabo, significa "distruggere i limiti della rettitudine". Come termine religioso, significa: "commettere un peccato, ribellarsi, mentire, disobbedire, trasgredire, commettere adulterio, corruzione morale …"
Oltre all’aspetto empio dell’anima, vediamo, da Surat As–Shams, che Allah ha ispirato nell’anima anche la coscienza, vale a dire il senso di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. Nella seconda parte del versetto apprendiamo che chi accetta con sincerità l’empietà della propria anima e la purifica grazie all’ispirazione di Allah, otterrà la salvezza per l’eternità, la quale è vera e certa e da cui deriva l’approvazione, la misericordia e il Paradiso. Quelli che, al contrario, non espellono l’empietà dalle loro anime, dovranno affrontare una destino terribile.
A questo punto, si può trarre un‘importante conclusione: ogni anima è segnata dall’empietà; il solo modo per purificarla è di accettare e osservare i limiti posti da Allah seguendo la Sua Sua guida.
Una delle più importanti differenze fra i credenti ed i non credenti risulta a questo punto chiara. Soltanto l’insegnamento del Corano consente una comprensione interiore dell’aspetto empio dell’anima e i mezzi per rimediarvi. Identificare il male dell’anima e purificarla sono gli aspetti della vera religione e dei Messaggeri che l’hanno comunicata.
Nel versetto 87 di Surat Al-Baqara, Allah si rivolge in questa maniera al popolo ebraico: "Ogniquavolta un messaggero vi portava qualcosa che vi spiaceva, vi gonfiavate d'orgoglio! Qualcuno di loro lo avete smentito e altri li avete uccisi."
Come questo versetto suggerisce, i miscredenti si sottomettono semplicemente al male delle loro anime giungendo così a sfidare costantemente la vera religione e i suoi messaggeri. Tali individui non riescono a preservare la loro anima dalla cupidigia, come lo si è visto in Surat Ash-Shams.
I credenti, al contrario, sono consapevoli dell’esistenza e dell’unicità di Allah. Lo temono e si preoccupano di osservare i limiti da Lui posti. Non si sottomettono al male della loro anima, non lo nascondono, ma lo rivelano e se ne proteggono secondo l’ispirazione divina. Le parole del Profeta Giuseppe (as) guidano i credenti a una condotta retta: "Non voglio assolvere me stesso! In verità l'anima è propensa al male, a meno che il mio Signore per la misericordia [non la preservi dal peccato]. In verità il mio Signore è perdonatore, misericordioso. (Surah Yûsuf, 53)
Sapendo che l’anima è continuamente propensa al male, un credente dovrà sempre essere consapevole e in guardia contro i misfatti in cui essa può facilmente rimanere coinvolta.
A questo punto, possiamo dire di avere compreso chiaramente il lato “empio” dell’anima. L’anima, tuttavia, è anche aperta alla rettitudine, in altre parole, all’ispirazione di Allah. Questa ispirazione induce a fare ritorno a sé stessi e impedisce all‘anima di soddisfare le sue cattive inclinazioni. A tale ispirazione, che conduce l’uomo alla rettitudine, a tale capacità di discriminare il vero e il falso, si fa comunemente riferimento con il termine di "coscienza".
La coscienza è una bussola infallibile interna all’animo umano, la quale invita continuamente al bene. In tal senso, la coscienza è, in un certo modo, la voce di Allah che risuona all’interno di noi stessi. Purché una persona l’ascolti e comprenda i principi fondamentali del Corano, procederà sempre sul retto cammino.
Finché un individuo seguirà la voce della propria coscienza, sarà un modello che manifesterà gli attributi di Allah nella sua persona. Allah è infinitamente compassionevole e misericordioso; chi si sottomette a Lui avrà misericordia degli altri. Allah è infinitamente intelligente, e così anche un credente che Lo serve sarà intelligente. Più si sentirà vicino ad Allah, più si sottometterà a Lui e più si purificherà alla Sua presenza:
Quelli che invece credono e compiono il bene sono i migliori di tutta la creazione. (Surat-al Bayyinah, 7)
La coscienza umana funziona in conformità ai comandamenti di Allah. I criteri della coscienza stabiliti nel Corano, tuttavia, sono del tutto differenti da quelli cui aderisce la società. Occuparsi dei cani abbandonati o fare la carità ad un mendicante sono esempi tipici che riflettono la mentalità propria della coscienza nella società. La coscienza di un credente, d’altro canto, esige una totale accettazione dei comandamenti e dei divieti contenuti nel Corano. Il credente coglierà e comprenderà inoltre i numerosi dettagli formulati in termini generali nel Corano seguendo la guida della sua coscienza.
Ad esempio, Allah comanda all’uomo di spendere ciò che eccede i suoi bisogni. Un individuo può determinare la natura dei suoi bisogni solo mediante la sua anima. Chi è privo di sensibilità, non è sicuramente in grado di determinare il giusto valore dei propri bisogni e non può così rispondere ai comandamenti di Allah nel modo migliore.
Nel corso della vita quotidiana, ci si confronta costantemente con situazioni che esigono una scelta. Una sola di queste scelte, tuttavia, si conforma al volere di Allah. I credenti sono responsabili di compiere la scelta idonea, seguendo l’ispirazione di Allah. È questo infatti ciò che si percepisce nel momento della scelta, la voce che guida al cammino retto. Solo successivamente, nella seconda fase, l’anima entra in scena, deviando verso alternative inaccettabili. È durante questa fase che l’anima accampa varie scuse per giustificare le opzioni errate. Il Corano fornisce numerosi esempi di tali “scusanti”.
I credenti dovrebbero sapere come fare fronte a tali mormorii, evitando di prestar loro alcuna attenzione, senza dargli ascolto, proseguendo semplicemente nella propria strada, ispirati dalla buona coscienza. Gli esempi che ci vengono offerti nel Corano riguardo alla coscienza dovrebbero indurre l’uomo ad una riflessione. Nel versetto seguente, si parla dello zelo di alcuni credenti per trovare i mezzi per lottare nel cammino di Allah:
Non saranno ritenuti colpevoli i deboli, i malati e coloro che non dispongono di mezzi, a condizione che siano sinceri con Allah e col Suo Messaggero: nessun rimprovero per coloro che fanno il bene. Allah è perdonatore, misericordioso. E neppure [avranno colpa] coloro che ti vengono a chiedere un mezzo di trasporto e ai quali rispondi: «Non trovo mezzi con cui trasportarvi», e che se ne vanno con le lacrime che scendono dai loro occhi, tristi di non avere risorse da impiegare [per la causa di Allah]. (Surat -at Tawbah, 91-92)
Battersi contro dei nemici implica ovviamente un pericolo. Chi decide di partecipare ad una guerra rischia naturalmente la sua vita la salute. Ciononostante, all’epoca del nostro Profeta (saas), i credenti mostravano un desiderio ardente di lottare nel cammino di Allah, tanto che il fatto di non riuscire a prendere parte ai combattimenti era causa di profonde sofferenze. Questo è certamente un sorprendente caso di coscienza così come definita nel Corano.
L’aspetto empio dell’anima non può sviare un credente all’improvviso. Essa incoraggia piuttosto la negligenza di quelle responsabilità che deve assumere per la causa di Allah. Avanzando delle scuse, l’anima tenta di distrarre la persona dall’osservanza dei limiti posti da Allah. L’influenza dell’anima diviene più intensa allorché si soggiace ai suoi desideri. Gli effetti di un tale atteggiamento possono risultare estremamente dannosi alla fede, tanto da poter condurre alla miscredenza. Quali che siano le circostanze, il credente deve conformarsi ai comandamenti di Allah e contenere costantemente i desideri e i capricci del suo ego. Del resto, Allah si rivolge così ai Suoi servitori:
Temete Allah per quello che potete, ascoltate, obbedite e siate generosi: ciò è un bene per voi stessi. Coloro che si saranno preservati dalla loro stessa avidità saranno quelli che prospereranno. (Surat-at Taghâbun, 16)
In questo versetto Allah comanda ai credenti di temerLo, di obbedirGli e di prestare ascolto alle Sue decisioni. Gli è inoltre richiesto di spendere per la Sua causa, dal momento che ciò gli permetterà di essere salvati dalla "loro stessa avidità" consentendogli quindi di raggiungere la vera prosperità. Un altro versetto dichiara:
E colui che avrà paventato di comparire davanti al suo Signore e avrà preservato l'animo suo dalle passioni, avrà invero il Giardino per rifugio. (Surat-an Nâzi’ât, 40-41)
Un’anima che si è purificata dai propri desideri egoistici, e che ha in tal modo conseguito il compiacimento di Allah e il Paradiso, è definita nel Corano "anima ormai acquietata".
“O anima ormai acquietata, ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta; entra tra i Miei servi, entra nel Mio Paradiso”. (Surat-al Fajr, 27-30)
Coloro che, al contrario, non purificano le loro anime e sono dunque destinati all’Inferno, saranno in preda al rimorso per ciò che avranno fatto. Il rimorso provato da miliardi di persone che hanno già vissuto sulla terra sarà tremendo da sopportare. Questa è una verità alla quale nessun miscredente potrà sfuggire. Questo giorno è reale, così reale che Allah invita a osservare l’"anima in preda al rimorso" dopo la resurrezione :
Lo giuro per il Giorno della Resurrezione, lo giuro per l'anima in preda al rimorso. (Surat-al Qiyamah, 1-2)
Coloro che assumono a divinità i loro vani desideri e le loro passioni
Nelle pagine precedenti, abbiamo analizzato i due aspetti dell’anima: quello che ispira il male e le azioni empie, e l’altro, che preserva da tale influenza. Nel Corano, la parola "hawa" è utilizzata per designare il lato empio dell’anima. È definita come “desiderio, passione, brama sessuale, lussuria e tutti quei fattori negativi interni che corrompono l’uomo”.
L’unica guida dei miscredenti è questo aspetto maligno e negativo dell’anima, chiamato hawa. Soddisfare i propri vani desideri e le passioni diviene un modo di vita per loro. Di conseguenza, tutte le loro facoltà mentali e tutti i loro sforzi si basano sulla gratificazione dei loro capricci. In tale stato, diviene praticamente impossibile per un miscredente comprendere gli insegnamenti della religione. Il Corano riferisce questo fatto:
Fra loro ci sono quelli che fanno finta di ascoltarti, ma, quando sono usciti dalla tua casa, dicono a coloro cui è stata data la scienza: « Che cosa ha detto poc'anzi?». Essi sono coloro cui Allah ha suggellato i cuori e che si abbandonano alle loro passioni.. (Surah Muhammad, 16)
Chi si sottomette alle cattive inclinazioni della propria anima farà ricorso a queste ogni volta che dovrà prendere una decisione. Per questi, i capricci ed i desideri diventano argomenti nella propria scelta fra il vero ed il falso. È parimenti una prova manifesta quella relativa al fatto che alcuni adorano la propria anima od in altre parole il proprio ego. Nel Corano, questo stato di fatto è definito "prendere la propria passione come fosse un dio" come lo vediamo nel versetto che segue:
Non ha visto quello che assume a divinità le sue passioni ? Allah scientemente lo allontana, suggella il suo udito e il suo cuore e stende un velo sui suoi occhi. Chi lo potrà dirigere dopo che Allah [lo ha sviato]? Non rifletterete dunque? (Surat-al Jâthiya, 23)
Nel Corano, chi si lascia guidare dalle proprie passioni e dai propri desideri, facendo mediante ciò prova di mancanza di vero intelletto, è considerato come "sordo e cieco". I credenti, al contrario, sono dotati di lungimiranza, per mezzo della quale sono in grado di distinguere il vero dal falso e parimenti sono dotati di intuizione che gli permette una chiara comprensione degli avvenimenti che si susseguono intorno a loro. Nel versetto che segue, le persone e le nazioni sprovviste di intelletto a causa del loro attaccamento alle proprie passioni, sono descritti in questo modo:
Di': «O Gente della Scrittura, non esagerate nella vostra religione. Non seguite le stesse passioni che seguirono coloro che si sono traviati e che hanno traviato molti altri, che hanno perduto la retta via. (Surat-al Mâ’idah, 77)
Perché non mangiate quello su cui è stato pronunciato il Nome di Allah quand'Egli vi ha ben spiegato quello che vi ha vietato, a parte i casi di forza maggiore? Molti traviano gli altri a causa delle loro passioni e della loro ignoranza. Il tuo Signore conosce i trasgressori meglio di chiunque altro. (Surat-al An’âm, 119)
O voi che credete, attenetevi alla giustizia e rendete testimonianza innanzi ad Allah, foss'anche contro voi stessi, i vostri genitori o i vostri parenti, si tratti di ricchi o di poveri! Allah è più vicino [di voi] agli uni e agli altri. Non abbandonatevi alle passioni, sì che possiate essere giusti. Se vi destreggerete o vi disinteresserete , ebbene Allah è ben informato di quello che fate. (Surat-an-Nisâ’, 135)
Gli ingiusti cedono invece alle loro passioni senza sapere. Chi può guidare colui che Allah allontana? Essi non avranno chi li soccorra. (Surat-ar-Rum, 29)
Se la verità fosse consona alle loro passioni, certamente si sarebbero corrotti i cieli e la terra e quelli che vi si trovano! No, abbiamo dato loro il Monito, ma essi se ne allontanano. (Surat-al Mu’minûn, 71)
E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verità, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione . Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta. Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi. Giudica dunque tra di loro secondo quello che Allah ha rivelato e non indulgere alle loro passioni. Bada che non cerchino di allontanarti da una parte di quello che Allah ha fatto scendere su di te. Se poi ti volgon le spalle, sappi che Allah vuole colpirli per alcuni dei loro peccati. Invero molti uomini sono perversi. (Surat-al-Mâ’ida, 48-49)
Il fatto di seguire le proprie passioni ed i propri vani desideri rende ciechi di fronte ai propri errori e purtroppo una persona del genere rischia di conoscere rapidamente un disastro eterno!
Lo spirito, la coscienza e l’anima
Il Corano ci informa che l’anima ha due aspetti: uno che ispira il male e le azioni malvagie, e l’altro che le previene. Quest’ultimo aspetto, vale a dire la coscienza, guida l’uomo sul cammino della rettitudine, come spiegato nel Corano. La coscienza ha la sua fonte nello spirito che Allah ha insufflato nell’uomo. In Sura As Sajda, Allah afferma in proposito:
Colui che ha perfezionato ogni cosa creata e dall'argilla ha dato inizio alla creazione dell'uomo, quindi ha tratto la sua discendenza da una goccia d'acqua insignificante; quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo Spirito. Vi ha dato l'udito, gli occhi e i cuori. Quanto poco siete riconoscenti! (Surat-as Sajda, 6-9)
Tutti i buoni attributi dell’uomo hanno origine da quest’anima che è ispirata da Allah. Se quest’anima non è del tutto occultata, è possibile, pur indulgendo ai desideri dell’anima inferiore, che alcuni dei superiori attributi di Allah emergano. La coscienza dell’uomo avanza concordemente con i comandamenti di Allah, come affermato nei due versetti seguenti di Surat Ar Rûm:
Gli ingiusti cedono invece alle loro passioni senza sapere. Chi può guidare colui che Allah allontana? Essi non avranno chi li soccorra. Rivolgi il tuo volto alla religione come puro monoteista , natura originaria che Allah ha connaturato agli uomini ; non c'è cambiamento nella creazione di Allah. Ecco la vera religione, ma la maggior parte degli uomini non sa. (Surat-ar Rûm , 29-30)
Secondo questi versetti, i miscredenti si perderanno seguendo le proprie brame. Quanto ai credenti, essi devono seguire la religione che Allah ha trasmesso all’uomo per mezzo della rivelazione. Questa religione propone uno stile di vita che meglio corrisponde alla natura dell’uomo ed alla sua coscienza la quale è, in realtà, lo spirito che Allah ha insufflato in ogni uomo.
Il cuore, la saggezza e l’intelligenza
Come abbiamo visto, ci sono due differenti aspetti nell’animo umano, uno che ispira il male e le azioni malvagie, e l’altro che le previene. La saggezza e la perdizione sono intimamente connesse a questi due volti dell’anima. Il Corano ci avverte che il seguire i propri desideri e le proprie passioni non è che una mancanza di saggezza, mentre l’adesione all’aspetto migliore dell’anima conduce alla saggezza.
Una persona che diviene schiava dell’invidia e dei desideri, abbandonando quindi il ricordo di Allah, perde facilmente contatto con la saggezza. Come dice il Corano, si tratta di "gente che non ragiona" (Al Hashr, 14). A prima vista, ciò può sembrare incomprensibile. La maggioranza delle persone crede, infatti, che ogni uomo sia dotato di saggezza e che questa non subisca alcun cambiamento restando costante ed identica, indifferentemente dai tempi e dalle circostanze. Vi è, tuttavia, una incomprensione dovuta all’uso intercambiabile dei concetti di intelligenza e di saggezza. Contrariamente all’opinione comune, l’intelligenza e la saggezza sono completamente diverse. Chiunque può essere intelligente mentre la saggezza è uno degli attributi di chi ha la fede.
Essendo consapevole che, seguendo l’aspetto malvagio della propria anima, l’uomo rischia di perdersi, quali possono essere i mezzi per acquisire la saggezza? La risposta è evidente: l’uomo raggiunge la saggezza allorché obbedisce alla sua coscienza la quale gli ispira i mezzi per proteggersi dai mali del proprio animo.
La saggezza, come descritta nel Corano, è uno stato spirituale che si prova nel più profondo dell’animo. In più di un versetto, si trovano dei riferimenti "ai cuori dotati di saggezza". In questo modo, possiamo pienamente comprendere che la vera saggezza differisce molto dall’intelligenza, la quale è una pura funzione del cervello. La saggezza risiede nel cuore dell’uomo, nel suo animo. Il Corano rivela che la saggezza si trova nel cuore, dal che si deduce che quanti sono sprovvisti di saggezza patiscono tale mancanza a causa dei loro cuori, i quali sono sono ciechi:
Non percorrono dunque la terra? Non hanno cuori per capire e orecchi per sentire? Ché in verità non sono gli occhi ad essere ciechi, ma sono ciechi i cuori nei loro petti. (Surat-al Hajj, 46)
In verità creammo molti dei démoni e molti degli uomini per l'Inferno: hanno cuori che non comprendono, occhi che non vedono e orecchi che non sentono, sono come bestiame, anzi ancor peggio. (Surat-al A’râf, 179)
Hanno preferito rimanere con [le donne] lasciate a casa. I loro cuori sono stati sigillati e non comprenderanno. (Surat-at Tawbah, 87)
Abbiamo avviluppato i loro cuori e nelle loro orecchie abbiamo posto un peso, affinché non possano comprenderlo . Quando menzioni nel Corano il tuo Signore, l'Unico, voltano le spalle con ripulsa.. (Surat-al Isrâ’, 46)
Nel Corano si vede che solo le persone che "possiedono un cuore" sono vigili e hanno fede.
In ciò vi è un monito per chi ha un cuore, per chi presta attenzione e testimonia. (Surah Qâf, 37)
La saggezza di cui parla il Corano è dunque direttamente connessa al cuore ed all’anima.
Un punto merita qui la nostra attenzione: la saggezza non è costante, ma varia. L’intelligenza, in quanto funzione del cervello, al contrario, non cambia, se non in caso di accidenti o di malattia mentale. Tutti possiedono un quoziente intellettivo costante. La saggezza, al contrario, può aumentare o diminuire a seconda della forza dell’anima ed del timore di Allah (taqwa). In questo modo, si dispone di un criterio in forza del quale è possibile distinguere il vero dal falso. Questo fenomeno, che è interamente metafisico, è rivelato all’uomo nel versetto che segue:
O voi che credete! Se temete Allah, vi concederà la capacità di distinguere [il bene dal male] , cancellerà le vostre colpe e vi perdonerà.
Allah è dotato di grazia immensa. (Surat-al ‘Anfâl, 29)
Chi non teme Allah è completamente privo di tale criterio che permette di discernere il vero dal falso. Una persona può essere molto intelligente, può essere un celebre fisico, un sociologo, o una qualcuno che si è "distinto" nella società. Può aver conseguito notevoli scoperte. Chiunque esso sia, se non possiede una vera coscienza, sarà parimenti privo di vero spirito e quindi dell’autentica saggezza. In qualità di scienziato, potrà aver scoperto i misteri del corpo umano, cionostante non avrà spirito e intelletto sufficienti per considerare l’esistenza del Creatore di quello stesso organismo. Piuttosto che esprimere il suo stupore dinanzi alla creazione e lodare il Creatore, si limiterà alla sua persona e loderà se stesso per tali scoperte. Questo scienziato è sicuramente uno che "assume a divinità le sue passioni, e che Allah scientemente allontana" (Surat-al-Jathiyya, 23).
Come menzionato nella Surat Ar–Ra’d, i credenti sono "coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Allah. In verità i cuori si rasserenano al Ricordo di Allah" (Surat-ar Ra’d, 28)
Lo stato dei cuori dei miscredenti, d’altra parte, è descritto nel versetto che segue:
Allah ha posto un sigillo sui loro cuori e sulle loro orecchie e sui loro occhi c'è un velo; avranno un castigo immenso. (Surat-al Baqara, 7)
... In quel giorno erano più vicini alla miscredenza che alla fede. Le loro bocche non dicevano quello che celavano nel cuore. Ma Allah conosce bene quello che nascondevano. (Surat-al ‘Imrân, 167)
Una persona intelligente può essere priva di intelletto e incapace di distinguere fra il vero ed il falso. Può aver conseguito un’invenzione geniale, può essere un ottimo uomo d’affari, o eccellere in politica, ciononostante può essere del tutto privo della facoltà che consente di distinguere il vero dal falso. E per quanto lo si ammonisca, resta comunque cieco e sordo al messaggio del Corano. Questa è una manifestazione evidente della sua mancanza di intelletto.
"I loro cuori sono stati sigillati e non comprenderanno" (Surat-at-Tawba, 87). Ciò costituisce un’importante affermazione nel Corano, la quale sottolinea l’importanza rivestita dal cuore ai fini della comprensione.
Il Corano dedica inoltre uno spazio considerevole all’analisi della relazione fra cuore e comprensione, la quale ritorna in termini diversi.
Allah si insinua tra l’uomo e il suo cuore
O voi che credete, rispondete ad Allah e al Suo Messaggero quando vi chiama a ciò che vi fa rivivere e sappiate che Allah si insinua tra l'uomo e il suo cuore e che sarete tutti radunati davanti a Lui. (Surat-al Anfâl, 24)
L’affetto tra i cuorsi
...instillando la solidarietà nei loro cuori. Se avessi speso tutto quello che c'è sulla terra, non avresti potuto unire i loro cuori; è Allah che ha destato la solidarietà tra loro . Allah è eccelso, saggio! (Surat-al Anfâl, 63)
Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso: quando eravate nemici è Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli. E quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, è Lui che vi ha salvati. Così Allah vi manifesta i segni Suoi affinché possiate guidarvi. (Surat-al ‘Imrân, 103)
La permeabilità dei cuori
E [ricordate] quando stringemmo il Patto con voi ed elevammo il Monte. "Tenetevi saldamente a quello che vi abbiamo dato ed ascoltate!", dissero: "Ascoltiamo ma disobbediamo". E i loro cuori, per la miscredenza, si abbeverarono al Vitello. Di' loro: "Quanto è spregevole quel che vi ordina la vostra credenza, se davvero credete! ". (Surat-al Baqara, 93)
La pietà dei cuori
Questo è quanto [vi stato è prescritto] e chi rispetta i sacri simboli di Allah sa che ciò scaturisce dal timore del cuore. (Surat-al Hajj, 32)
I cuori da conquistare
Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante. Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente. (Surat-at Tawbah, 60)
La soddisfazione dei cuori
Dicono i miscredenti: «Perché non è stato fatto scendere su di lui un segno da parte del suo Signore?». Rispondi: «In verità Allah allontana chi vuole e guida a Lui chi si converte, coloro che credono, che rasserenano i loro cuori al Ricordo di Allah. In verità i cuori si rasserenano al Ricordo di Allah». (Surat-ar Ra’d, 27-28)
Dissero: «Vogliamo mangiare da essa. Così i nostri cuori saranno rassicurati, sapremo che tu hai detto la verità e ne saremo testimoni». (Surat-al Mâ’idah, 113)
Coloro che [invece] hanno ricevuto la scienza sanno che questa è la Verità che viene dal tuo Signore, credono in essa e i loro cuori vi si sottomettono umilmente. In verità Allah dirige sulla retta via coloro che credono. (Surat-al Hajj, 54)
E Allah non ne fece altro che un annuncio di gioia per voi, affinché i vostri cuori si rassicurassero, poiché la vittoria non viene che da Allah, l'Eccelso, il Saggio. (Surat-al ‘Imrân,126)
I cuori si rafforzano
Ti raccontiamo tutte queste storie sui messaggeri, affinché il tuo cuore si rafforzi. In questa [sura] ti è giunta la verità insieme con un ammonimento ed un monito per i credenti. (Surah Hûd, 120)
Il vuoto nel cuore
E non credere che Allah sia disattento a quello che fanno gli iniqui. Concede loro una dilazione fino al Giorno in cui i loro sguardi saranno sbarrati. Verranno umiliati, la testa immobile, gli occhi fissi, il cuore smarrito. (Surah Ibrâhîm, 42-43)
Ispirare il terrore ispirato nei cuori dei miscredenti
Ben presto getteremo lo sgomento nei cuori dei miscredenti, perché hanno associato ad Allah esseri ai quali Egli non ha dato autorità alcuna. Il Fuoco sarà il loro rifugio. Sarà atroce l'asilo degli empi. (Surat-al‘Imrân,151)
Cuori pieni di disgusto e di orrore
Quando viene menzionato il Nome di Allah l'Unico, si crucciano i cuori di coloro che non credono nell'altra vita; quando invece vengono menzionati quelli [che essi adorano] all'infuori di Lui, ecco che se ne rallegrano. (Surat-az-Zûmar, 45)
L’inclinazione del cuore
...affinché i cuori di coloro che non credono all'altra vita, ne siano suggestionati, se ne compiacciano e commettano quello che devono commettere. (Surat-al An’âm, 113)
La causa della malinconia e del rimpianto dei cuori
O voi che credete, non siate come i miscredenti che, mentre i loro fratelli viaggiavano sulla terra o guerreggiavano, dissero: "Se fossero rimasti con noi non sarebbero morti, non sarebbero stati uccisi.". Allah ne voleva fare un [motivo di] rimpianto nei loro cuori. E' Allah che dà la vita e la morte.Allah osserva quello che fate. (Surat-al ‘Imrân,156)
Affermare quanto non si trova nel cuore
...e riconoscesse gli ipocriti. Quando fu detto loro: "Venite a combattere sul sentiero di Allah o [almeno] difendetevi!", dissero: "Vi seguiremmo certamente se sapessimo combattere!". In quel giorno erano più vicini alla miscredenza che alla fede. Le loro bocche non dicevano quello che celavano nel cuore. Ma Allah conosce bene quello che nascondevano. (Surat-al ‘Imrân, 167)
Conservare i segreti in fondo al cuore
Essi sono coloro di cui Allah bene conosce il cuore. Non badare a loro, solo esortali e di' loro qualcosa che tocchi le loro anime. (Surat-an Nisâ, 63)
Cuori strappati
L'edificio che hanno costruito non smetterà di essere un'inquietudine nei loro cuori , finché i loro cuori saranno strappati. Allah è sapiente, saggio. (Surat-at Tawba, 110)
La perdizione dei cuori
Signor nostro, non lasciare che i nostri cuori si perdano dopo che li hai guidati e concedici misericordia da parte Tua. In verità Tu sei Colui che dona. (Surat-al ‘Imrân, 8)
Allah si è volto [con favore] al Profeta, agli Emigrati e agli Ausiliari che lo seguirono nel momento della difficoltà . Dopo che i cuori di una parte di loro erano sul punto di perdersi, Egli accolse il loro pentimento: in verità Egli è dolce e misericordioso nei loro confronti. (Surat-at Tawba, 117)
Cuori simili
E quelli che non sanno nulla dicono: "Perché Allah non ci parla o perché non ci fa pervenire un segno divino?" Anche quelli che vennero prima di loro tennero simili discorsi. I loro cuori si assomigliano. Eppure abbiamo esposto con chiarezza i nostri segni a coloro che credono. (Surat-al Baqara, 118)
Cuori che rifiutano
Come [ci può essere un patto], quando hanno il sopravvento su di voi, non vi rispettano né per la parentela né per i giuramenti? A parole vi compiace ranno, ma nel loro cuore vi rinnegano. La maggior parte di loro è ingiusta. (Surat-at Tawba, 8)
La fede che non penetra nei cuori
I Beduini hanno detto: «Crediamo». Di': « Voi non credete. Dite piuttosto " Ci sottomettiamo", poiché la fede non è ancora penetrata nei vostri cuori. Se obbedirete ad Allah e al Suo Inviato, Egli non trascurerà nessuna delle vostre [buone] azioni. In verità Allah è perdonatore, misericordioso ». (Surat-al Hujurat, 14)
Le malattie del cuore
Allah ha posto un sigillo sui loro cuori e sulle loro orecchie e sui loro occhi c'è un velo; avranno un castigo immenso. (Surat-al Baqara, 7)
Vedrai quelli che hanno una malattia nel cuore correre verso di loro dicendo: «Temiamo un rovescio del destino». Ma se Allah darà la vittoria o un ordine da parte Sua, eccoli rimpiangere i loro pensieri segreti. (Surat-al Mâ’ida 52)
[Allah] fa sì che i suggerimenti di Satana siano una tentazione per coloro che hanno una malattia nel cuore, per coloro che hanno i cuori induriti. In verità gli ingiusti sono immersi nella discordia. (Surat-al Hajj, 53)
Cuori induriti
Dopo di ciò i vostri cuori si sono induriti ancora una volta, ed essi sono come pietre o ancora più duri. Vi sono infatti pietre da cui scaturiscono i ruscelli, che si spaccano perché l'acqua fuoriesca, e altre che franano per il timore di Allah. E Allah non è incurante di quello che fate. (Surat-al Baqara, 74)
Perché non divennero umili quando giunse loro il Nostro rigore? I loro cuori invece si indurirono e Satana abbellì ai loro occhi quello che facevano. (Surat-al-An’âm, 43)
Colui cui Allah apre il cuore all'Islàm e che possiede una luce che proviene dal suo Signore ... Guai a coloro che hanno i cuori insensibili al Ricordo di Allah. Essi sono in errore evidente. (Surat-az- Zumar, 22)
Un sigillo sui cuori
In seguito [li abbiamo maledetti perché] ruppero il patto, negarono i segni di Allah, uccisero ingiustamente i Profeti e dissero: "I nostri cuori sono incirconcisi". È Allah invece che ha sigillato i loro cuori per la loro miscredenza e, a parte pochi, essi non credono. (Surat-an-Nisâ’, 155)
Non mediteranno sul Corano? Hanno forse catenacci sui cuori? (Surah Muhammad, 24)
Non è forse palese a coloro che ricevono l'eredità della terra che, se Noi volessimo, li colpiremmo per i loro peccati e sigilleremmo i loro cuori, sicché non udrebbero più nulla? (Surat-al-A’râf, 100)
Allah ha posto un sigillo sui loro cuori e sulle loro orecchie e sui loro occhi c'è un velo; avranno un castigo immenso. (Surat-al Baqara, 7)
Coloro che polemizzano sui segni di Allah, senza aver ricevuto nessuna autorità [per farlo], suscitano l'avversione di Allah e dei credenti. In tal modo Allah pone un suggello sul cuore di ogni orgoglioso tiranno. (Surat-al Ghafir, 35)
O Messaggero, non ti affliggere per quelli che ricadono nella miscredenza dopo che le loro bocche hanno detto: "Noi crediamo", mentre i loro cuori non credevano affatto, e neppure a causa degli ebrei che ascoltano solo per calunniare, che ascoltano per altri che non sono mai venuti da te; stravolgono il senso delle parole e dicono: "Se vi è dato questo, accettatelo; altrimenti siate diffidenti!" Se Allah vuole che un uomo cada nella tentazione, tu non puoi fare niente contro Allah (per proteggerlo). Essi sono coloro i cui cuori non ha voluto purificare, avranno l'ignominia in questa vita ed un castigo immenso nell'altra. (Al Ma’idah, 41)
Dopo di lui mandammo altri messaggeri ai loro popoli. Vennero loro con le prove, ma (la gente) non volle credere a ciò che in principio aveva tacciato di menzogna. Così suggelliamo i cuori dei trasgressori. (Surah Yûnus, 74)
Ecco le città di cui con verità, ti raccontiamo la storia. Giunsero loro messaggeri con prove evidenti, ma essi non potevano credere in quello che prima avevano tacciato di menzogna. Così Allah sigilla i cuori dei miscredenti. (Surat-al-A’râf, 101)
Saranno biasimati solo coloro che ti chiedono dispensa nonostante non manchino di nulla: preferiscono rimanere indietro. Allah ha sigillato i loro cuori ed essi non sanno. (Surat-at Tawbah, 93)
Di': "Pensate che se Allah vi privasse dell'udito e della vista e sigillasse i vostri cuori, quale altro dio all'infuori di Allah ve li potrebbe rendere?" Guarda come per loro rendiamo chiari i Nostri segni, eppure se ne allontanano. (Surat-al-An’âm, 46).
I versetti seguenti rivelano un‘importante realtà: la fede è connessa alla sensibilità del cuore. Una persona il cui cuore non è indurito o "sigillato" possiede una naturale tendenza a riconoscere Allah e ad ubbidirGli. Una volta communicato il messaggio del Corano, la facoltà di comprensione insita nel suo cuore gli fa cogliere la verità e crede immediatamente. I miscredenti, al contrario, hanno una diversa natura. I loro cuori sono morti e "sigillati". Privi di vera sensibilità, non sono in grado di acquisire la saggezza. In tali condizioni, è per loro difficile credere (salvo che con il permesso di Allah). In diversi versetti del Corano si dice che quanti sono inclini ad accettare la fede, crederanno immediatamente una volta ricevuto messaggio (divino). I miscredenti, d’altra parte, non mostrano alcuna propensione verso la fede.
Già si è realizzato il Decreto contro la maggior parte di loro: non crederanno. Sì, porremo ai loro colli gioghi che saliranno fino al mento: saranno irrigiditi. E metteremo una barriera davanti a loro ed una barriera dietro di loro, poi li avvilupperemo affinché non vedano niente. Che tu li avverta oppure no, per loro sarà la stessa cosa, non crederanno. In verità avvertirai solo colui che segue il Monito e teme il Compassionevole in ciò che è invisibile. Annunciagli il perdono e la generosa ricompensa". (Surah Ya Sin,7-11)
(Ma) certamente gli infedeli non credono, non fa differenza che tu li avverta oppure no: non crederanno mai. Allah ha posto un sigillo sui loro cuori e sulle loro orecchie e sui loro occhi c'è un velo; avranno un grande castigo. (Surat-al Baqara, 6-7)
Certo non puoi far sentire i morti, e neppure far sentire il richiamo ai sordi, quando fuggono voltando le spalle. E neppure potrai trarre i ciechi dal loro sviamento. Solo ti potrai far ascoltare da coloro che credono nei Nostri segni e si sottomettono". (Surat-an Naml, 80-81)
Oltre ai miscredenti, i cui cuori si sono induriti e hanno perduto ogni saggezza, ci sono altre persone, dal cuore sensibile, ma ignoranti della religione. Quando questi vengono a conoscenza della religione, riconoscono istantaneamente la verità e credono in Allah e nella Sua rivelazione. Queste due categorie di persone si distinguono le une dalle altre rispettivamente per la loro arroganza e per la loro modestia (nelle pagine che seguono, studieremo in dettaglio questi due aspetti). Gli ebrei e la loro arroganza vengono menzionate nel Corano quale esempio. Al contrario, fra i cristiani si trovano persone modeste. Il Corano afferma in proposito:
Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i Giudei e politeisti e troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: «In verità siamo nazareni», perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia. Quando sentono quello che è sceso sul Messaggero, vedrai i loro occhi versare lacrime per la verità che vi hanno riconosciuto. Dicono: «O nostro Signore, noi crediamo: annoveraci tra i testimoni!». (Surat-al-Mâ’ida, 82-83)
Quando il messaggio del Corano è comunicato a quanti sono naturalmente inclini alla religione, questi dicono semplicemente: “Signore, abbiamo inteso un nunzio che invitava alla fede [dicendo]: «Credete nel vostro Signore!» e abbiamo creduto”. (Âl ‘Imrân,193). Quanto ai miscredenti, essi si oppongono ai credenti provando spesso inimicizia nei loro confronti.
 

Le persone dotate di intelletto e i fattori che ostacolano la saggezza


La saggezza è conferita all’uomo da Allah, il Quale può revocarla quando vuole. (Anche l’intelletto è concesso da Allah, tuttavia è costante, non muta nel corso del tempo). L’incremento di saggezza è proporzionato alla prossimità ad Allah.
Cosa significa il termine "persone dotate di intelletto"? La risposta ci è fornita dal Corano stesso. I desideri vani e le passioni sono i fattori principali che privano di comprensione il cuore. L’invidia ne è un esempio. Non ci si potrà attendere saggezza da parte di chi ha lo spirito occupato da questo cattivo sentimento. Sotto l’influenza della gelosia, ci si sente distratti. Non si può fare a meno di pensare alla persona di cui si è gelosi, nei cui confronti si prova collera e rancore. In questo stato, lo spirito è inondato dalla gelosia privando quindi della capacità di pensare correttamente, o di formulare giudizi di valore.
Ogni altra ambizioni e passione costituisce parimenti un freno alla saggezza. La brama di beni e ricchezza ha una grande influenza sull’uomo. Una illimitata passione per i beni terreni rende schiavi, che lo si voglia o meno. Tutte le capacità mentali sono concentrate sul modo di trarre vantaggio dai beni e dal denaro.
Il timore del futuro è la principale preoccupazione di un miscredente. Vive una vita disordinata, piena di pensieri, nel timore di cadere malato ovvero di perdere i propri beni. I miscredenti passano ore a immaginare il loro futuro, e ciò è certamente di ostacolo a una buona riflessione. I timori e le preoccupazioni li fanno sentire sotto pressione e bloccano gran parte delle loro capacità mentali. Parimenti, il timore della morte influenza l’uomo. Tale pensiero riempie di dolore e di dispiacere il cuore dei miscredenti. La morte giunge in un momento, tuttavia. Cionostante, resta per loro una fonte di pena nel corso della loro intera esistenza. Per i credenti, al contrario, la morte non è motivo di tristezza.
Tali sono i timori e le passioni che impediscono la capacità di comprensione. L’uomo, divenuto schiavo di queste passioni, non può concentrare l’attenzione sui principali temi di riflessione. Una persona deve orientare tutti i suoi pensieri verso il suo Creatore, Che lo ha tratto da uno stato di non esistenza a una nobile creazione. Un cuore pieno di ambizioni mondane è quindi incapace di ricordare Allah. Solo quanti si sono purificati dalle vane ambizioni, dal timore e dall’avidità egoista, possono giungere a una profonda comprensione di Allah ed obbedirGli.
Le persone dotate di intelletto sono quelle che accettano gli ammonimenti di Allah e la verità che viene loro trasmessa. Non danno mai prova di arroganza. Non perseverano mai nei loro errori; cambiano nel momento in cui capiscono di essere in errore. Il loro fine in una discussione è giungere alla verità, non imporre la loro opinione agli altri. È per questo che Allah ha detto di loro "che ascoltano [attenti] la Parola e obbediscono a quanto di meglio essa contiene". (Surat az-Zumar, 18).
Essendo sprovvisti di saggezza e di lungimiranza, i miscredenti non possono cogliere i segni che li circondano. I cieli, la terra e tutto ciò che si trova in essi sono segni di Allah. Un miscredente, tuttavia, non potrà mai riconoscerli, dal momento che la sua vista è confusa dalle ambizioni e dai piaceri terreni. Questi rivolge infatti la sua attenzione sui suoi profitti insignificanti e sui suoi desideri egoisti. La sua mente ha certamente una debole comprensione dell’esistenza di Allah. Ecco perché Allah invita gli "uomini dotati di intelletto" a credere in Lui:
Disse [Mosè]: «[È] Il Signore del Oriente e dell'Occidente, e di ciò che vi è frammezzo, se solo lo capiste» (Surat ash-Shu’arâ’, 28)
È interessante notare come Allah si rivolge ai miscredenti nel Corano; Allah e il Suo Messaggero li invitano dapprima alla saggezza:
Non inviammo prima di te altro che uomini abitanti delle città e che Noi ispirammo. Non viaggiano forse sulla terra e non vedono quale è stata la fine di coloro che furono prima di loro? Certo la dimora dell'altra vita è migliore per quelli che temono [Allah]. Non capite dunque? (Surah Yûsuf, 109)
In verità abbiamo fatto scendere su di voi un Libro contenente il Monito per voi. Non comprenderete? (Surat al-Anbiyâ’, 10)
Di': «Venite, vi reciterò quello che il vostro Signore vi ha proibito e cioè: non associateGli alcunché, siate buoni con i genitori, non uccidete i vostri bambini in caso di carestia: il cibo lo provvederemo a voi e a loro. Non avvicinatevi alle cose turpi, siano esse palesi o nascoste. E, a parte il buon diritto, non uccidete nessuno di coloro che Allah ha reso sacri. Ecco quello che vi comanda, affinché comprendiate». (Surat al-An’âm, 151)
Dopo di loro vennero altre generazioni che ereditarono la Scrittura. Sfruttarono i beni del mondo terreno dicendo: «Presto saremo perdonati». Se fossero giunti altri beni terreni, ugualmente se ne sarebbero appropriati! Non avevano accettato il patto della Scrittura, secondo cui non avrebbero detto, su Allah, altro che la verità? Proprio loro che avevano studiato ciò che essa contiene? (Surat al-A’râf, 169)
Di': «Se Allah avesse voluto, non ve lo avrei recitato ed Egli non ve lo avrebbe fatto conoscere. Sono rimasto tutta una vita tra voi prima di questo: non riflettete dunque?» (Yûnus, 16)
La vita presente non è che gioco effimero. L'altra vita è certamente migliore per quelli che temono Allah. Non capite dunque? (Surat al-An’âm, 32)
Le sole persone che possono cogliere e comprendere l’evidenza della creazione di Allah e della Sua esistenza sono gli uomini dotati di intelletto:
Sulla terra ci sono porzioni vicine le une alle altre, vigneti, campi di grano e palmeti a ciuffo o separati che la stessa acqua irriga. Agli uni diamo però preminenza di frutti sugli altri. In ciò vi sono segni per coloro che capiscono. (Surat ar Ra’d, 4)
Di': «Egli vi può mandare un castigo dall'alto o da sotto i vostri piedi o confondervi con le divisioni, facendovi provare la violenza degli uni sugli altri». Guarda come ripresentiamo continuamente i segni Nostri, affinché comprendano. (Surat al-An’âm, 65)
È Lui che vi ha fatto nascere da un solo individuo e [vi ha dato] un ricettacolo e un deposito . Certamente abbiamo dispiegato i segni per coloro che capiscono. (Surat al-An’âm,98)
… Così Allah vi spiega i Suoi segni, affinché comprendiate. (Surat an-Nûr, 61)
[Pure] dai frutti dei palmeti e delle vigne ricavate bevanda inebriante e cibo eccellente. Ecco un segno per coloro che capiscono. ( Surat an Nahl, 67)
Vi ha messo a disposizione la notte e il giorno, il sole e la luna. Le stelle sono sottomesse al Suo ordine. In verità in ciò vi sono segni per gente che comprende. (Surat an Nahl, 12)
Da voi stessi trae una similitudine: ci sono, tra gli schiavi che possedete, alcuni che fate vostri soci al pari in ciò che Allah vi ha concesso? Li temete forse quanto vi temete [a vicenda]? Così esplicitiamo i Nostri segni per coloro che ragionano. (Surat ar-Rum, 28)
Disse [Mosè]: «[È] Il Signore del Oriente e dell'Occidente, e di ciò che vi è frammezzo, se solo lo capiste». (Surat ash-Shu’arâ’, 28)
E fa parte dei Suoi segni farvi scorgere il lampo, con timore e brama , e il far scendere dal cielo l'acqua con la quale ridà vita alla terra che già era morta. Ecco davvero segni per coloro che ragionano. (Surat ar-Rum, 24)
Esistono inoltre differenti livelli di saggezza. Il grado in cui si purifica il proprio cuore dai desideri di questo mondo e dall’egoismo, determina il livello della saggezza individuale. L’attaccamento che si prova per questa vita e gli sforzi per appagare i propri futili desideri sono i principali fattori che consentono di determinare tale livello.
O l’uomo obbedisce ad Allah, oppure obbedisce ai propri desideri. Quando si obbedisce ad Allah, si evita di seguire i propri desideri e si giunge alla saggezza. Il contrario è altrettanto vero; adorare i propri desideri significa programmare tutti i propri pensieri e tutti i propri comportamenti in accordo con l’illimitata cupidigia dell’animo.
Quando i desideri prendono controllo dello spirito, il cuore viene sigillato. Diviene impermeabile alla luce divina e perde quindi le sue facoltà di "comprensione" (At Tawbah, 87), di "sapere" (At Tawbah, 93), diviene duro, insensibile e perde la sua sensitività. Una persona in tale stato diviene incapace di esercitare le sue funzioni spirituali. Vale a dire, non può avere accesso alla saggezza. In questo processo, l’individuo non può rendersi conto di avere perduto la propria capacità di comprensione, avendo perso il criterio che consente di distinguere il vero dal falso. Sebbene colui che ottiene saggezza è sempre cosciente di questo positivo mutamento, lo stesso, non si può dire del contrario. Questo caso rassomiglia a quello di un uomo che sviene o entra in coma. In entrambe i casi, non potrà mai conoscere lo stato in cui si trovava prima di riprendere coscienza.
Nel Corano, lo stato di coloro che sono sprovvisti di saggezza è spiegato con queste parole:
I miscredenti sono come bestiame di fronte al quale si urla, ma che non ode che un indistinto richiamo. Sordi, muti, ciechi, non comprendono nulla. (Surat al Baqara, 171)
Saggezza e sentimentalismo
Una delle cause principali dell’offuscamento della saggezza è il sentimentalismo. Questo stato mentale estremamente negativo è assai nocivo al buon funzionamento della ragione umana.
Il sentimentalismo costituisce un pericolo palese per la ragione. Esercita un tale controllo su questa facoltà da pregiudicare la capacità di giudizio. Una persona sentimentale, sotto l’impeto delle emozioni, può facilmente lasciarsi andare ad azioni folli e imprudenti. Un credente, al contrario, mantiene sempre le sue emozioni sotto il controllo della ragione.
Il concetto d’amore, per esempio, può avere due differenti dimensioni; può essere sia emozionale, sia razionale. Una persona sentimentale rischia di provare un profondo attaccamento a persone o a oggetti che non meritano alcun affetto. Come prevalente in numerose culture – particolarmente quelle orientali– si tende a mostrare una profonda infatuazione per coloro che non rispettano la devozione o che contraccambiano l’amore sincero con la sofferenza.
Al contrario, l’amore di un credente è sempre fondato su solide basi. Nell’oggetto del suo amore egli identifica principalmente l’esistenza degli “attributi di fede” o “attributi del credente”, secondo la definizione del Corano. Non mostra mai affetto per chi non meriti di essere amato.
In numerosi versetti, Allah attira la nostra attenzione sui pericoli dell’amore sentimentale:
Avete avuto un bell'esempio in Abramo e in coloro che erano con lui, quando dissero alla loro gente: “Noi ci dissociamo da voi e da quel che adorate all'infuori di Allah: vi rinneghiamo. Tra noi e voi è sorta inimicizia e odio [che continueranno] ininterrotti, finché non crederete in Allah, l'Unico”... (Surat al Mumtahanah, 1-4)
Queste parole di Allah ci mostrano l’irrazionalità dell’amore provato per i miscredenti. Tale atteggiamento non può spiegarsi che con il sentimentalismo.
Numerosi altri ammonimenti del Corano mostrano i pericoli dell’amore per i miscredenti. La storia del Profeta Noè (as) costituisce un esempio in proposito: Noè domandò il perdono di Allah per suo figlio il quale non Lo adorava e pregò affinché fosse salvato dal diluvio. Allah disse a Noè che suo figlio era uno degli infedeli e che non si doveva amare un nemico di un Messaggero di Allah:
(E l'Arca) navigò portandoli tra onde (alte) come montagne. Noè chiamò suo figlio, che era rimasto in disparte: “Figlio mio, sali insieme con noi, non rimanere con i miscredenti”. Rispose: “Mi rifugerò su un monte che mi proteggerà dall'acqua” Disse (Noè): “Oggi non c'è nessun riparo contro il decreto di Allah, eccetto (per) colui che gode della (Sua) misericordia”. Si frapposero le onde tra i due e fu tra gli annegati. E fu detto: “O terra, inghiotti le tue acque; o cielo, termina!”. Fu risucchiata l'acqua, il decreto fu compiuto e quando (l'Arca) si posò sul (monte) al-Jûdî fu detto: “Scompaiano gli empi!”. Noè invocò il suo Signore dicendo: “Signore, mio figlio appartiene alla mia famiglia! La Tua promessa è veritiera e tu sei il più giusto dei giudici!”. Disse (Allah): “O Noè, egli non fa parte della tua famiglia, è (frutto di) qualcosa di empio. Non domandarmi cose di cui non hai alcuna scienza. Ti ammonisco, affinché tu noi sia tra coloro che ignorano”. Disse: “Mi rifugio in Te, o Signore, dal chiederti cose sulle quali non ho scienza. Se Tu non mi perdoni e non mi usi misericordia, sarò tra i perdenti”. (Surah Hûd, 42-47)
È un segno di saggezza amare soltanto coloro che lo meritano. Un credente, di conseguenza, non proverà mai sentimento profondo per quanti sono deviati.
Anche le spose di Noè e di Lot furono tra quei miscredenti che meritarono una severa punizione da parte di Allah. Il popolo di Lot si perse e fu quindi completamente distrutto. Appena prima della distruzione, gli angeli si recarono da Lot dicendogli di abbandonare la città e di lasciarsi dietro sua moglie. Lot obbedì a questo comando senza alcuna esitazione:
(Gli angeli) dissero: “O Lot, noi siamo i messaggeri del tuo Signore. Costoro non potranno toccarti. Fa' partire la tua gente sul finir della notte, e nessuno di voi guardi indietro (eccetto tua moglie, ché in verità ciò che accadrà a loro accadrà anche a lei). In verità la scadenza è l'alba; non è forse vicina l'alba?”. (Surah Hûd, 81)
Lot obbedì al comando di Allah. Questo è il comportamento di un credente. Un versetto recita:
Non troverai alcuno, tra la gente che crede in Allah e nell'Ultimo Giorno, che sia amico di coloro che si oppongono ad Allah e al Suo Inviato, fossero anche i loro padri, i loro figli, i loro fratelli o appartenessero al loro clan. Egli ha impresso la fede nei loro cuori e li ha rafforzati con uno spirito proveniente da Lui. Li farà entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli, in cui rimarranno in perpetuo. Allah si compiace di loro e loro si compiacciono di Lui. Essi sono il partito di Allah. Ebbene, il partito di Allah non è forse quello di coloro che trionferanno?. (Surat al-Mujâdala, 22)
L’essenza di questo atteggiamento, esente da emozioni, rappresenta indubbiamente la comprensione dell’amore propria dei credenti. Allah, nei versetti che seguono, descrive la differenza che intercorre tra il genere di amore provato dai credenti e di quello provato dai miscredenti:
E fra gli uomini vi sono coloro che attribuiscono ad Allah degli uguali e li amano come amano Allah. Ma coloro che credono hanno per Allah un amore ben più grande. Se gli empi potessero vedere, [come] quando vedranno il castigo, che tutta la forza è di Allah, e che Allah è implacabile nel castigo! (Surat al Baqara, 165)
Come affermato in questi versetti, i credenti provano un amore sincero per Allah. L’affetto che provano per le persone è semplicemente un riflesso del loro amore per Allah. Essi amano gli altri credenti in quanto sono coloro che sinceramente adottano i valori morali ordinati da Allah. Quanto ai miscredenti, essi vivono secondo i loro capricci e i loro desideri. In questo senso, seguono i passi di Satana. Credono che ogni cosa possa avere un’esistenza indipendente da Allah. Nel Corano ciò è definitto come "associare altri ad Allah" o, in altre parole, paganesimo.
Nel Corano, i comportamenti non emotivi dimostrati dai credenti non si limitano unicamente all’amore. Il Libro Santo fa riferimento a diversi altri generi di comportamento razionale, come testimoniano i seguenti esempi: la madre di Mosè non esitò a lasciare che suo figlio fluttuasse sulle acque del fiume nel momento in cui ricevette l’ispirazione da parte di Allah (Surat al Qasas, 7); i credenti dominano la loro collera e perdonano gli altri (Âl ‘Imrân,134); non disperano riguardo a ciò che giunge loro (Surat al Hadid, 23) e offrono generosamente ciò che prediligono (Surat al ‘Imrân,92).
Un punto, tuttavia, deve essere qui approfondito: il fatto di non essere sentimentali non significa in alcun modo essere insensibili. I credenti, al contrario, sono persone dal cuore tenero. Gli attributi del Profeta Abramo sono così descritti nel Corano: "Abramo era tenero e premuroso [nei confronti del padre]". Ciò che qui si intende criticare del sentimentalismo è il suo prevalente aspetto negativo nella cultura di una società ignorante. Un modo di pensare sentimentale fa si che le emozioni oscurino totalmente la facoltà di giudizio, il che rischia di ingenerare ragionamenti corrotti contrari ai principi del Corano. In seno a tale cultura, non è lo spirito, ma piuttosto l’aspetto empio dell’anima a ingenerare queste emozioni.
In seno a una comunità si possono osservare diversi esempi di tale atteggiamento: il sentimentalismo delle ragazze ne è un tipico esempio. Dominate dalle emozioni, le ragazze amano più l’aspetto esteriore (l’immagine) di un uomo che il suo carattere e il suo spirito. Ciò è dovuto, senza dubbio, dalla mentalità inculcata da parte della società. L’esperienza può tuttavia condurre alla saggezza. Per lo più, dopo breve tempo, la ragazza finisce disgraziatamente per realizzare il lato negativo o puramente inumano dell’uomo che ama.
Le fonti della saggezza
Allah parla nel Corano di coloro ai quali accorda la saggezza. Nel Corano si può notare come la principale fonte della saggezza risiede nel timore di Allah:
O voi che credete! Se temete Allah, Egli vi concederà la capacità di distinguere (il bene dal male), cancellerà le vostre colpe e vi perdonerà. Ed Allah è dotato di immensa grazia. (Surat al-’Anfâl, 29)
Il timore di Allah ha inizio allorquando si comprendono gli attributi di Allah e il Giorno del giudizio. Allah accorda la capacità di discernere fra la verità e l’errore solo a colui che Lo tema. Questo genere di comprensione risulta, infatti, da un intenerimento del cuore dovuto al timore di Allah:
Allah ha fatto scendere il più bello dei racconti, un Libro coerente e reiterante , [alla lettura del quale] rabbrividisce la pelle di coloro che temono il loro Signore e poi si distende la pelle insieme coi cuori al Ricordo di Allah . Questa è la Guida di Allah con cui Egli guida chi vuole. E coloro che Allah svia, non avranno direzione. (Surat az-Zumar, 23)
L’uomo dovrebbe continuamente sforzarsi al fine di aumentare il timore del suo Signore. A tal fine, dovrà pregare e meditare sulla forza, sulla potenza e sul castigo di Allah, impegnandosi ad approfondire la sua comprensione di Lui.
Temete Allah per quello che potete, ascoltate, obbedite e siate generosi: ciò è un bene per voi stessi. Coloro che si saranno preservati dalla loro stessa avidità saranno quelli che prospereranno. (Surat at-Taghâbun, 16)
La capacità di distinguere fra l’errore e la verità è l’indicazione della saggezza di un uomo. Una tale persona sarà certamente in grado di avvalersi del suo intelletto. Tale forma di comprensione è chiamata nel Corano (intuito) o "visione". La radice araba del termine basirah (intuito) è "vedere". Esiste quindi una grande differenza fra questo termine e la normale azione del vedere. Di una persona priva di intuito si dice che il suo cuore e il suo spirito sono coperti (da un velo) che gli impedisce di comprendere il Corano.
Abbiamo avviluppato i loro cuori e nelle loro orecchie abbiamo posto un peso, affinché non possano comprenderlo. Quando menzioni nel Corano il tuo Signore, l'Unico, voltano le spalle con ripulsa. (Surat al Isrâ’, 46)
Nel versetto precedente, il termine "comprendere" assume un importante significato. Tale mancanza di intendimento della maggior parte delle persone è citata in numerosi altri versetti. Sul piano puramente fisico, per quanto i miscredenti percepiscano quanto viene loro detto dai credenti, non ne afferrano il valore nè il contenuto. Il loro stato è simile all’ebbrezza, alla perdita di coscienza e resta un fenomeno metafisico. Allah ne parla come "di un velo che ricopre i loro cuori":
Quale peggior ingiusto di colui al quale sono stati ricordati i versetti del Suo Signore e che volta le spalle dimenticando ciò che le sue due mani hanno commesso? Noi abbiamo posto dei veli sui loro cuori, di modo che non comprendano (il Corano) e posto un peso sulle loro orecchie. Anche se li richiami alla retta via, mai potranno dunque farsi guidare. (Surat al Kahf, 57)
Dissero: «O Shu'ayb, non capiamo molto di quello che dici e invero ti consideriamo un debole tra noi. Se non fosse per il tuo clan ti avremmo certamente lapidato, poiché non ci sembri affatto potente». (Surah Hûd, 91)
Nessun uomo che sia privo di intelletto può essere guidato sulla retta via, se non per volontà di Allah. Allah dichiara nel versetto che segue:
Tra loro c'è qualcuno che ti ascolta: potresti far sentire i sordi che non sono in grado di capire? Qualcun altro guarda verso di te: potresti guidare i ciechi che nulla vedono? (Surah Yûnus, 42-43)
Di conseguenza, solo a coloro che accettano la fede viene concessa la saggezza e la perspicacia. Di conseguenza, i credenti hanno l’obbligo di “chiamare le persone ad Allah, con lungimiranza”:
Dì: "Ecco la mia via, io chiamo le persone ad Allah, con lungimiranza, io e quelli che mi seguono. Gloria ad Allah! Ed io non sono affatto fra gli associatori". (Surah Yûsuf, 108)
[Di' loro]: «Da parte del vostro Signore vi sono giunti appelli alla lungimiran za. Chi dunque vede chiaro, è a suo vantaggio; chi resta cieco, è a suo danno. Io non sono il vostro custode». (Surat al-An’âm,104)
Essendo sprovvisti di perspicacia e di saggezza, i miscredenti credono che torni a loro beneficio evitare ogni sforzo nel sentiero di Allah. La verità è, tuttavia, che, con tale attitudine, si preparano ad essere gettati per l’eternità nel Fuoco, come rivelano i seguenti versetti:
Coloro che sono rimasti indietro, felici di restare nelle loro case, (opponendosi così) al Messaggero di Allah e disdegnando la lotta per la causa di Allah con i loro beni e le loro vite ed hanno detto: “Non andate in guerra con questo caldo!”. Di': “Il fuoco dell'Inferno è ancora più caldo”. Se solo comprendessero! (Surat at Tawbah, 81)
E quando è stata fatta scendere una sura che dice: «Credete in Allah e combattete a fianco del Suo messaggero», i più agiati tra loro ti chiedono dispensa dicendo: «Lascia che stiamo con quelli che rimangono a casa». Hanno preferito rimanere con [le donne] lasciate a casa. I loro cuori sono stati sigillati e non comprenderanno. (Surat at Tawbah, 86-87)
La noncuranza e l’attenzione
Nel Corano, Allah offre una descrizione dettagliata di coloro che non credono e sono privi di lungimiranza. Allah afferma nel Corano che il loro tratto più caratteristico è uno stato di noncuranza.
In verità creammo molti dei jinn e molti degli uomini per l'Inferno: hanno cuori che non comprendono, occhi che non vedono e orecchi che non sentono, sono come bestiame, anzi ancor peggio. (Surat al-A’râf,179)
Ecco coloro cui Allah ha sigillato i cuori, l'udito e la vista. Ecco gli incoscienti. (Surat an Nahl, 108)
Una persona incurante degli ordini di Allah, piuttosto che riconoscere i propri errori, preferirà trascurarli o dissimularli. Tale resistenza risoluta e insistenza nel seguire i propri desideri illusori, non curandosene se non nel momento in cui possano sviare da ciò che Allah ha ordinato, costituisce in realtà un vano tentativo di manifestare una “cosiddetta” innocenza. Avanzare delle scuse per giustificare le proprie mancanze non è assolutamente il modo per essere esonerati dalle colpe, come risulta evidente nel versetto seguente: "Sì, l'uomo testimonierà contro se stesso, pur avanzando le sue scuse". (Surat al Qiyamah, 14-15)
Queste scuse non sono che futili tentativi per dissimulare le decisioni prese o le azioni intraprese sotto l’influenza dei desideri e della cupidigia. Il Corano menziona specificamente alcuni di questi pretesti:
Quando vedono un commercio o un divertimento, si precipitano e ti lasciano ritto. Di': “Quel che è presso Allah, è migliore del divertimento e del commercio e Allah è il Migliore dei sostentatori”. (Surat al-Jumu’a, 11)
Piuttosto che avanzare pretesti, il tentativo di comprendere profondamente i propri misfatti può aiutare l’uomo a liberarsi da quello stato di noncuranza nel quale si trova. In caso contrario, il persistere in tale atteggiamento rischia di farlo smarrire. Nel Corano, Allah menziona lo stato di noncuranza delle persone e il rammarico che proveranno nell’altra vita:
Si avvicina per gli uomini la resa dei loro conti, mentre essi incuranti trascurano. (Surat al Anbiya, 1)
Quindi la vera promessa si approssima e gli sguardi dei miscredenti si fanno sbarrati: “Guai a noi! Siamo stati disattenti. Peggio ancora, siamo stati ingiusti!”. (Surat al-Anbiyâ’, 97)
E persevera insieme con coloro che invocano il loro Signore al mattino e alla sera, desiderando il Suo Volto. Non vadano oltre loro i tuoi occhi, in cerca degli agi di questa vita. Non dar retta a colui il cui cuore abbiamo reso indifferente al Ricordo di Noi, che si abbandona alle sue passioni ed è oltraggioso nel suo agire. (Surat al Kahf, 28)
Al contrario dei miscredenti, i credenti danno prova di uno stato di assoluta vigilanza, consapevolezza e attenzione verso il mondo esterno e ciò che avviene. L‘attenzione dovrà essenzialmente essere concentrata sul fatto che Allah comprende ogni cosa, è al corrente di tutto, e chiamerà l’uomo alla resa dei conti nell’altra vita. Un credente che riesce a dirigere la propria attenzione su ogni aspetto della vita, diviene estremamente cosciente e pronto di fronte a ogni accadimento. Dal momento che che Allah cinge ogni cosa, e che ogni incidente accade per Suo ordine, nulla avviene a caso o in maniera priva di significato. Ogni accadimento, ogni fatto, reca in sé un messaggio nascosto e un significato. Dedicando tutta la sua attenzione, un uomo può cogliere il significato e la saggezza contenuti in questi avvenimenti, e comprenderne l’aspetto nascosto. Al contrario, i miscredenti non prestano alcuna attenzione al mondo esterno. Inconsapevoli del fatto che ogni cosa sulla terra ha uno scopo, mostrano indifferenza nei confronti degli avvenimenti che appaiono intorno ad essi e restano insensibili al mondo esteriore. La loro considerazione è motivata unicamente dai loro interessi personali ed è per questo che prestano attenzione solo ad alcuni aspetti particolari. In tale disposizione di spirito, la loro comprensione della verità risulta compromessa per cui giungono spesso a conclusioni errate.
L’attenzione presenta volti differenti. Trarre lezioni dagli avvenimenti, frequentare persone dotate di intelletto e vigilanza, percepire i segni evidenti che circondano l’uomo, compiere alcune azioni prendendo in considerazione tutti gli svantaggi, sono i segni di un atteggiamento sollecito. Un credente dovrebbe essere estremamente attento e guardingo. Il lassismo, l’indifferenza o la noncuranza costituiscono così le caratteristiche tipiche dei miscredenti. I credenti, al contrario, sono estremamente cauti, attenti e vigili, e incoraggiano gli altri con il loro entusiasmo.
Agire sulla base di congetture
Nello stato di noncuranza, la logica ed il ragionamento vengono raramente utilizzati. Ciò costituisce indubbiamente un curioso stato dello spirito che può essere comparato a una sorta di sonnolenza o di veglia parziale. La persona noncurante rischia facilmente di lasciarsi coinvolgere in atti irragionevoli. La vita di tale persona diviene presto una successione di azioni prive di logica, di cui dovrà a subire le gravi conseguenze.
Al contrario, uno dei principi fondamentali della logica risiede nel fatto di non riporre la propria fiducia in una cosa che non sia basata su di un ragionamento sensato. Nessun uomo dotato di intelletto fonda la propria esistenza su di un sistema di natura dubbia. Per esempio, nessuno prende un medicinale a caso pensando che "possa alleviare il proprio male". Ogni azione deve essere fondata su fatti razionali.
I miscredenti, tuttavia, o coloro che associano altri ad Allah, assumono un tale atteggiamento poco illuminato. Ciò in quanto la loro vita è basata su alcune congetture. Per esempio, la maggior parte di costoro immagina di non dover essere chiamata a rendere conto delle azioni compiute nel Giorno del Giudizio, o, anche fosse, ritiene di venire giudicata innocente. Tutti i sistemi e le ideologie che abbracciano sono parimenti basate su credenze infondate. Il loro punto di vista su questo mondo non ha alcun fondamento autentico.
La sura Al Kahf, racconta la storia di due uomini: uno miscredente, il quale fonda la sua esistenza su congetture erronee e su supposizioni, mentre l’altro credente:
Proponi loro la metafora dei due uomini: ad uno di loro demmo due giardini di vigna circondati da palme da datteri, separati da un campo coltivato. Davano il loro frutto i due giardini senza mancare in nulla e in mezzo a loro facemmo sgorgare un ruscello. Alla raccolta disse al suo compagno: «Ti sono superiore per beni e più potente per clan!». Entrò nel suo giardino e, ingiusto nei suoi stessi confronti, disse: «Non credo che tutto questo possa giammai perire; non credo che l'Ora sia imminente, e se mi si condurrà al mio Signore, certamente troverò qualcosa di meglio che questo giardino!». (Surat al Kahf, 32-36)
Come i versetti rivelano, il miscredente osò dire: " Non credo che tutto questo possa giammai perire; non credo che l'Ora sia imminente, e se mi si condurrà al mio Signore, certamente troverò qualcosa di meglio che questo giardino!". Ciò era chiaramente una folle presunzione, non possedeva alcuna prova a sostegno. Il proprietario del giardino, tuttavia, persisté a sostenere le sue opinioni insensate. La sua fine, nondimeno, corrisponde a tale atteggiamento: il giardino fu completamente devastato. Nel prosieguo della storia così continua:
Gli rispose il suo compagno argomentando con lui: «Vorresti rinnegare Colui che ti creò dalla polvere e poi dallo sperma e ti ha dato forma d'uomo? Per quanto mi concerne è Allah il mio Signore e non assocerò nessuno al mio Signore. Conveniva che entrando nel tuo giardino dicessi: "Così Allah ha voluto! Non c'è potenza se non in Allah !" Sebbene tu mi veda inferiore a te nei beni e nei figli può darsi che presto il mio Signore mi dia qualcosa di meglio del tuo giardino e che invii dal cielo una calamità contro di esso riducendolo a nudo suolo, o che l'acqua che l'irriga scenda a tale profondità che tu non possa più raggiungerla». Fu distrutto il suo raccolto, ed egli si torceva le mani per quello che aveva speso: i pergolati erano distrutti. Diceva: «Ah! Se non avessi associato nessuno al mio Signore!». E non ci fu schiera che potesse essergli d'aiuto contro Allah ed egli stesso non potè aiutarsi. Ché in tal caso [spetta] ad Allah, il Vero, la protezione. Egli è il migliore nella ricompensa e nel [giusto] esito. (Surat al Kahf, 37-44)
Come mostrato in questo esempio, i miscredenti seguono piuttosto le loro supposizioni che la vera saggezza. La sola informazione veramente autentica proviene dalla rivelazione di Allah. Quindi, coloro che desiderano fondare la loro esistenza sulla certezza, devono stabilirne i criteri in accordo con il Corano. Ogni altra base per un giudizio morale, che sia una ideologia, una filosofia, un sistema, un approccio scientifico, non può condurre l’uomo alla verità. Ciò in quanto, nel caso in cui non si tratti di una rivelazione, ogni modo di pensare dell’essere umano rischia di essere pura congettura. Il Corano – in numerosi versetti - ci mette in guardia contro tutto questo: "… mentre non ne hanno alcuna scienza: essi non seguono che la congettura, mentre la congettura non serve a nulla contro la verità". (Surat an Najm, 28)
Il Corano descrive lo stato di coloro che non seguono nulla se non congettura e che di conseguenza distolgono i loro volti dal sentiero di Allah:
Maledetti i blasfemi che nell'abisso dimenticano. Chiedono: “A quando il Giorno del Giudizio?”. Il Giorno in cui saranno messi alla prova del Fuoco [sarà detto loro]: “Gustate la vostra prova! Ecco quello che volevate affrettare!”. (Surat adh-Dhâriyât, 10-14)
Le persone che adorano altri dei oltre ad Allah sono, in realtà, solo in preda di congetture. Nel Corano, questa asserzione è così descritta:
Non sono altro che nomi menzionati da voi e dai vostri antenati, a proposito dei quali Allah non fece scendere nessuna autorità. Essi si abbandonano alle congetture e a quello che affascina gli animi loro, nonostante sia giunta loro una guida del loro Signore. (Surat an Najm, 23)
Certamente appartiene ad Allah tutto ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra. Cosa seguono coloro che invocano consoci all'infuori di Allah? Non inseguono che vane congetture, e non fanno che supposizioni. (Surah Yûnus, 66)
Se obbedisci alla maggior parte di quelli che sono sulla terra ti allontaneranno dal sentiero di Allah : seguono [solo] congetture e non fanno che mentire. (Surat al-An’âm, 116)
La maggior parte di loro non inseguono che congetture. In verità le congetture non prevalgono in alcun modo sulla verità. Allah sa bene quello che fanno. (Surah Yûnus, 36)
Quelli che basano le loro azioni su congetture, credono di poter avanzare scuse per proteggersi contro il castigo di Allah. Ciò, in realtà, non è che pura presunzione la quale non può essere aderente alla realtà. Le loro scuse non saranno quindi accettate da Allah.
Lealtà e obbedienza
Nel Giorno in cui nessuna scusa sarà utile agli ingiusti, [saranno] maledetti e avranno la peggiore delle dimore. (Surah Ghafir, 52)
Il Corano offre una descrizione dettagliata della natura umana. Tutta la corruzione e l’indecenza dei non credenti è esposta, così come gli attributi dei credenti. Le qualità di coloro che obbediscono e ritornano verso Allah, il Quale ha ispirato loro il Suo spirito, costituiscono un eccellente modello di carattere.
Certamente, un livello di moralità tanto elevato quanto quello mostrato dai credenti è in netto contrasto con quello dei miscredenti. Si considerino, per esempio, la sincerità e la franchezza in contrasto alla natura menzognera e ipocrita di quelli che rifiutano la fede e vi si oppongono. Allo stesso modo, l’atteggiamento generoso, coraggioso e modesto dei credenti differisce profondamente da quello arrogante, spietato ed egoista di alcuni miscredenti.
Un’altro tratto che distingue questi due gruppi è il significato della lealtà. I miscredenti non possono mai essere sinceri nel vero senso della parola, in gran parte per il fatto che le loro motivazioni sono per lo più egoistiche: a volte pochi momenti sono sufficienti a distruggere un’amicizia pluriennale o un rapporto familiare. Allo stesso modo, abbandonano facilmente uno sforzo o una lotta che ritengono giusta.
I credenti, al contrario, reagiscono in maniera completamente differente. Il criterio sulla base del quale regolano le loro azioni ed ogni momento della loro vita è descritto in questo versetto:
Di': «In verità la mia orazione e il mio rito, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah Signore dei mondi». (Surat al-An’âm, 162)
Di conseguenza, quanti hanno la fede sono animati – nei loro comportamenti – dal desiderio di sottomettersi alla volontà di Allah, restando fedeli agli altri e ai loro impegni, a qualunque prezzo. Anche per un minimo profitto, non si allontanano mai dal retto cammino, dando prova di ferma ed incrollabile lealtà verso i credenti e coloro che detengono l’autorità. Allah descrive nel Corano la loro lealtà in questo modo:
Tra i credenti ci sono uomini che sono stati fedeli al patto che avevano stretto con Allah. Alcuni di loro hanno raggiunto il termine della vita, altri ancora attendono; ma il loro atteggiamento non cambia. (Surat al Ahzab, 23)
La lealtà mantiene i credenti che lottano per la fede orientati verso il medesimo scopo. Questo attributo, un carattere essenziale della determinazione, è vitale per ogni comunità religiosa che sia costante. Un credente perderebbe il rispetto di se stesso anche di fronte alla minima negligenza nel rispetto della lealtà. Una volta che il rispetto di se stessi è completamente perduto, la situazione peggiora gradualmente. Ciò in quanto la mancanza di fede spinge a commettere ogni sorta di misfatto. Dapprima trasgredirà cercando poi di nascondere la sua slealtà agli altri credenti. Poi inizierà a raccontare menzogne, cercando costantemente di ingannare gli altri. Dopo un po’ di tempo, il suo "talento" nel mentire gli darà l’impressione di poter realmente ingannare i credenti e si metterà quindi a vivere illecitamente a loro carico. Ciò prova una vera mancanza d’amore (e di rispetto) verso di loro. In tali condizioni, si cerca più il compiacimento degli altri che quello di Allah.
Ecco perché lotta per il prestigio e considera ogni cosa che possa comprometterlo come una seria minaccia alla sua persona. Tenta quindi di proteggersi sprofondando sempre di più nella menzogna. Tuttavia, nel momento in cui i credenti cominciano a svelare la sua perfidia, è obbligato ad assumere un comportamento sempre più ipocrita. A questo punto, fa di tutto per discolparsi e allearsi con i miscredenti e gli ipocriti.
I credenti sinceri, d’altra parte, perseverano con fermezza sul cammino della rettitudine e dell’obbedienza al Profeta (saas) sino alla morte, in quanto la loro obbedienza è solo per Allah, come riferito nel seguente versetto:
Chi obbedisce al Messaggero obbedisce ad Allah. E quanto a coloro che volgono le spalle, non ti abbiamo inviato come loro guardiano! (Surat an-Nisâ’, 80)
La sincerità è per il credente un elemento imprescindibile. Nel descrivere alcuni ipocriti che cercavano costantemente di evitare i loro obblighi, Allah attira la nostra attenzione sul patto prestato dai credenti, il quale prevedeva di non voltare le spalle, il che implicava una greve responsabilità.
...anche se prima avevano stretto con Allah il patto di non voltare le spalle. Saranno interrogati a proposito del patto con Allah! (Surat al Ahzab, 15)
Un giuramento verso Allah costituisce certamente una gravosa responsabilità. Per questo, Allah ordina ai credenti:
Non svendete a vil prezzo il patto con Allah. Ciò che è presso Allah è meglio per voi, se lo sapeste. (Surat an Nahl, 95)
Senza dubbio, il segno più evidente della lealtà è l’obbedienza. Come affermato nel Corano, l’obbedienza è un attributo essenziale dei credenti. È, infatti, la chiave per ottenere la misericordia di Allah, per raggiungere il Paradiso ed ottenere la vittoria contro i miscredenti.
E obbedite ad Allah e al Messaggero, ché possiate ricevere misericordia (Surat al ‘Imrân, 132)
Questi sono i limiti di Allah. Chi obbedisce ad Allah e al Suo Messaggero, sarà introdotto nei Giardini dove scorrono i ruscelli, dove rimarrà in eterno. Ecco la beatitudine immensa. (Surat an-Nisâ’, 13)
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorità. Se siete discordi in qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. E' la cosa migliore e l'interpretazione più sicura. (Surat an-Nisâ’, 59)
Non abbiamo inviato un Messaggero se non affinché sia obbedito, per volontà di Allah. Se, dopo aver mancato nei loro stessi confronti, venissero da te e chiedessero il perdono di Allah e se il Messaggero chiedesse perdono per loro, troverebbero Allah pronto ad accogliere il pentimento, misericordioso. No, per il tuo Signore, non saranno credenti finché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente. (An-Nisâ’, 64-65)
Coloro che obbediscono ad Allah e al Suo messaggero saranno tra coloro che Allah ha colmato della Sua grazia: Profeti, uomini di verità, martiri, gente del bene; che ottima compagnia! (Surat an-Nisâ’, 69)
Come i precedenti versetti rivelano, i credenti debbono sforzarsi all’obbedienza in ogni circostanza. Anche gli ipocriti possono essere obbedienti, ma solo quando le condizioni non sono troppo dure e difficili. Nei periodi di difficoltà e di turbamento, soltanto i veri credenti perseverano nella vera obbedienza. Nel Corano, Allah ci informa che gli ipocriti che vivevano all’epoca del Profeta trovarono difficile la lotta per la fede. Nondimeno, quando trovarono "una vittoria immediata ed un viaggio facile", si unirono ai credenti nelle loro lotte:
Leggeri o pesanti, lanciatevi nella missione e lottate con i vostri beni e le vostre vite. Questo è migliore per voi, se lo sapeste! Se si fosse trattato di un profitto immediato o di un viaggio breve, ti avrebbero seguito; ma la distanza parve loro eccessiva. Ed allora giurarono (nel nome di Allah): "Se avessimo potuto saremmo venuti con voi". Si perdono da loro stessi. Ed Allah sa perfettamente che sono bugiardi. (Surat at Tawbah, 41-42)
Una delle principali qualità dei credenti consiste nel mantenere la loro obbedienza in qualsiasi situazione e circostanza. Il Corano ci informa del resto la differente attitudine dei miscredenti e degli ipocriti:
Dicono: "Crediamo in Allah e nel Messaggero e obbediamo", poi alcuni di loro volgono le spalle. Costoro non sono affatto credenti. Quando vengono chiamati ad Allah e al Suo Inviato affinché egli giudichi tra di loro, alcuni si sottraggono. Se il diritto fosse dalla loro parte, allora verrebbero a lui sottomessi! C'è una malattia nei loro cuori? dubitano? O credono forse che Allah e il Suo Inviato li opprimano? No, sono loro gli ingiusti! Quando i credenti sono chiamati ad Allah e al Suo Inviato affinché egli giudichi tra loro, la loro risposta è "Ascoltiamo e obbediamo". Essi sono coloro che prospereranno! Coloro che obbediscono ad Allah e al Suo Inviato paventano Allah e Lo temono. Essi sono coloro che avranno il successo! Giurano in [Nome di] Allah con solenni dichiarazioni che se tu dessi loro l'ordine, uscirebbero [a combattere]. Di': "Non giurate. La vostra obbedienza [verbale] è ben nota! Allah ben conosce quello che fate". Di': "Obbedite ad Allah e obbedite all'Inviato". Se poi volgete le spalle, [sappiate che] a lui incomberà il suo peso e a voi il vostro. Se obbedirete sarete ben guidati. L'Inviato non deve che trasmettere in modo esplicito [il Messaggio]. (Surat an-Nûr, 47-54)
L’obbedienza al Messaggero dovrà provenire dall’intimo del cuore e con totale impegno. I credenti dovranno sapere che la determinazione del Messaggero è giusta e quindi non dovranno mai nutrire dubbi circa la loro obbedienza. Questo è un punto estremamente importante, dal momento che obbedire con riluttanza è descritto nel Corano come un segno di miscredenza: No, per il tuo Signore, non saranno credenti finché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente. (Surat an-Nisâ’, 65)
L’obbedienza è un segno sicuro della fede in Allah e della totale disponibilità a servirLo. È certamente il solo mezzo di salvezza per l’uomo. Come Allah ha menzionato in sura Al-’Anfâl, 24: "O voi che credete! Rispondete ad Allah ed al Messaggero allorché vi chiama a ciò che vi dà la (vera) via, e sappiate che Allah si frappone fra l‘uomo ed il suo cuore, e che è verso di Lui che sarete riuniti". Il Messaggero chiama gli uomini alla salvezza eterna. In un altro versetto, Allah ci mostra che il Messaggero chiama i credenti alla salvezza, alla libertà, alla soddisfazione proibisce il male. Nel versetto 157 di sura Al-A’râf, Egli dice:
... a coloro che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato che trovano chiaramente menzionato nella Torâh e nell'Ingil, colui che ordina le buone consuetudini e proibisce ciò che è riprovevole, che dichiara lecite le cose buone e vieta quelle cattive, che li libera del loro fardello e dei legami che li opprimono. Coloro che crederanno in lui, lo onoreranno, lo assisteranno e seguiranno la luce che è scesa con lui, invero prospereranno.
La vittoria dei credenti dipende parimenti dalla loro obbedienza al Messaggero e a quanti di loro detengono l’autorità. Come contropartita alla loro obbedienza, Allah li sostiene e accorda loro una vittoria gloriosa. L’inverso è ugualmente vero. In caso di disobbedienza, perderanno la supremazia sui miscredenti. Allah, nel versetto che segue, riferisce un incidente accaduto ai tempo del Profeta:
Allah ha mantenuto la promessa che vi aveva fatto, quando per volontà Sua li avete annientati, [e ciò] fino al momento in cui vi siete persi d'animo e avete discusso gli ordini. Disobbediste, quando intravvedeste quello che desideravate. Tra di voi ci sono alcuni che desiderano i beni di questo mondo e ce ne sono altri che bramano quelli dell'altro. Allah vi ha fatto fuggire davanti a loro per mettervi alla prova e poi certamente vi ha perdonati. Allah possiede la grazia più grande per i credenti. (Surat al ‘Imrân, 152)
La salvezza non può essere ottenuta che per mezzo dell’obbedienza. Quelli che non ubbidiscono al Messaggero e seguono un altro cammino che non sia la rettitudine, rischiano come destino finale di andare all’Inferno, come Allah ha dichiarato esplicitamente nel Corano:
Chi si separa dal Messaggero dopo che gli si è manifestata la guida, e segue un sentiero diverso da quello dei credenti , quello lo allontaneremo come si è allontanato e lo getteremo nell'Inferno. Qual triste destino. (Surat an-Nisâ’’, 115)
 

Il segreto al di là della materia

L'Islam denuncia il terrorismo

IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE

Selected parts from (10 Works in Total)

Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

(Estratto dall’intervista ad Adnan Oktar su harunyahya.tv 6 Agosto 2010)

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

(Estratto dell'intervista in diretta di S. Adnan Oktar, Kral Karadeniz TV e Asu TV, 4 gennaio 2010)

Affermando che il Profeta Gesù (pbsl) è il figlio di Allah, i cristiani inducono milioni di persone a diventare irreligiose.

AFFERMANDO CHE IL PROFETA GESÙ (PSL) È IL FIGLIO DI ALLAH, I CRISTIANI INDUCONO MILIONI DI PERSONE A DIVENTARE IRRELIGIOSE

(Estratto dell’intervista al Sig. Adnan Oktar, CayTVMarasAksu del 10 dicembre 2009 )

L'effetto negativo del Darwinismo sull'economia

L'effetto negativo del Darwinismo sull'economia

Estratto dall’intervista Dem Tv e Tempo Tv di Adnan Oktar il 18 dicembre 2009

Hazrat Mahdi (pbsl) è esperto della conoscenza nascosta (ilm al-ladun)

Hazrat Mahdi (pbsl) è esperto della conoscenza nascosta (ilm al-ladun)

(Da intervista di S. Adnan Oktar in AdiyamanAsu del 5 aprile 2010)

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell'Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell’Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti.

Da intervista di S. Adnan Oktar in TV Gaziantep Olay del 13 aprile 2010

Iran aspetta il Mahdi (as)

Estratto dall'intervista Tv Kocaeli e Tv Tempo di Adnan Oktar il settembre 18, 2009

Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010