Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque
Introduzione
La maggior parte di questi concetti, tuttavia, viene utilizzata con connotati differenti nel corso della vita quotidiana. Se quanti sono un po’ versati alla lettura del Corano fondassero i loro punti di vista sulla base di queste interpretazioni, giungerebbero sicuramente a una povera comprensione del Libro di Allah.
Prendiamo, ad esempio, "la saggezza". Questo termine è usualmente utilizzato per esprimere intelligenza, abilità, ecc. Tuttavia, nessuno di questi significati mostra alcuna affinità con il senso reale di questa parola nel Corano. Nel suo vero significato, la saggezza è un favore accordato unicamente ai credenti. Contrariamente all’opinione prevalente, la saggezza non è costante; cambia in base all’intensità della fede di un individuo. La saggezza è una guida divina per l’anima, grazie alla quale diviene possibile un’attitudine corretta volta a meritare il compiacimento di Allah, l’osservanza dei Suoi limiti, l’ubbidienza ai Suoi comandamenti, la capacità di distinguere fra il bene ed il male, la miglior condotta possibile e il saper prendere le decisioni migliori al fine di meritarsi l’Aldilà.
Un miscredente, per quanto intelligente, non potrà mai avvalersi della saggezza. Malgrado la sua intelligenza, non sarà in grado di comprendere la vera natura della sapienza. Si ritiene spesso che saggezza sia sinonimo di intelligenza. Alcuni, d’altra parte, interpretano la sapienza come una sorta di intelligenza mescolata a una sorta di dignità e di maturità. In realtà, un miscredente, anche se maturo, esperto, intelligente e sobrio, è privo di (vera) saggezza.
È possibile che qualcuno con una simile mentalità possa giungere a interpretazioni del tutto erronee dei concetti del Corano. A volte, la gravità di tali errori di interpretazione rischia di essere veramente compromettente, il che può dare origine al fanatismo o a travisamenti. Lo stesso vale anche per gli altri concetti.
Questa è la ragione per cui una giusta comprensione del contenuto del Corano e del significato di questi concetti è da ritenersi essenziale. È parimenti necessario sforzarsi di imparare a memoria il Corano e di metterlo in pratica nella vita di tutti i giorni.
In questo libretto, alcuni concetti assai frequenti nel Corano sono spiegati alla luce dei versetti a cui si riferiscono; abbiamo cercato di spiegare il loro senso nascosto così come il loro uso generale e speciale. Indubbiamente, Allah ne sa di più.
L’idolatria
Nel Corano, la pratica dell’idolatria corrisponde al fatto di associare un qualsiasi altro essere, una qualsiasi altra persona, o un qualsiasi altro concetto ad Allah, su un piano di uguaglianza, agendo quindi in accordo a questa erronea credenza.
Nelle traduzioni del Corano, l’idolatria viene spiegata come "attribuire dei soci ad Allah". È anche descritta come: "avere un altro dio oltre ad Allah" o "adorare un altro dio oltre ad Allah".
Nel suo senso più ampio, idolatria significa aderire a dei principi e a dei valori, o condurre uno stile di vita che differisce dagli insegnamenti e dai valori morali del Libro rivelato. Chiunque adotti simili principi innalza colui che li ha stabiliti a socio di Allah. Potrebbe essere chiunque: suo padre, suo nonno, un antenato ragguardevole, un fondatore di una ideologia o di una filosofia e i suoi idscepoli. In questo senso ampio di idolatria, chiunque adotti un modo di vivere diverso rispetto a quello del Libro rivelato, pratica – senza saperlo – l’idolatria. Può definirsi ateo, cristiano o ebreo. Può addirittura apparire musulmano e adempiere alle sue orazioni quotidiane, al digiuno e ubbidire alle leggi dell”Islam. Nondimeno, chiunque nutra pensieri o giudizi che si oppongano al Corano rischia di essere un idolatra; mediante tale posizione questi ammette l’esistenza di un altro al di fuori di Dio che diriga la sua vita.
L’idolatria non implica necessariamente la totale negazione dell’esistenza di Dio. Al contrario, la maggior parte degli "associatori" rifiuta apertamente tale attributo o tale “titolo”. Poco scrupolosi nella loro condotta, si ingannano nel corso della loro intera esistenza. Nel Giorno del Giudizio, rifiuteranno ulteriormente di essere stati idolatri. Il loro atteggiamento è spiegato nel seguente versetto:
Appare chiaro quindi che l’idolatria costituisce una diversione del sentimento d’amore per Allah in favore di altre creature. La forte affezione agli idoli è così spiegata nel Corano:
Gli attributi di superiorità e di onorabilità di tutte le creature animate non sono che riflessi degli attributi infiniti di Allah. A Lui solo pertengono queste qualità ed è quindi l’Unico degno di lealtà, devozione e amore. Provare un attaccamento verso una cosa o verso una creatura che sia altri che Allah significa allora attribuirGli degli associati.
In un altro versetto, il Profeta Abramo (as) afferma che i miscredenti hanno scelto di abbandonare Allah e di rafforzare i vincoli con i loro idoli:
Un’altra ragione tale da indurre alcuni a cadere nello shirk è la paura. Proprio come nel caso dell’amore, si dovrebbe provare timore solo per Allah. Chi prova o mostra paura delle creature, gli attribuisce semplicemente un potere individuale, il che è idolatria, pura e semplice. Allah ha detto:
Il fondamento dell’idolatria risiede nel preferire una persona o una cosa ad Allah. Per esempio, preferire l’approvazione di qualcuno in luogo di quella di Allah, temere o amare qualcuno come si dovrebbe temere o amare unicamente Lui... Oppure fare per un idolo ciò che non si fa per Allah, o compiere un sacrificio senza mirare alla Sua approvazione.
Una volta esposti tali concetti, sarebbe certamente un’interpretazione superficiale considerare l’idolatria come semplice adorazione di statue. Ciò è indubbiamente un argomento di cui si avvalgono i miscredenti per giustificare la loro posizione. Secondo costoro, l’idolatria sarebbe giunta a un epilogo allorché gli idoli della Ka’ba furono distrutti all’epoca della diffusione del messaggio dell’Islam. Se ciò fosse vero, allora le centinaia di versetti che ammoniscono i credenti contro l’idolatria, di cui forniscono una dettagliata spiegazione, non riguarderebbero che qualche tribù primitiva della nostra epoca – un giudizio questo in netta contraddizione con l’essenza del Corano, il quale ci dice – e la sua parola prevarrà sino al Giorno della resurrezione – che, in ogni epoca, i pagani hanno vissuto fianco a fianco con i credenti:
Di conseguenza, Allah menziona nella Surat An-Nisâ’’ che perdonerà tutti i peccati ad eccezione dell’idolatria:
Allah afferma nel Corano che questi associati non possono né nuocere, né beneficare (Yûnus, 18), né creare alcunchè (Yûnus, 34; Al-Araf, 191), così come non possono soccorrere né se stessi né gli altri (Al-Araf, 192), né possono guidare sul retto cammino (Yûnus, 35). Nonostante la loro inerente debolezza, i pagani hanno costituito questi “associati” come idoli. La ragione principale di tale atteggiamento è il fatto che Allah conferisce alcuni dei Suoi attributi a questi esseri.
L’autorità, la sovranità, l’onore e la prosperità che una persona possiede, per esempio, in verità appartengono ad Allah. Come prova, Allah attribuisce alcuni dei Suoi attributi a determinate persone in questa vita. Attribuire tutto il potere, i beni ecc. alla personalità di qualcuno, mostrando quindi timore di lui, equivale ad associare altri ad Allah. Costui non è né un essere divino, né qualcuno che possiede la capacità di ottenere qualcosa autonomamente. A questo punto, è quasi superfluo osservare che non si tratta di altro che di esseri immaginari creati nella propria mente. Ciò è descritto nel Corano in questi termini:
La parola fitnah, l’equivalente di “oppressione”, ha in arabo diversi significati.
Fitnah è originariamente il procedimento in virtù del quale l’oro viene purificato degli altri elementi. Questa parola, tuttavia, come utilizzata nel Corano, indica le prove attraverso le quali i credenti vengono separati dai miscredenti e dagli ipocriti. Queste prove possiedono un carattere comune: possono essere per qualcuno una fonte di perdizione. Riassumendo, il fatto che qualcuno possa sia essere guidato sul vero cammino che traviato durante queste prove, dipende interamente dall’atteggiamento che questi assume di fronte alla religione. La preghiera del Profeta Mosè (la pace su di lui) è rivolta a questo genere di fitnah:
Allo stesso modo, un turbamento, una difficoltà, una malattia o la perdita della propria casa o della propria famiglia, possono essere citati come esempi di prove che si possono incontrare. La reazione di fronte a queste prove rivela quindi i veri credenti. Nessun mutamento interviene nell’atteggiamento di un credente allorché deve affrontare queste prove. La ribellione, la disperazione o l’angoscia provate di fronte alle prove indicano una debolezza nella fede.
Un credente è sempre consapevole del fatto che ogni incidente avviene per Volere di Allah. In tal modo, ripone tutta la fiducia in Lui ed è così in grado di affrontare anche i turbamenti più gravi con maturità. La perdita di un bene qualsiasi non reca afflizione quando si è capaci di impedire alle passioni mondane di prendere il controllo. Il credente sa che, adottando questo atteggiamento, potrà compiacere ad Allah.
Certi incidenti sono creati in modo speciale da Allah per rivelare l’atteggiamento dei miscredenti, come riferito in alcuni versetti del Corano:
Per esempio, una guerra incondizionata è un momento di grande prova. Indipendentemente dalle circostanze, i credenti, e solo i credenti, mostrano l’attitudine descritta nel Corano:
Ciò che appare buono e positivo per i credenti può essere causa di smarrimento per i miscredenti. I versetti seguenti indicano un’altra prova, una prova relativa al numero degli angeli nell’Inferno. Ciò che diviene oggetto di smarrimento per i miscredenti, può costituire una buona notizia per i credenti e pertanto un mezzo volto a fortificare la loro fede.
Il Corano fa specifico riferimento agli ipocriti come fonte di fitnah. Allah informa che gli ipocriti praticano diverse forme di fitnah; tentano fondamentalmente di impedire ai credenti di prendere parte alla guerra, fomentano complotti contro i messaggeri e i credenti, o tentano di fargli perdere il loro senso di responsabilità.
Gli ipocriti interpretano falsamente i versetti, o piuttosto ne deformano l’interpretazione e si conformano unicamente a quelli che tornano a loro vantaggio. I credenti, al contrario, assumono un atteggiamento totalmente differente; dimostrano completa sottomissione di fronte a qualsiasi circostanza.
In definitiva, i miscredenti e gli ipocriti dovranno sopportare i più grandi tormenti nell’Inferno per la fitnah che avranno causato.
Allah ricorda costantemente all’uomo che questo mondo è una residenza temporanea e un luogo in cui essere provati. Malgrado ciò, le persone persistono nel considerarlo come una residenza eterna e si distolgono dall’altra vita.
Chiunque rifiuti di considerare il Corano come una guida, nutrirà certamente ambizioni in questo mondo. Rischia quindi di patire grandi sofferenze per ogni incombenza quotidiana. I beni e i figli sono parimenti citati come fitnah nel versetto che segue:
Il criterio che crea il bisogno di avere dei figli è anche descritto nel Corano. Per cui, non si dovrà agire con questa intenzione semplicemente per costume, ma al fine di conseguire la soddisfazione di Allah. L’invocazione della moglie del Profeta Imran (che la pace sia con lui) ne è un esempio:
L’attitudine del Profeta Salomone nei confronti dei beni materiali costituisce un esempio per tutti i credenti. In luogo di evitare le ricchezze, i credenti le considerano come strumenti per ricordare la parola di Allah. La condotta di Suleyman è descritta nei seguenti versetti:
I due aspetti dell’anima
Nel Corano, Allah definisce i due aspetti dell’anima: quella che ispira il male e le cattive azioni e l’altra, che protegge da ogni ingerenza maligna. Come appare evidente in Surat Ash-Shams:
Oltre all’aspetto empio dell’anima, vediamo, da Surat As–Shams, che Allah ha ispirato nell’anima anche la coscienza, vale a dire il senso di ciò che è buono e di ciò che è cattivo. Nella seconda parte del versetto apprendiamo che chi accetta con sincerità l’empietà della propria anima e la purifica grazie all’ispirazione di Allah, otterrà la salvezza per l’eternità, la quale è vera e certa e da cui deriva l’approvazione, la misericordia e il Paradiso. Quelli che, al contrario, non espellono l’empietà dalle loro anime, dovranno affrontare una destino terribile.
A questo punto, si può trarre un‘importante conclusione: ogni anima è segnata dall’empietà; il solo modo per purificarla è di accettare e osservare i limiti posti da Allah seguendo la Sua Sua guida.
Una delle più importanti differenze fra i credenti ed i non credenti risulta a questo punto chiara. Soltanto l’insegnamento del Corano consente una comprensione interiore dell’aspetto empio dell’anima e i mezzi per rimediarvi. Identificare il male dell’anima e purificarla sono gli aspetti della vera religione e dei Messaggeri che l’hanno comunicata.
Nel versetto 87 di Surat Al-Baqara, Allah si rivolge in questa maniera al popolo ebraico: "Ogniquavolta un messaggero vi portava qualcosa che vi spiaceva, vi gonfiavate d'orgoglio! Qualcuno di loro lo avete smentito e altri li avete uccisi."
Come questo versetto suggerisce, i miscredenti si sottomettono semplicemente al male delle loro anime giungendo così a sfidare costantemente la vera religione e i suoi messaggeri. Tali individui non riescono a preservare la loro anima dalla cupidigia, come lo si è visto in Surat Ash-Shams.
A questo punto, possiamo dire di avere compreso chiaramente il lato “empio” dell’anima. L’anima, tuttavia, è anche aperta alla rettitudine, in altre parole, all’ispirazione di Allah. Questa ispirazione induce a fare ritorno a sé stessi e impedisce all‘anima di soddisfare le sue cattive inclinazioni. A tale ispirazione, che conduce l’uomo alla rettitudine, a tale capacità di discriminare il vero e il falso, si fa comunemente riferimento con il termine di "coscienza".
La coscienza è una bussola infallibile interna all’animo umano, la quale invita continuamente al bene. In tal senso, la coscienza è, in un certo modo, la voce di Allah che risuona all’interno di noi stessi. Purché una persona l’ascolti e comprenda i principi fondamentali del Corano, procederà sempre sul retto cammino.
Finché un individuo seguirà la voce della propria coscienza, sarà un modello che manifesterà gli attributi di Allah nella sua persona. Allah è infinitamente compassionevole e misericordioso; chi si sottomette a Lui avrà misericordia degli altri. Allah è infinitamente intelligente, e così anche un credente che Lo serve sarà intelligente. Più si sentirà vicino ad Allah, più si sottometterà a Lui e più si purificherà alla Sua presenza:
Ad esempio, Allah comanda all’uomo di spendere ciò che eccede i suoi bisogni. Un individuo può determinare la natura dei suoi bisogni solo mediante la sua anima. Chi è privo di sensibilità, non è sicuramente in grado di determinare il giusto valore dei propri bisogni e non può così rispondere ai comandamenti di Allah nel modo migliore.
Nel corso della vita quotidiana, ci si confronta costantemente con situazioni che esigono una scelta. Una sola di queste scelte, tuttavia, si conforma al volere di Allah. I credenti sono responsabili di compiere la scelta idonea, seguendo l’ispirazione di Allah. È questo infatti ciò che si percepisce nel momento della scelta, la voce che guida al cammino retto. Solo successivamente, nella seconda fase, l’anima entra in scena, deviando verso alternative inaccettabili. È durante questa fase che l’anima accampa varie scuse per giustificare le opzioni errate. Il Corano fornisce numerosi esempi di tali “scusanti”.
I credenti dovrebbero sapere come fare fronte a tali mormorii, evitando di prestar loro alcuna attenzione, senza dargli ascolto, proseguendo semplicemente nella propria strada, ispirati dalla buona coscienza. Gli esempi che ci vengono offerti nel Corano riguardo alla coscienza dovrebbero indurre l’uomo ad una riflessione. Nel versetto seguente, si parla dello zelo di alcuni credenti per trovare i mezzi per lottare nel cammino di Allah:
L’aspetto empio dell’anima non può sviare un credente all’improvviso. Essa incoraggia piuttosto la negligenza di quelle responsabilità che deve assumere per la causa di Allah. Avanzando delle scuse, l’anima tenta di distrarre la persona dall’osservanza dei limiti posti da Allah. L’influenza dell’anima diviene più intensa allorché si soggiace ai suoi desideri. Gli effetti di un tale atteggiamento possono risultare estremamente dannosi alla fede, tanto da poter condurre alla miscredenza. Quali che siano le circostanze, il credente deve conformarsi ai comandamenti di Allah e contenere costantemente i desideri e i capricci del suo ego. Del resto, Allah si rivolge così ai Suoi servitori:
L’unica guida dei miscredenti è questo aspetto maligno e negativo dell’anima, chiamato hawa. Soddisfare i propri vani desideri e le passioni diviene un modo di vita per loro. Di conseguenza, tutte le loro facoltà mentali e tutti i loro sforzi si basano sulla gratificazione dei loro capricci. In tale stato, diviene praticamente impossibile per un miscredente comprendere gli insegnamenti della religione. Il Corano riferisce questo fatto:
Una persona che diviene schiava dell’invidia e dei desideri, abbandonando quindi il ricordo di Allah, perde facilmente contatto con la saggezza. Come dice il Corano, si tratta di "gente che non ragiona" (Al Hashr, 14). A prima vista, ciò può sembrare incomprensibile. La maggioranza delle persone crede, infatti, che ogni uomo sia dotato di saggezza e che questa non subisca alcun cambiamento restando costante ed identica, indifferentemente dai tempi e dalle circostanze. Vi è, tuttavia, una incomprensione dovuta all’uso intercambiabile dei concetti di intelligenza e di saggezza. Contrariamente all’opinione comune, l’intelligenza e la saggezza sono completamente diverse. Chiunque può essere intelligente mentre la saggezza è uno degli attributi di chi ha la fede.
Essendo consapevole che, seguendo l’aspetto malvagio della propria anima, l’uomo rischia di perdersi, quali possono essere i mezzi per acquisire la saggezza? La risposta è evidente: l’uomo raggiunge la saggezza allorché obbedisce alla sua coscienza la quale gli ispira i mezzi per proteggersi dai mali del proprio animo.
La saggezza, come descritta nel Corano, è uno stato spirituale che si prova nel più profondo dell’animo. In più di un versetto, si trovano dei riferimenti "ai cuori dotati di saggezza". In questo modo, possiamo pienamente comprendere che la vera saggezza differisce molto dall’intelligenza, la quale è una pura funzione del cervello. La saggezza risiede nel cuore dell’uomo, nel suo animo. Il Corano rivela che la saggezza si trova nel cuore, dal che si deduce che quanti sono sprovvisti di saggezza patiscono tale mancanza a causa dei loro cuori, i quali sono sono ciechi:
Un punto merita qui la nostra attenzione: la saggezza non è costante, ma varia. L’intelligenza, in quanto funzione del cervello, al contrario, non cambia, se non in caso di accidenti o di malattia mentale. Tutti possiedono un quoziente intellettivo costante. La saggezza, al contrario, può aumentare o diminuire a seconda della forza dell’anima ed del timore di Allah (taqwa). In questo modo, si dispone di un criterio in forza del quale è possibile distinguere il vero dal falso. Questo fenomeno, che è interamente metafisico, è rivelato all’uomo nel versetto che segue:
O voi che credete! Se temete Allah, vi concederà la capacità di distinguere [il bene dal male] , cancellerà le vostre colpe e vi perdonerà.
"I loro cuori sono stati sigillati e non comprenderanno" (Surat-at-Tawba, 87). Ciò costituisce un’importante affermazione nel Corano, la quale sottolinea l’importanza rivestita dal cuore ai fini della comprensione.
Il Corano dedica inoltre uno spazio considerevole all’analisi della relazione fra cuore e comprensione, la quale ritorna in termini diversi.
Le persone dotate di intelletto e i fattori che ostacolano la saggezza
Cosa significa il termine "persone dotate di intelletto"? La risposta ci è fornita dal Corano stesso. I desideri vani e le passioni sono i fattori principali che privano di comprensione il cuore. L’invidia ne è un esempio. Non ci si potrà attendere saggezza da parte di chi ha lo spirito occupato da questo cattivo sentimento. Sotto l’influenza della gelosia, ci si sente distratti. Non si può fare a meno di pensare alla persona di cui si è gelosi, nei cui confronti si prova collera e rancore. In questo stato, lo spirito è inondato dalla gelosia privando quindi della capacità di pensare correttamente, o di formulare giudizi di valore.
Ogni altra ambizioni e passione costituisce parimenti un freno alla saggezza. La brama di beni e ricchezza ha una grande influenza sull’uomo. Una illimitata passione per i beni terreni rende schiavi, che lo si voglia o meno. Tutte le capacità mentali sono concentrate sul modo di trarre vantaggio dai beni e dal denaro.
Il timore del futuro è la principale preoccupazione di un miscredente. Vive una vita disordinata, piena di pensieri, nel timore di cadere malato ovvero di perdere i propri beni. I miscredenti passano ore a immaginare il loro futuro, e ciò è certamente di ostacolo a una buona riflessione. I timori e le preoccupazioni li fanno sentire sotto pressione e bloccano gran parte delle loro capacità mentali. Parimenti, il timore della morte influenza l’uomo. Tale pensiero riempie di dolore e di dispiacere il cuore dei miscredenti. La morte giunge in un momento, tuttavia. Cionostante, resta per loro una fonte di pena nel corso della loro intera esistenza. Per i credenti, al contrario, la morte non è motivo di tristezza.
Tali sono i timori e le passioni che impediscono la capacità di comprensione. L’uomo, divenuto schiavo di queste passioni, non può concentrare l’attenzione sui principali temi di riflessione. Una persona deve orientare tutti i suoi pensieri verso il suo Creatore, Che lo ha tratto da uno stato di non esistenza a una nobile creazione. Un cuore pieno di ambizioni mondane è quindi incapace di ricordare Allah. Solo quanti si sono purificati dalle vane ambizioni, dal timore e dall’avidità egoista, possono giungere a una profonda comprensione di Allah ed obbedirGli.
O l’uomo obbedisce ad Allah, oppure obbedisce ai propri desideri. Quando si obbedisce ad Allah, si evita di seguire i propri desideri e si giunge alla saggezza. Il contrario è altrettanto vero; adorare i propri desideri significa programmare tutti i propri pensieri e tutti i propri comportamenti in accordo con l’illimitata cupidigia dell’animo.
Quando i desideri prendono controllo dello spirito, il cuore viene sigillato. Diviene impermeabile alla luce divina e perde quindi le sue facoltà di "comprensione" (At Tawbah, 87), di "sapere" (At Tawbah, 93), diviene duro, insensibile e perde la sua sensitività. Una persona in tale stato diviene incapace di esercitare le sue funzioni spirituali. Vale a dire, non può avere accesso alla saggezza. In questo processo, l’individuo non può rendersi conto di avere perduto la propria capacità di comprensione, avendo perso il criterio che consente di distinguere il vero dal falso. Sebbene colui che ottiene saggezza è sempre cosciente di questo positivo mutamento, lo stesso, non si può dire del contrario. Questo caso rassomiglia a quello di un uomo che sviene o entra in coma. In entrambe i casi, non potrà mai conoscere lo stato in cui si trovava prima di riprendere coscienza.
Nel Corano, lo stato di coloro che sono sprovvisti di saggezza è spiegato con queste parole:
Il sentimentalismo costituisce un pericolo palese per la ragione. Esercita un tale controllo su questa facoltà da pregiudicare la capacità di giudizio. Una persona sentimentale, sotto l’impeto delle emozioni, può facilmente lasciarsi andare ad azioni folli e imprudenti. Un credente, al contrario, mantiene sempre le sue emozioni sotto il controllo della ragione.
Il concetto d’amore, per esempio, può avere due differenti dimensioni; può essere sia emozionale, sia razionale. Una persona sentimentale rischia di provare un profondo attaccamento a persone o a oggetti che non meritano alcun affetto. Come prevalente in numerose culture – particolarmente quelle orientali– si tende a mostrare una profonda infatuazione per coloro che non rispettano la devozione o che contraccambiano l’amore sincero con la sofferenza.
Al contrario, l’amore di un credente è sempre fondato su solide basi. Nell’oggetto del suo amore egli identifica principalmente l’esistenza degli “attributi di fede” o “attributi del credente”, secondo la definizione del Corano. Non mostra mai affetto per chi non meriti di essere amato.
In numerosi versetti, Allah attira la nostra attenzione sui pericoli dell’amore sentimentale:
Numerosi altri ammonimenti del Corano mostrano i pericoli dell’amore per i miscredenti. La storia del Profeta Noè (as) costituisce un esempio in proposito: Noè domandò il perdono di Allah per suo figlio il quale non Lo adorava e pregò affinché fosse salvato dal diluvio. Allah disse a Noè che suo figlio era uno degli infedeli e che non si doveva amare un nemico di un Messaggero di Allah:
Anche le spose di Noè e di Lot furono tra quei miscredenti che meritarono una severa punizione da parte di Allah. Il popolo di Lot si perse e fu quindi completamente distrutto. Appena prima della distruzione, gli angeli si recarono da Lot dicendogli di abbandonare la città e di lasciarsi dietro sua moglie. Lot obbedì a questo comando senza alcuna esitazione:
Nel Corano, i comportamenti non emotivi dimostrati dai credenti non si limitano unicamente all’amore. Il Libro Santo fa riferimento a diversi altri generi di comportamento razionale, come testimoniano i seguenti esempi: la madre di Mosè non esitò a lasciare che suo figlio fluttuasse sulle acque del fiume nel momento in cui ricevette l’ispirazione da parte di Allah (Surat al Qasas, 7); i credenti dominano la loro collera e perdonano gli altri (Âl ‘Imrân,134); non disperano riguardo a ciò che giunge loro (Surat al Hadid, 23) e offrono generosamente ciò che prediligono (Surat al ‘Imrân,92).
Un punto, tuttavia, deve essere qui approfondito: il fatto di non essere sentimentali non significa in alcun modo essere insensibili. I credenti, al contrario, sono persone dal cuore tenero. Gli attributi del Profeta Abramo sono così descritti nel Corano: "Abramo era tenero e premuroso [nei confronti del padre]". Ciò che qui si intende criticare del sentimentalismo è il suo prevalente aspetto negativo nella cultura di una società ignorante. Un modo di pensare sentimentale fa si che le emozioni oscurino totalmente la facoltà di giudizio, il che rischia di ingenerare ragionamenti corrotti contrari ai principi del Corano. In seno a tale cultura, non è lo spirito, ma piuttosto l’aspetto empio dell’anima a ingenerare queste emozioni.
In seno a una comunità si possono osservare diversi esempi di tale atteggiamento: il sentimentalismo delle ragazze ne è un tipico esempio. Dominate dalle emozioni, le ragazze amano più l’aspetto esteriore (l’immagine) di un uomo che il suo carattere e il suo spirito. Ciò è dovuto, senza dubbio, dalla mentalità inculcata da parte della società. L’esperienza può tuttavia condurre alla saggezza. Per lo più, dopo breve tempo, la ragazza finisce disgraziatamente per realizzare il lato negativo o puramente inumano dell’uomo che ama.
L’attenzione presenta volti differenti. Trarre lezioni dagli avvenimenti, frequentare persone dotate di intelletto e vigilanza, percepire i segni evidenti che circondano l’uomo, compiere alcune azioni prendendo in considerazione tutti gli svantaggi, sono i segni di un atteggiamento sollecito. Un credente dovrebbe essere estremamente attento e guardingo. Il lassismo, l’indifferenza o la noncuranza costituiscono così le caratteristiche tipiche dei miscredenti. I credenti, al contrario, sono estremamente cauti, attenti e vigili, e incoraggiano gli altri con il loro entusiasmo.
Al contrario, uno dei principi fondamentali della logica risiede nel fatto di non riporre la propria fiducia in una cosa che non sia basata su di un ragionamento sensato. Nessun uomo dotato di intelletto fonda la propria esistenza su di un sistema di natura dubbia. Per esempio, nessuno prende un medicinale a caso pensando che "possa alleviare il proprio male". Ogni azione deve essere fondata su fatti razionali.
I miscredenti, tuttavia, o coloro che associano altri ad Allah, assumono un tale atteggiamento poco illuminato. Ciò in quanto la loro vita è basata su alcune congetture. Per esempio, la maggior parte di costoro immagina di non dover essere chiamata a rendere conto delle azioni compiute nel Giorno del Giudizio, o, anche fosse, ritiene di venire giudicata innocente. Tutti i sistemi e le ideologie che abbracciano sono parimenti basate su credenze infondate. Il loro punto di vista su questo mondo non ha alcun fondamento autentico.
La sura Al Kahf, racconta la storia di due uomini: uno miscredente, il quale fonda la sua esistenza su congetture erronee e su supposizioni, mentre l’altro credente:
Certamente, un livello di moralità tanto elevato quanto quello mostrato dai credenti è in netto contrasto con quello dei miscredenti. Si considerino, per esempio, la sincerità e la franchezza in contrasto alla natura menzognera e ipocrita di quelli che rifiutano la fede e vi si oppongono. Allo stesso modo, l’atteggiamento generoso, coraggioso e modesto dei credenti differisce profondamente da quello arrogante, spietato ed egoista di alcuni miscredenti.
Un’altro tratto che distingue questi due gruppi è il significato della lealtà. I miscredenti non possono mai essere sinceri nel vero senso della parola, in gran parte per il fatto che le loro motivazioni sono per lo più egoistiche: a volte pochi momenti sono sufficienti a distruggere un’amicizia pluriennale o un rapporto familiare. Allo stesso modo, abbandonano facilmente uno sforzo o una lotta che ritengono giusta.
I credenti, al contrario, reagiscono in maniera completamente differente. Il criterio sulla base del quale regolano le loro azioni ed ogni momento della loro vita è descritto in questo versetto:
Ecco perché lotta per il prestigio e considera ogni cosa che possa comprometterlo come una seria minaccia alla sua persona. Tenta quindi di proteggersi sprofondando sempre di più nella menzogna. Tuttavia, nel momento in cui i credenti cominciano a svelare la sua perfidia, è obbligato ad assumere un comportamento sempre più ipocrita. A questo punto, fa di tutto per discolparsi e allearsi con i miscredenti e gli ipocriti.
I credenti sinceri, d’altra parte, perseverano con fermezza sul cammino della rettitudine e dell’obbedienza al Profeta (saas) sino alla morte, in quanto la loro obbedienza è solo per Allah, come riferito nel seguente versetto:
... a coloro che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato che trovano chiaramente menzionato nella Torâh e nell'Ingil, colui che ordina le buone consuetudini e proibisce ciò che è riprovevole, che dichiara lecite le cose buone e vieta quelle cattive, che li libera del loro fardello e dei legami che li opprimono. Coloro che crederanno in lui, lo onoreranno, lo assisteranno e seguiranno la luce che è scesa con lui, invero prospereranno.
La vittoria dei credenti dipende parimenti dalla loro obbedienza al Messaggero e a quanti di loro detengono l’autorità. Come contropartita alla loro obbedienza, Allah li sostiene e accorda loro una vittoria gloriosa. L’inverso è ugualmente vero. In caso di disobbedienza, perderanno la supremazia sui miscredenti. Allah, nel versetto che segue, riferisce un incidente accaduto ai tempo del Profeta:
Il segreto al di là della materia
L'Islam denuncia il terrorismo
IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE
IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE
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