La preghiera è un mezzo per esprimere profondamente il proprio stato di debolezza e di impotenza di fronte al Creatore. Questi sono segni evidenti della fragilità dell’uomo, il quale non potrà mai soddisfare i propri bisogni o realizzare le proprie aspirazioni, qualora non benefici della grazia di Allah. La preghiera è una delle forme più pure, chiare ed oneste per esprimere il proprio stato di servitù dinanzi al proprio Creatore. Viene detto nel Corano che i redenti sono coloro che "invocano il loro Signore al mattina e alla sera".
E persevera insieme con coloro che invocano il loro Signore al mattino e alla sera, desiderando il Suo Volto. Non vadano oltre loro i tuoi occhi, in cerca degli agi di questa vita. Non dar retta a colui il cui cuore abbiamo reso indifferente al Ricordo di Noi, che si abbandona alle sue passioni ed è oltraggioso nel suo agire. (Surat al Kahf, 28)
È, nondimeno, importante saper cogliere il vero senso della preghiera, dal momento che ciò che la maggior parte delle persone intende per essa differisce da quanto rivelato nel Corano. Questo perché le informazioni di cui si dispone a riguardo sono per lo più estranee al Corano, come la tradizione, i genitori, gli antenati, ecc. Per tale ragione è necessario conoscere approfonditamente la morale e la prospettiva coranica.
Il Corano parla di un tipo di preghiera fatta “con umiltà”. Pregando, l’uomo deve riconoscere la propria debolezza e fragilità in presenza del suo Creatore e sentire di trovarsi nel disperato bisogno della Sua guida. In tal modo, la preghiera corrisponde ai criteri stabiliti da Allah definiti nel seguente versetto:
Invocate il vostro Signore umilmente e in segreto. Egli, in verità, non ama i trasgressori. (Surat al-A’râf, 55)
Le invocazioni dei credenti contenute nel Corano servono da esempio. Citeremo quella di Zaccaria:
Quando invocò il suo Signore con un'invocazione segreta, dicendo: «O Signor mio, già sono stanche le mie ossa e sul mio capo brilla la canizie e non sono mai stato deluso invocandoti, o mio Signore! Mia moglie è sterile e temo [il comportamento] dei miei parenti dopo di me: concedimi, da parte Tua, un erede». (Surah Maryam, 4-5)
Un’altra caratteristica della preghiera dei credenti è il fatto di essere compiuta con un misto di "timore e di speranza":
Strappano i loro corpi dai letti per invocare il loro Signore, per timore e speranza, e sono generosi di quello che abbiamo loro concesso. (Surat as Sajda, 16)
I credenti temono Allah con un rispetto puro e sincero, sperando nella Sua grazia e nella Sua misericordia. Allah accetta la preghiera quando è formulata con sincerità al fine di ottenere il Suo consenso.
Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all'appello di chi Mi chiama quando Mi invoca. Procurino quindi di rispondere al Mio richiamo e credano in Me, sì che possano essere ben guidati. (Surat al Baqara, 186)
Il vostro Signore ha detto: «InvocateMi, vi risponderò. Coloro che per superbia non Mi adorano, entreranno presto nell'Inferno, umiliati». (Surat al-Ghâfir, 60)
Mentre prega, l’uomo deve essere certo che Allah risponderà al suo appello. Dovrà essere cosciente che Egli è il Signore di ogni cosa, Onnipotente e Onnisciente, il Quale conosce e vede tutto. In questa ardente ricerca, il credente non si scoraggia mai ed attende pazientemente la risposta di Allah. Animato da solida fede nella Sua giustizia, evita di adottare un atteggiamento ansioso e disperato. Lo stato di spirito di chi aderisce al messaggio del Corano non lascia posto al dubbio circa la risposta che Allah darà alla sua richiesta. Lo stato di coloro che si lasciano assalire dai dubbi è in contraddizione con il messaggio del Corano. All’essenza della preghiera si trova un approccio sincero e una fede profonda in Allah, secondo le parole del Profeta Salih:
"Il mio Signore è vicino e pronto a rispondere" (Surah Hûd, 61). il credente ha una totale fiducia in Allah.
Tuttavia, il fatto che Allah risponda alle richieste dei Suoi servitori, non significa necessariamente che essi otterranno tutto ciò che vogliono. Questo perché si possono addirittura chiedere cose che risultano negative. In questo caso, Allah accorderà le cose migliori ai Suoi servitori.
Allah avvolge l’uomo nella Sua misericordia e conosce tutti i suoi bisogni. Risponde sempre a una richiesta sincera, anche se tale risposta può discordare con i desideri del devoto: "Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete". (Surat al Baqara, 216)
È quindi possibile che qualcuno non possa distinguere fra ciò che è buono e ciò che è nocivo per lui. Potrebbe chiedere al suo Creatore qualcosa a proprio detrimento: "L'uomo invoca il male come invoca il bene. In verità l'uomo è frettoloso". (Surat al Isra, 11)
Di conseguenza, l’uomo dovrà prima di tutto aspirare al compiacimento e alla misericordia di Allah. Lo dovrà implorare di fortificare la sua anima. Allah conosce ciò che è buono per l’uomo. La preghiera del Profeta Salomone costituisce un eccellente esempio: "… Concedimi, o Signore, di esserTi grato per il favore che hai concesso a me a mio padre e a mia madre e [concedimi] di compiere il bene che Tu gradisci e, per la Tua misericordia, fammi entrare tra i Tuoi virtuosi servitori". (Surat an-Naml, 19)
È inoltre auspicabile che i credenti invochino tutto ciò che viene lodato nel Corano. L’elemento principale è la sincerità e l’onestà e a tal fine non si deve esitare nel chiederle ad Allah. Egli conosce perfettamente ciò che i Suoi servitori desiderano. Invero, è Lui a porre nelle loro anime i loro desideri e le loro speranze.
Allah risponde alle invocazioni sincere dei credenti. Nel Corano si trovano citati molti esempi. Allah ha concesso numerose grazie ai Suoi Messaggeri e ai credenti:
E si rivolse Giobbe al suo Signore: «Il male mi ha colpito, ma Tu sei il più misericordioso dei misericordiosi!». Gli rispondemmo e lo sollevammo dal male che lo affliggeva e gli restituimmo la sua famiglia e un'altra ancora, segno di misericordia da parte Nostra e Monito per coloro che [Ci] adorano. E Ismaele e Idris e Dhû 'l-Kifl ! Tutti furono perseveranti, che facemmo beneficiare nella Nostra misericordia: tutti erano dei devoti. E l'Uomo del Pesce, quando se ne andò irritato. Pensava che non potessimo niente contro di lui. Poi implorò così nelle tenebre: «Non c'è altro dio all'infuori di Te! Gloria a Te! Io sono stato un ingiusto!». Gli rispondemmo e lo salvammo dalla disperazione. Così salviamo coloro che credono. E Zaccaria si rivolse al suo Signore: « Non lasciarmi solo, Signore, Tu sei il migliore degli eredi». Lo esaudimmo e gli demmo Giovanni e sanammo la sua sposa . In verità tendevano al bene, Ci invocavano con amore e trepidazione ed erano umili davanti a Noi. (Surat al-Anbiyâ’, 83-90)
L’adoratore comprende che Allah conosce e vede ogni cosa, anche il rispetto e il timore per Lui. Riconosce il proprio profondo stato di servitù nei Suoi confronti.
La preghiera, essendo un importante atto di adorazione, non è riservata solo all’ottenimento di un particolare desiderio. L’uomo, essendo assillato in ogni momento da numerose esigenze, dovrà approfittare di ogni momento per invocare il suo Signore. Esistono, sicuramente, dei momenti più favorevoli per l’invocazione: la preghiera della notte e dell’alba sono indicate nel Corano come momenti appropriati per l’adorazione.
L’uomo non dovrà tuttavia smettere di invocarLo nel corso dell’intera giornata, in quanto ogni avvenimento è sotto il controllo di Allah. Dovrà volgersi a Lui per implorare la Sua guida e il Suo aiuto in ogni situazione. Dovrà inoltre pregare affinché Egli accetti il bene compiuto sulla base dell’esempio di Abramo:
E quando Abramo e Ismaele posero le fondamenta della Casa, dissero: “O Signor nostro, accettala da noi! Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce!” (Surat al Baqara, 127)
Allah descrive coloro che Lo pregano e si volgono a Lui in ogni circostanza, quanti
"in piedi, seduti o coricati su un fianco ricordano Allah…" (Surat al ‘Imrân, 191). I credenti sono ovviamente lodati nel Corano per questa attitudine.
Invero Abramo era magnanimo, umile, incline al pentimento. (Surah Hûd, 75)
In verità Abramo fu un modello, obbediente ad Allah e sincero: egli non era affatto un politeista. (Surah Hûd, 120)
Sopporta con pazienza quel che dicono e ricordati del Nostro servo Davide, così forte, così pronto al pentimento. (Surah Sad, 17)
Lo trovammo perseverante, un servo ottimo, pronto al pentimento. (Surah Sad, 44)
Il versetto che segue costituisce la chiave per comprendere l’invocazione:
Di': «Il mio Signore non si curerà affatto di voi se non Lo invocherete. [Ma] già tacciaste di menzogna [la Sua Rivelazione] e presto [ne subirete] le inevitabili [conseguenze]. (Surat al-Furqân, 77)
Il Corano ci ricorda parimenti che sin dai tempi antichi i pagani pregavano Allah. Esiste, tuttavia, una grande differenza fra la loro preghiera e quella dei credenti.
I credenti si volgono ad Allah in ogni circostanza. Nei momenti di benessere come durante le avversità, il loro atteggiamento non cambia, continuano a pregare, coscienti della loro debolezza dinanzi ad Allah.
I pagani restano lontani da Allah. Soltanto nei momenti di difficoltà prendono coscienza delle loro debolezze, e sono quindi indotti a volgersi verso di Lui. La loro invocazione nei momenti di turbamento è indubbiamente sincera. Ma non appena la situazione migliora, dimenticano di avere invocato la misericordia di Allah e danno prova di ingratitudine. Nel Corano ritroviamo numerosi esempi di questo atteggiamento:
Quando la disgrazia lo tocca, l'uomo Ci invoca, coricato su un fianco, seduto o in piedi. Quando poi lo liberiamo dalla sua disgrazia si comporta come se non Ci avesse mai invocato a proposito della disgrazia che lo ha colto. Così abbelliamo agli empi le azioni loro. (Surah Yûnus, 12)
Quando colmiamo di favore l'uomo, egli si sottrae e si allontana. Quando invece lo colpisce una sventura, allora invoca a lungo. (Surah Fussilat, 51)
Quando una sventura lo coglie, l'uomo invoca il suo Signore e si volge a Lui pentito. Poi, quando Allah gli concede una grazia, dimentica la ragione per cui si raccomandava e attribuisce ad Allah consimili per allontanare gli altri dalla Sua via. Di' [a codesto uomo]: «Goditi la tua miscredenza! In verità sei tra i compagni del Fuoco». (Surat az-Zumar, 8)
Quando una digrazia lo colpisce, l'uomo Ci invoca. Poi, quando gli concediamo una grazia, dice: « Questo proviene dalla mia scienza! » . Si tratta invece di una tentazione, ma la maggior parte di loro non lo sa. (Surat az-Zumar, 49).
Quando un male colpisce gli uomini, invocano il loro Signore e tornano a Lui. Quando poi li gratifica con una misericordia che proviene da Lui, alcuni di loro Gli attribuiscono consoci. (Surat ar-Rum, 33)
In altri versetti, il Corano cita l’esempio di una nave. Al momento del naufragio, l’uomo capisce di trovarsi una situazione d’emergenza e si mette a pregare sinceramente, esprimendo il proprio pentimento ed implorando il soccorso di Allah. Nel preciso istante in cui si rende conto che nessun altro essere può prestare soccorso, l’uomo prova una grande disperazione. È allora che si volge ad Allah. Una volta che Allah l’ha salvata, tale persona adotta lo stesso atteggiamento visto sopra.
Egli è Colui che vi fa viaggiare per terra e per mare. Quando siete su battelli che navigano col buon vento, [gli uomini] esultano. Quando sorge un vento impetuoso e le onde si alzano da ogni parte, invocano Allah e Gli rendono un culto puro: «Se ci salvi, saremo certamente riconoscenti!…». Quando poi Allah li ha salvati, ecco che che si mostrano ribelli sulla terra! O uomini, invero la vostra ribellione è contro voi stessi, [avrete] gioia effimera nella vita terrena e poi sarete ricondotti verso di Noi, e allora vi informeremo circa il vostro operato. (Surah Yûnus, 22-23)
Quando li copre un'onda come fosse tenebra, invocano Allah e Gli rendono un culto puro; quando poi [Allah] li mette al sicuro sulla terra ferma, alcuni di loro seguono una via intermedia . Solo il peggior traditore, il peggior ingrato rinnegherà i Nostri segni. (Surah Luqman, 32)
Di': «Chi vi salverebbe dalle tenebre della terra e del mare? InvocateLo umilmente e in segreto: "Se ci sollevi da ciò, saremo certamente riconoscenti"». Di': «Allah vi libererà da ciò e da tutte le angosce. Ciò nonostante [Gli] attribuite consimili!». (Surat al-An’âm, 63-64) .
I credenti dovranno costantemente invocare Allah e riporre la loro fiducia in Lui, sapendo che non c’è nessun altro che possa aiutarli o proteggerli.
Invocate Allah e rendetegli un culto puro, nonostante ciò spiaccia ai miscredenti. (Surat al-Ghâfir, 14)
Di': “Non invoco altri che il mio Signore e non Gli associo alcunché”. (Surat al Jinn, 20)
I credenti conseguono una sincera gratificazione solo quando chiedono aiuto ad Allah, sicuri del fatto che il loro Creatore si occupa di loro e li protegge. Questo costituisce il più alto grado di felicità che si possa avere sia in questo mondo che nell’altro. La preghiera è una fonte di soddisfazione prosegue anche nell’altra vita. Il Corano afferma infatti che i credenti lo invocheranno anche nell’aldilà:
Coloro che credono e compiono il bene, Allah li guiderà grazie alla loro fede: ai loro piedi scorreranno i ruscelli nei Giardini della delizia. Colà la loro invocazione sarà: «Gloria a Te, Allah»; il loro saluto: «Pace»; e l'ultima delle loro invocazioni [sarà]: «La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi». (Surah Yûnus, 9-10)