Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

La determinazione


La determinazione è una dei più importanti attributi di un credente. Un credente non manca mai di entusiasmo e di dedizione. Si impegna nella lotta, unicamente per ottenere il compiacimento di Allah. È per questo che nessuna difficoltà potrà mai essere d’ostacolo ai suoi sforzi. Non si preoccupa mai di ciò che dicono o pensano gli altri di lui. Il suo unico scopo è servire la causa del suo Signore e a tal fine informa la sua vita.
Allah mette alla prova la determinazione dei credenti, in differenti modi; sia nei loro periodici turbamenti, sia presentandogli delle difficoltà.
Sicuramente vi metteremo alla prova con terrore, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti. Ebbene, dà la buona novella a coloro che perseverano. (Surat al Baqara, 155)
Ogni credente che si impegni totalmente dà, tuttavia, prova di pazienza in ogni circostanza. Allah loda questo atteggiamento dei credenti nel versetto che segue:
Quanti Profeti combatterono affiancati da numerosi discepoli senza perdersi d'animo per ciò che li colpiva sul sentiero di Allah, senza infiacchirsi e senza cedere! Allah ama i perseveranti. Solo dissero: "Signore, perdona i nostri errori e gli eccessi che abbiamo commesso, rinsalda le nostre gambe e dacci la vittoria sugli infedeli". (Surat al ‘Imrân, 146-147)
La mancanza d’impegno è, d’altra parte, un tratto di quanti hanno un’infermità nel cuore, come confermato nel versetto che segue:
Soltanto coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno ti chiedono dispensa: i loro cuori sono dubbiosi e restano sospesi nei loro dubbi. (Surat at Tawbah, 45)
Oltre alle difficoltà, ai dubbi, all’angoscia, anche la prosperità e l’abbondanza possono compromettere la determinazione delle persone. Gli agi raffreddano spesso l’entusiasmo. Nel Corano, il fatto di divenire insolenti e di volgere sguardo da Allah dopo aver beneficiato dei suoi favori, è descritto come una caratteristica dei miscredenti:
Quando la disgrazia lo tocca, l'uomo Ci invoca, coricato su un fianco, seduto o in piedi. Quando poi lo liberiamo dalla sua disgrazia si comporta come se non Ci avesse mai invocato a proposito della disgrazia che lo ha colto. Così abbelliamo agli empi le azioni loro. (Surah Yûnus, 12)
Ciò non è tuttavia il caso dei veri credenti. La prosperità, la grandezza, la ricchezza o il potere non mutano mai il loro atteggiamento. Sono ben consapevoli che tutti questi favori sono stati loro accordati da Allah, il Quale può sottrarli quando vuole. Quindi non esultano mai riguardo ai loro successi.
Desiderare l’altra vita e lottare a tal fine con tutte le forze, così come evitare comportamenti stravaganti nel corso della vita giornaliera, sono segni di determinazione di un vero credente. Coloro che lottano con "tutte le loro forze" sono così descritti nel Corano:
Quanto invece a chi vuole l'altra vita, sforzandosi a tal fine ed è credente... il loro sforzo sarà accetto. (Surat al Isrâ’, 19)
Allah raccomanda di non perdere mai la speranza e di dar prova di incessante entusiasmo:
Non perdetevi d'animo, non vi affliggete: se siete credenti avrete il sopravvento. (Surat al ‘Imrân, 139)
La determinazione è dunque un tratto significativo dei credenti. I veri credenti compiono ciò che è loro richiesto con ferma determinazione sino sino a che non incontrano la loro morte.
Tra i credenti ci sono uomini che sono stati fedeli al patto che avevano stretto con Allah. Alcuni di loro hanno raggiunto il termine della vita, altri ancora attendono; ma il loro atteggiamento non cambia. (Surat al Ahzab, 23)
Gli ipocriti, d’altra parte, danno prova d’inconsistenza quanto ai loro comportamenti e ai loro atteggiamenti, e cambiano spesso in base al tipo di persone con le quali intrattengono rapporti. Allorché i credenti riportano una vittoria, gli ipocriti vogliono condividere il successo, mentre, nei periodi di difficoltà, si tengono lontani dalla comunità dei credenti. Ciò costituisce una prova evidente della loro natura ipocrita.
In un versetto, Allah parla della comunità di Kahf, nel cuore dei cui membri Egli aveva instillato coraggio, come un eccellente esempio di determinazione per i credenti, in quanto persistettero nella loro fede nonostante vivessero in una comunità di miscredenti. La perseveranza nell’adorazione è parimenti importante nella nozione di costanza. Soltanto la morte pone termine alla determinazione di un credente. Un credente si impegna a dar prova di pazienza e ad adempiere alle sue responsabilità nei confronti di Allah sino alla morte:
In verità coloro che prestano giuramento [di fedeltà], è ad Allah che lo prestano: la mano di Allah è sopra le loro mani. Chi mancherà al giuramento lo farà solo a suo danno; a chi invece si atterrà al patto con Allah, Egli concederà una ricompensa immensa. (Surat al Fath, 10)
La perseveranza
Nel corso della sua intera esistenza, l’adorazione fondamentale di un credente implica due cose: il costante rispetto dei principi insegnati nel Corano e il rifiuto di quei comportamenti che si oppongono a tali precetti. Il termine "pazienza" ingloba le virtù della determinazione, il fatto di non tollerare alcuna negligenza o ritardo nella Sua adorazione, e la protezione contro l’indifferenza.
Questa è la ragione per cui la pazienza e la costanza sono due concetti differenti. La costanza implica la nozione di resistenza e solidità. Sottintende, infatti, la resistenza alle difficoltà o al dolore. La pazienza di cui dà prova il credente è totalmente differente, in quanto non si sente vinto nè demoralizzato. Al contrario, si sente vicino ad Allah e in tal modo prova gioia di fronte alle tribolazioni che si abbattono su di lui. Ciò diviene per lui una fonte di ardore e di incitamento.
Numerosi versetti del Corano raccomandano la perseveranza:
Sopporta dunque con pazienza [o Muhammad]. La promessa di Allah è veritiera e non ti rendano leggero coloro che non hanno certezza. (Surat ar-Rum, 60)
O voi che credete, perseverate! Incitatevi alla perseveranza, lottate e temete Allah, sì che possiate prosperare. (Surat al ‘Imrân, 200)
Sii paziente! La tua pazienza [non viene da altri] se non da Allah. Non ti affliggere per loro e non farti angosciare dalle loro trame. (Surat an Nahl, 127)
Nel Corano si afferma inoltre che la pazienza dei credenti verrà messa alla prova:
Certamente vi metteremo alla prova per riconoscere quelli di voi che combattono e resistono e per verificare quello che si dice sul vostro conto. (Surah Muhammad, 31)
Sarete certamente messi alla prova nei vostri beni e nelle vostre persone, e subirete molte ingiurie da quelli che hanno ricevuto la Scrittura prima di voi e dagli associatori. Siate perseveranti e devoti, ecco il miglior atteggiamento da assumere. (Surat al ‘Imrân, 186)
La perseveranza è anche la chiave della vittoria dei credenti. Allah sostiene i credenti che perseverano:
Ora Allah vi ha alleggerito [l'ordine], Egli conosce l'inadeguatezza che è in voi. Cento di voi, perseveranti, ne domineranno duecento; e se sono mille, con il permesso di Allah, avranno il sopravvento su duemila. Allah è con coloro che perseverano. (Surat al-’Anfâl, 66)
Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero. Non siate discordi, chè altrimenti vi scoraggereste e verrebbe meno la vostra risolutezza. Invero Allah è con coloro che perseverano. (Surat al-’Anfâl, 46)
La perseveranza è una qualità essenziale e una chiave per ottenere il compiacimento di Allah ed entrare in Paradiso. In un versetto, Allah descrive gli attributi dei credenti nel modo seguente: Essi sono coloro che hanno sopportato con pazienza e confidato nel loro Signore (Surat an Nahl, 42).
Inoltre:
Quello che è presso di voi si esaurisce, mentre ciò che è presso Allah rimane. Compenseremo coloro che sono stati costanti in ragione delle loro azioni migliori. (Surat an Nahl, 96)
... ed essere tra coloro che credono e vicendevolmente si invitano alla costanza e vicendevolmente si invitano alla misericordia. (Surat al Balad, 17)
I credenti implorano per ottenere la perseveranza:
E quando affrontarono Golia e le sue truppe dissero: "Signore, infondi in noi la perseveranza, fai saldi i nostri passi e dacci la vittoria sul popolo dei miscredenti". (Surat al Baqara, 250)
Le azioni rette
"Le azioni rette" (amal saliha) sono fra i concetti fondamentali del Corano. In arabo, il termine "rettitudine" ingloba la nozione di bene, salute e rettitudine. Il verbo "rettificare" (islah) derivato dalla stessa radice. Di conseguenza, in italiano, ogni tipo di di azione che induca beneficio, compiuta per il bene della religione, viene chiamata "azione retta". Nel Corano, d’altra parte, ogni atto o comportamento volto a ricercare il favore di Allah è "un’azione retta".
La salvezza di un individuo non si ottiene solo per mezzo della fede; anche le azioni rette, segno di una fede sincera, conducono alla salvezza dell’anima. Mentre dire semplicemente: "Io credo" senza adempiere ai comandamenti della religione, non è sufficiente a ottenere la salvezza. Nel Corano, Allah afferma:
Gli uomini credono che li si lascerà dire: «Noi crediamo» senza metterli alla prova? Già mettemmo alla prova coloro che li precedettero. Allah conosce perfettamente coloro che dicono la verità e conosce perfettamente i bugiardi. (Surat al-’Ankabût, 2-3)
Il modo in cui un credente compie delle azioni virtuose prova il suo ardore. I suoi atti sono un segno della sua perseveranza, della sua stabilità, della sua determinazione e della sua lealtà, in altre parole, della profondità della sua fede.
Allah descrive nel Corano i differenti tipi di azioni rette. Trasmettere il messaggio dell’Islam, lottare per la prosperità ed il benessere dei musulmani, sforzarsi a raggiungere una migliore comprensione del Corano, risolvere ogni tipo di problema personale o sociale dei musulmani, tutto ciò costituisce l’insieme delle azioni rette più importanti. I pilastri della religione, come l’attestazione di fede, l’orazione compiuta cinque volte al giorno, il digiuno, la zakat e il pellegrinaggio alla Mecca formano parte di tali azioni.
La carità non consiste nel volgere i volti verso l'Oriente e l'Occidente, ma nel credere in Allah e nell'Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l'orazione e pagare la zakat. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversità e nelle ristrettezze, e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati. (Surat al Baqara, 177)
Vi è tuttavia un altro punto che merita di essere menzionato: ciò che rende un’azione ‘retta’ non è il risultato che ne consegue, ma l’intenzione. Dunque, affinché un atto possa essere considerato retto, deve essere compiuto unicamente per conseguire la soddisfazione di Allah. Ciò è il vero elemento che distingue un’azione retta dalla "carità" come concepita nelle società ignoranti. Un’azione retta è compiuta per ottenere l’approvazione di Allah mentre, in una società ignorante, la nozione di carità si basa sullo spirito di solidarietà sociale e sul desiderio personale di acquisire la reputazione di "benefattore".
I versetti che seguono spiegano il perché le azioni dei credenti non hanno nulla a che vedere con la carità:
Coloro che assolvono ai loro voti e temono il giorno il cui male si propagherà ovunque, [loro] che, nonostante il loro bisogno, nutrono il povero, l'orfano e il prigioniero; [e interiormente affermano:] “È solo per il volto di Allah, che vi nutriamo; non ci aspettiamo da voi né ricompensa, né gratitudine. Invero noi temiamo un Giorno terribile e catastrofico da parte del nostro Signore”. (Surat al Insan, 7-10)
Se un atto, pur conformandosi alla definizione di “rettitudine”, è compiuto con ostentazione e non per ottenere la soddisfazione di Allah, non può essere considerato come tale. Ciò semplicemente perché è stato compiuto per compiacere alle altre persone. Questo atteggiamento corrisponde, secondo il Corano, ad "associare altri ad Allah", il che costituisce un grave peccato. In Surat al-Ma’un, Allah spiega come un atto di adorazione compiuto per compiacere ad altri che Lui, perde il suo valore e diviene un atto ordinario.
Guai a quelli che fanno l’orazione e sono incuranti delle loro orazioni, che sono pieni di ostentazione. (Surat al-Mâ’ûn, 4-6)
Al-Tabari interpreta questo versetto come segue:
“Guai a quegli adoratori che sono incuranti delle loro orazioni. Coinvolti in altre occupazioni, talvolta abbandonano le orazioni e talvolta non pregano al tempo dovuto”.
In questa interpretazione, al-Tabari afferma che il versetto include inoltre due aspetti quando menziona coloro che “talvolta abbandonano le orazioni e talvolta non pregano al tempo dovuto” Al-Tabari riporta due hadith concernenti questo versetto:
Sa’d Abu Waqqaf disse: “Chiesi al Messaggero di Allah riguardo a coloro che sono incuranti delle loro orazioni.” Rispose: “Sono quelli che non compiono le orazioni al tempo dovuto”.
Abu Berze riporta: il Messaggero di Allah, quando il versetto: “sono incuranti delle loro orazioni” fu rivelato, disse: “Gloria ad Allah, l’orazione è migliore di tante benedizioni quante questo mondo. Una persona che è incurante della sua orazione è come colui che non si aspetta alcun bene dalla preghiera e che non teme il suo Signore per tale incuranza.” (Tafsir al-tabari, 9/238239)
Allo stesso modo, lo spendere, che costituisce un’azione retta alla presenza di Allah, come il pregare cinque volte al giorno, diviene un atto ordinario se viene compiuto al fine di dimostrare la propria generosità di fronte agli altri. Allah descrive la differenza fra il fatto di spendere per ottenere il Suo compiacimento e il prodigarsi per soddisfare i propri desideri:
O voi che credete, non vanificate le vostre elemosine con rimproveri e vessazioni, come quello che dà per mostrarsi alla gente e non crede in Allah e nell'Ultimo Giorno. Egli è come una roccia ricoperta di polvere sulla quale si rovescia un acquazzone e la lascia nuda. Essi non avranno nessun vantaggio dalle loro azioni. Allah non guida il popolo dei miscredenti. Coloro che invece elargiscono i loro averi per la soddisfazione di Allah e per rafforzarsi, saranno come un giardino su di un colle: quando l'acquazzone vi si rovescia raddoppierà i suoi frutti. E se l'acquazzone non lo raggiunge, sarà allora la rugiada. Allah osserva quello che fate. (Surat al Baqara, 264-265)
Coloro che, davanti alla gente, spendono con ostentazione ma non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno. Chi ha Satana per compagno ha un compagno detestabile. Cosa avrebbero avuto da rimproverarsi,se avessero creduto in Allah e nell'Ultimo Giorno e fossero stati generosi di quello che Allah aveva loro concesso? Allah ben li conosce! (Surat an-Nisâ’, 38-39)
In breve, ciò che fa di un atto un’azione virtuosa è l’intenzione. Se l’intenzione è retta, questa azione sarà ugualmente retta, indipendentemente dal risultato che ne consegue. Per esempio, un credente può sforzarsi molto per una certa causa con l’intenzione di compiacere ad Allah, senza che però tale sforzo abbia buon esito. L’esito, tuttavia, non è importante in quanto otterrà una ricompensa da parte di Allah. Ogni credente deve sapere che esiste una ragione in virtù della quale Allah non permette di raggiungere uno specifico fine : "Egli può sapere che voi amate una cosa, ancorché sia malvagia. È Allah che sa, mentre voi non sapete". (Surat al Baqara, 216) Solo Allah conosce se il fine anelata avrà un esito positivo per l’uomo.
Il risultato di ogni azione dipende sempre da Allah. Ogni impresa dovrà essere compiuta unicamente al fine di ottenere la Sua soddisfazione.
Come affermato sopra, l’intenzione è l’essenza di ogni azione retta. Ciò per il fatto che Allah è al di sopra di ogni bisogno. Non ha necessità di nessuno atto da parte dei Suoi servitori. Egli dice:
O uomini, voi siete bisognosi di Allah, mentre Allah è Colui che basta a Sé stesso, il Degno di lode. Se volesse, vi farebbe perire e susciterebbe una nuova creazione. Ciò non è difficile per Allah. (Surah Fâtir, 15-17)
Il Nostro Signore può fare tutto ciò che vuole quando vuole. Non ha bisogno di azioni e di sforzi da parte dei credenti al fine di far prevalere la Sua religione:
Non vedono i credenti che Allah, se volesse, potrebbe guidare tutti gli uomini sulla retta via? (Surat ar Ra’d, 31)
In breve, se un uomo compie azioni rette, accresce il proprio beneficio personale. Le azioni rette sono certamente un mezzo per raggiungere la felicità eterna.
E chi lotta, è per se stesso che lotta. Ché in verità Allah basta a Se stesso, non ha bisogno del creato. (Surat al-’Ankabût, 6)
Chi assolve alle proprie preghiere, digiuna, spende per la causa di Allah o sostiene l’Islam, trae profitto dalle proprie azioni. È lui ad avere bisogno di buone azioni, per le quali ottiene il perdono e una grande ricompensa.
Per la stessa ragione, presso Allah, una buona azione non è accettata se non è animata da buona intenzione:
Le loro carni e il loro sangue non giungono ad Allah, vi giunge invece il vostro timor [di Lui] . Così ve le ha assoggettate, affinché proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Danne la lieta novella a coloro che operano il bene. (Surat al Hajj, 37)
Quindi, compiendo un’azione retta, è di vitale importanza non trascurare il ricordo di Allah. A al fine, il credente dovrà implorare Allah affinché accetti le sue opere. L’invocazione dei Profeti Abramo ed Ismaele (che la pace sia su di loro) costituisce un eccellente esempio per tutti i credenti:
E quando Abramo e Ismaele posero le fondamenta della Casa, dissero: "O Signor nostro, accettala da noi! Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce! O Signor nostro, fai di noi dei musulmani e della nostra discendenza una comunità musulmana . Mostraci i riti e accetta il nostro pentimento. In verità Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso! (Surat al Baqara, 127-128)
Le parole di Allah rivolte a Davide e al suo popolo mostrano parimenti il valore della preghiera e della riconoscenza nel momento di compiere un’azione retta:
Costruivano per lui quel che voleva: templi e statue, vassoi [grandi] come abbeveratoi e caldaie ben stabili. «O famiglia di Davide, lavorate con gratitudine!» E invece sono ben pochi i Miei servi riconoscenti. (Surah Saba, 13)
Ciò costituisce sicuramente un tipo di servizio atto a rinsaldare la fede in Allah: l’affermazione "io credo" è rinforzata da questo servizio e ascende ad Allah. In Surat al-Fatir, Allah ordina:
... “ascende a Lui la buona parola ed Egli eleva alta l'azione devota.” (Fatir, 10)
Un credente devoto che per tutta la vita compie buone azioni, entrerà sicuramente nei giardini del Paradiso e otterrà sicuramente la migliore ricompensa nell’altra vita:
Quanto a coloro che credono e compiono il bene - ché non obbligheremo nessuno oltre le sue possibilità - essi saranno i compagni del Giardino e vi rimarranno in perpetuo. Cancelleremo il rancore dai loro petti , mentre ai loro piedi scorreranno i ruscelli e diranno: « La lode [appartiene] ad Allah, Che ci ha guidati a ciò! Non saremmo stati guidati, se Allah non ci avesse guidato. I messaggeri del nostro Signore sono venuti con la verità ».Verrà affermato a gran voce: «Ecco, il Giardino vi è dato in eredità per quello che avete fatto». (Surat al-A’râf, 43)
Rendere grazie ad Allah
Essere riconoscenti nei confronti di un essere umano che ha accordato un favore, significa esprimere un sentimento di gratitudine. L’idea di rendere grazie ad Allah (shukr) consiste nel cogliere e nel relizzare l’importanza della grazia e del favore che Egli ci ha concesso in maniera esclusiva. Nel Corano, l’opposto di riconoscenza è espresso con il termine "miscredenza" (kufr), che è sinonimo di ingratitudine. Questa definizione assimila la riconoscenza a una forma di adorazione e fa comprendere ai credenti le disastrose conseguenze cui può portare tale negligenza.
La riconoscenza nei confronti di Allah è uno dei concetti primari enfatizzati nel Corano. In circa 70 versetti viene menzionata l’importanza della riconoscenza nei confronti di Allah, mediante esempi di persone riconoscenti e di altre ingrate, così come con una descrizione dei differenti luoghi che occuperanno nell’altra vita. La ragione per cui tanta importanza è data a questo concetto, risiede semplicemente nel fatto che costituisce una prova evidente della fede del credente e dell’affermazione dell’unicità di Allah. In un versetto, il fatto di "essere riconoscenti" è descritto come "adorare unicamente Allah":
O voi che credete, mangiate le buone cose di cui vi abbiamo provvisto e ringraziate Allah, se è Lui che adorate. (Surat al Baqara, 172)
In un altro versetto, il fatto d’essere riconoscenti verso Allah è considerato come l’opposto dell’idolatria
Invero a te e a coloro che ti precedettero è stato rivelato: «Se attribuirai associati [ad Allah], saranno vane le opere tue e sarai tra i perdenti. No, adora solo Allah e sii fra i riconoscenti». (Surat az-Zumar, 65-66)
Il rifiuto di Satana di piegarsi all’ordine di Allah (nel giorno in cui rifiutò di prosternarsi di fronte ad Adamo) enfatizza l’importanza di rendere grazie ad Allah:
Disse: «Dal momento che mi hai sviato, tenderò loro agguati sullaTua Retta via, e li insidierò da davanti e da dietro, da destra e da sinistra, e la maggior parte di loro non Ti saranno riconoscenti». (Surat al-A’râf, 16-17)
Come indicato nel versetto precedente, Satana ha deciso di votare la sua esistenza a sviare le persone. Il suo principale obiettivo è di renderle ingrate verso il loro Creatore. Allorché viene considerato questo obiettivo di Satana, si comprende come un uomo può perdersi nel momento in cui cessa di ringraziare Allah.
La riconoscenza fa parte delle prove di Allah. L’uomo beneficia indubbiamente dei favori di Allah e viene informato su come trarne profitto. Quale contropartita, gli viene richiesto di assumere un atteggiamento di obbidienza verso il suo Creatore. Tuttavia, ancora una volta gli è lasciata la scelta di essere o meno riconoscente verso di Lui:
Invero creammo l'uomo, per metterlo alla prova, da una goccia di sperma eterogenea e abbiamo fatto sì che sentisse e vedesse e gli abbiamo indicato la Retta Via, sia esso riconoscente o ingrato. (Surat al-Insân, 2-3)
Come suggerisce questo versetto, la scelta se essere riconoscenti oppure no costituisce un segno di fede o di miscredenza per un essere umano.
La gratitudine è intimamente connessa alla salvezza nell’altro mondo. Nessun castigo si abbatterà su coloro che hanno fede e sono riconoscenti:
Perché mai Allah dovrebbe punirvi, se siete riconoscenti e credenti? Allah è riconoscente e sapiente. (Surat an-Nisâ’, 147)
Questo versetto, come molti altri, annuncia la buona novella della ricompensa di Allah in favore di quanti sono stati riconoscenti verso il loro Creatore:
E quando il vostro Signore proclamò: “Se sarete riconoscenti, accrescerò [la Mia grazia]. Se sarete ingrati, in verità il Mio castigo è severo!” (Surah Ibrâhîm, 7)
Questa è la [buona] novella che Allah dà ai Suoi servi che credono e compiono il bene. Di': «Non vi chiedo alcuna ricompensa, oltre all'amore per i parenti» . A chi compie una buona azione, Noi daremo qualcosa di migliore. In verità Allah è perdonatore, riconoscente. (Surat ash-Shûrâ, 23)
Il popolo di Lot tacciò di menzogna i moniti. Mandammo contro di loro una tempesta di pietre, eccezion fatta per la famiglia di Lot che salvammo sul far dell'alba, favore da parte Nostra: così compensiamo chi Ci è riconoscente. (Surat al Qamar, 33-35)
"Se voleste contare i favori di Allah, non potreste enumerarli. In verità Allah è perdonatore, misericordioso" (Surat an Nahl, 18). Come affermato in questo versetto, non è possibile enumerare i favori di Allah, anche volendoli classificare per categoria. Atteso che i Suoi favori sono illimitati, il credente non dovrà mai cessare il dhikr (ricordo) di Allah ed esprimere la sua riconoscenza verso di Lui.
Nella speranza di un particolare favore, alcune persone attendono speciali occasioni per esprimere il proprio ringraziamento verso Allah. Secondo loro, la soluzione di un grande problema o la guarigione da una certa malattia, costituisce il momento propizio per esprimere la propria gratitudine interiore verso Allah. Pertanto, se si riflettesse un po’, si comprenderebbe di essere circondati permanentemente da innumerevoli benefici. In ogni momento, viene riservato un fiume ininterrotto di favori: la vita, la salute, l’intelligenza, la coscienza, i cinque sensi, l’aria che si respira, in breve, ogni cosa che rende possibile la vita è accordata da Allah. Come contropartita a tutto questo, è naturale che l’uomo Lo serva con gratitudine. Quanti sono noncuranti di questi favori e che, in tal modo, negano di rivolgersi a Lui per esprimere la loro gratitudine, ne riconosceranno il valore nel momento in cui ne saranno sprovvisti.
Il Corano raccomanda di prestare una minuziosa attenzione ai favori di Allah, e non cessa di menzionare il caso di quanti sono inclini a dimenticare. Interi volumi non potrebbero essere sufficienti a enumerare tutti i benefici di Allah. Questi ha plasmato l’uomo, lo ha dotato dei cinque sensi per permettergli di percepire il mondo attorno a lui, lo ha guidato sul cammino della verità per mezzo del Suo Libro e del Suo Messaggero, lo ha fornito dell’interpretazione delle scritture, ha voluto rendere tutto quanto facile ai Suoi servitori, li ha salvati dall’oppressione dei miscredenti, ha fatto delle loro case dei rifugi di quiete e di pace per loro, ha creato l’acqua fresca, un’abbondante varietà di cibi, e barche che salpano giorno e notte per il beneficio dell’umanità.
Nessuno può dire: "Recito regolarmente le mie preghiere e mi comporto correttamente, ma non mi rivolgo mai ad Allah per ringraziarLo". Chi non è riconoscente ad Allah è sovente una persona che nega il ricordo di Allah e che è quindi noncurante del suo Signore. Una persona che, come gli animali, consuma tutto ciò che gli è dato, senza riflettere sulla propria origine, dovrà certamente correggere questo atteggiamento. In mancanza di tutto questo, sperare di ricevere una ricompensa da parte di Allah e di ottenere il Paradiso, non ha alcun senso. Ecco perché un credente non dovrà mai dimenticare di rivolgere il proprio ringraziamento ad Allah.
Secondo le rivelazioni di Allah, è noto che soltanto quelli che sono riconoscenti verso di Lui potranno comprendere i Suoi segni e trarne lezione:
Nelle buone terre crescono piante in quantità per volontà del loro Signore, in quelle cattive non spuntano che a stento . Così spieghiamo i nostri segni per il popolo che si dimostra riconoscente. (Surat al-A’râf, 58)
Già mandammo Mosè con i Nostri segni: «Fa' uscire la tua gente dalle tenebre alla luce e ricorda loro i giorni di Allah» . Ecco dei segni per ogni [uomo] paziente e grato. (Surah Ibrâhîm, 5)
Non hai visto che è per grazia di Allah che la nave solca il mare, affinché vi mostri qualcuno dei Suoi segni? In verita in ciò vi sono segni per ogni uomo di perserveranza, di riconoscenza. (Surah Luqman, 31)
Dissero: «Signore, aumenta la distanza tra le nostre soste». Così danneggiarono loro stessi. Ne facemmo argomento di leggende e li disperdemmo in ogni luogo. In verità in ciò vi sono segni per ogni uomo perseverante e riconoscente. (Surah Saba’, 19)
La saggezza contenuta in questi versetti e le prove da essi fornite, non possono esser compresi se non da colro che sono dotati d’intelletto e della sensibilità propria delle persone riconoscenti. Questo semplice fatto, senza alcun dubbio, costituisce di per sé una ricompensa per la loro gratitudine verso Allah. Quanto alle persone ingrate ed insensibili, non viene riservata loro alcuna attenzione in tali versetti.
In numerose altre occasioni, Allah incoraggia i Suoi Messaggeri alla riconoscenza, come, per esempio, a Mosè (che la pace sia su di lui):
Disse [Allah]: « O Mosè, ti ho eletto al di sopra degli uomini per [affidarti] i Miei messaggi e le Mie parole. Prendi ciò che ti dò e sii riconoscente». (Surat al-A’râf, 144)
In Surat Al-’Ahqâf, versetto 15, è parimenti menzionato il caso di un credente maturo (40 anni costituisce l’età della maturità secondo il Corano) che invoca Allah per poter essere riconoscente:
Abbiamo ordinato all'uomo la bontà verso i genitori: sua madre lo ha portato con fatica e con fatica lo ha partorito. Gravidanza e svezzamento durano trenta mesi. Quando raggiunge la maturità ed è giunto ai quarant'anni dice: «Signore, dammi modo di renderti grazia del favore di cui hai colmato me e i miei genitori, affinché compia il bene di cui Ti compiaci e concedimi una discendenza onesta. Io mi volgo pentito a Te e sono uno dei sottomessi». (Surat al-’Ahqâf, 15)
Non perseguire i propri interessi personali
Compiere sforzi all’unico scopo di ubbidire al Volere di Allah, senza ricercare interessi personali, è il segno evidente di una fede sincera. Un credente che è consapevole del fatto che tutti i benefici gli sono conferiti da Allah e che, di conseguenza, Lo adora sinceramente e Lo teme, non cercherà sicuramente alcun interesse personale lottando per la Sua causa.
Ricercare vantaggi personali per i servigi resi nel sentiero di Allah, non concorda con la fede. Una persona consapevole dell’esistenza di Allah e dell’altra vita non accorda alcuna importanza ai semplici interessi e, per il volto di Allah, non tenterà mai di soddisfare i suoi desideri. Al contrario, coloro che confinano se stessi a un mondo di interessi, idee e pensieri irrilevanti non fanno altro che degradarsi.
Il Corano ricorda frequentemente ai credenti di non ricercare interessi personali nel prestare servizio per la causa di Allah. Tutti i Profeti citati nel Corano hanno comunicato il messaggio di Allah senza chiedere in cambio alcuna ricompensa:
O popol mio, non vi domando nessuna ricompensa, essa spetta a Colui che mi ha creato. Non capirete dunque? O popol mio, implorate il perdono del vostro Signore e tornate a Lui pentiti, affinché vi invii piogge abbondanti dal cielo e aggiunga forza alla vostra forza. Non voltate colpevolmente le spalle» (Surah Hûd, 50-51)
Di': «Non vi chiedo ricompensa alcuna, ma solo che, chi lo voglia, segua la via [che conduce] al suo Signore». (Al-Furqân, 57)
[Ricorda] quando il loro fratello Noè disse loro: «Non sarete dunque timorati? Invero sono per voi un messaggero degno di fede! Temete Allah e obbeditemi. Non vi chiedo ricompensa alcuna, ché la mia ricompensa è presso il Signore dei mondi. (Surat ash-Shu’arâ’, 106-109)
Come questi versetti suggeriscono, non si dovrà mirare ad alcun profitto mondano nello sforzo intrapreso nel sentiero di Allah. Un credente non dovrà mirare né al denaro, né allo status sociale, né nell’approvazione da parte degli altri – il che è ugualmente considerato come un profitto mondano – in cambio dei servizi resi per la causa di Allah. Il suo unico fine è l’approvazione da parte di Allah. Tuttavia, purché lo voglia, Allah potrà accordare ai credenti già in questo mondo la Sua vittoria, il Suo aiuto e i Suoi favori.
Di conseguenza, il valore dei servigi resi per la causa di Allah non dipende dall’approvazione da parte degli altri, ma dall’intenzione rivolta ad ottenere la soddisfazione di Allah. Nel corso delle loro esistenze, i Profeti non hanno mai cessato di comunicare il messaggio di Allah. Molti di loro non sono stati apprezzati, né ubbiditi, ma – al contrario – combattuti. Ciò, tuttavia, non costituisce in alcun caso un "insuccesso" da parte loro. Secondo il Corano, il successo non consiste nell’impressionare le persone, ma piuttosto nel meritare il compiacimento da parte di Allah. Un credente è tenuto alla preghiera e ad essere consapevole della presenza di Allah mediante la riflessione e il servizio a Lui. Quanto alla vittoria, questa riposa presso Allah. Come Bediuzzaman Said Nursi ha detto, un credente dovrebbe compiere il suo dovere senza mettere in questione ciò che gli è destinato.
Quanti aspirano al compiacimento di Allah non cessano mai di adorarLo. I credenti sanno perfettamente che questo mondo possiede una natura a volte seducente, seppure ingannevole. Ecco perché il denaro, le automobili lussuose, le dimore opulente, i gioielli, le pietre preziose, il prestigio e la gloria, non li impressionano affatto, in accordo con le seguenti parole del Corano:
E persevera insieme con coloro che invocano il loro Signore al mattino e alla sera, desiderando il Suo Volto. Non vadano oltre loro i tuoi occhi, in cerca degli agi di questa vita. Non dar retta a colui il cui cuore abbiamo reso indifferente al Ricordo di Noi, che si abbandona alle sue passioni ed è oltraggioso nel suo agire. (Surat al Kahf, 28)
Deve qui essere segnalato un punto importante: nel suo approccio alla religione, uno deve chiedersi: "Quali altri servigi posso compiere per ottenere la soddisfazione di Allah?" più che: "Come posso trarre profitto dalla religione?". Quest’ultimo atteggiamento denota mancanza di sincerità. Nel Corano, coloro che assumono un siffatto atteggiamento negativo sono considerati come ipocriti. Queste persone pretendono d’essere credenti e si avvalgono della religione unicamente per soddisfare le proprie ambizioni personali. Invero, costoro costituiscono la categoria di persone che merita il Fuoco e una severa punizione nell’altra vita. Nel Corano, Allah parla di loro in questi termini:
Dicono: "Crediamo in Allah e nel Messaggero e obbediamo", poi alcuni di loro volgono le spalle. Costoro non sono affatto credenti. Quando vengono chiamati ad Allah e al Suo Inviato affinché egli giudichi tra di loro, alcuni si sottraggono. Se il diritto fosse dalla loro parte, allora verrebbero a lui sottomessi! (Surat an-Nûr, 47-49)-
Come risulta da questi versetti, gli ipocriti ammettono di credere solo quando vi trovino un interesse, per poi ritrattare. In alcuni momenti, si può anche prenderli per devoti credenti, ma, come segnala il Corano, sono invero quelli "che hanno posto le fondamenta delle loro costruzioni sul bordo di una scogliera che sta per crollare".
Chi ha posto le fondamenta della moschea sul timor di Allah per compiacerLo non è forse migliore di chi ha posto le sue fondamenta su di un lembo di terra instabile e franosa che la fa precipitare insieme con lui nel fuoco dell'Inferno? Allah non guida gli ingiusti. (Surat at Tawbah,109)
Vi sono numerosi versetti del Corano che insistono sull’importanza di ottenere la soddisfazione di Allah:
E chi persegue il compiacimento di Allah sarà come colui che ha meritato la Sua collera? Per costui l'Inferno, che infausto rifugio! (Surat al ‘Imrân, 162)
Ritornarono con la grazia e il favore di Allah, non li colse nessun male e perseguirono il Suo compiacimento. Allah possiede grazia immensa. (Surat al ‘Imrân, 174)
Non c'è nulla di buono in molti dei loro conciliaboli, eccezion fatta per chi ordina un'elemosina o una buona azione o la riconciliazione tra gli uomini. A chi fa questo per compiacimento di Allah daremo ricompensa immensa. (Surat an-Nisâ’, 114)
Con essi Allah guida sulla via della salvezza quelli che tendono al Suo compiacimento. Dalle tenebre li trae alla luce, per volontà Sua li guida sulla retta via. (Surat al-Mâ’ida, 16)
Ai credenti e alle credenti, Allah ha promesso i Giardini in cui scorrono i ruscelli, dove rimarranno in perpetuo, e splendide dimore nei giardini dell'Eden; ma il compiacimento di Allah vale ancora di più: questa è l'immensa beatitudine! (Surat at Tawbah, 72)
Coloro che perseverano nella ricerca del Volto del loro Signore, assolvono all'orazione, danno pubblicamente o in segreto di ciò di cui li abbiamo provvisti e respingono il male con il bene. Essi avranno per Dimora Ultima. (Surat ar Ra’d, 22).
Il fine ultimo di un credente consiste nel soddisfare Allah e nell’ottenere il Paradiso.
Parlando dei credenti, Allah dice: "Ne facemmo degli eletti, [affinché fossero] il monito della Dimora [ultima]" (Sad, 46). Certamente, per un credente, evocare l’altra vita è un attributo essenziale.
La vera grazia e i favori che un credente desidera si trovano nel mondo a venire. Il mondo presente è una residenza temporanea e questi benefici sono limitati nel tempo e nello spazio. In virtù di tali caratteristiche, questo mondo offre un pallido riflesso dell’altra vita. Ma è stato comunque creato al fine di ricordarci la sua esistenza:
Abbiamo abbellito, agli [occhi degli] uomini, le cose che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d'oro e d'argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è solo godimento temporaneo della vita terrena, mentre verso Allah è il miglior ritorno. (Surat al ‘Imrân, 14)
Sappiate che questa vita non è altro che gioco e svago, apparenza e reciproca iattanza, vana contesa di beni e progenie. [Essa è] come una pioggia: la vegetazione che suscita, conforta i seminatori, poi appassisce, la vedi ingiallire e quindi diventa stoppia. Nell'altra vita c'è un severo castigo, ma anche perdono e compiacimento da parte di Allah. La vita terrena non è altro che godimento effimero. (Surat al Hadid, 20)
Un credente trae vantaggio dalle cose e dai benefici di questa vita, ma non trascura il ricordo di Allah e del mondo a venire, e tenta di non dimenticare mai il vero scopo di questa vita. Allah ci avvisa della natura seducente delle cose di questo mondo:
Di': «Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi». (Surat at Tawbah, 24)
In Surat al-Jumu’a, Allah ci informa dell’attitudine che i credenti devono evitare:
Quando vedono un commercio o un divertimento, si precipitano e ti lasciano ritto. Di': “Quel che è presso Allah, è migliore del divertimento e del commercio e Allah è il Migliore dei sostentatori”. (Surat al-Jumu’a, 11

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Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010