Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

La fratellanza e la solidarietà


La lealtà e una devozione sincera verso Allah, la fratellanza e la solidarietà sono qualità essenziali dei credenti. Il Corano dice che tutti i credenti sono fratelli; provano gli stessi sentimenti, lottano per il medesimo scopo, si attengono al medesimo Libro e si sforzano allo scopo di ottenere lo stesso fine. La solidarietà diviene quindi una caratteristica naturale di una comunità costituita da credenti. Allah raccomanda tale unione nei versetti che seguono:
In verità Allah ama coloro che combattono per la Sua causa in ranghi serrati come fossero un solido edificio. (Surat as Saff, 4)
Come riferito nel versetto di cui spora, lottare all’unisono per la causa di Allah è un’ingiunzione, come appare evidente nel seguente versetto:
Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso: quando eravate nemici è Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli. E quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, è Lui che vi ha salvati. Così Allah vi manifesta i segni Suoi affinché possiate guidarvi. (Surat al ‘Imrân, 103)
I credenti sono persone modeste che provano simpatia e misericordia reciproche. In questo modo, l’unità e la solidarietà sono mantenute in maniera naturale. Ma, anche in una comunità di questa natura, vi sono ragioni per essere cauti, in quanto alcuni atteggiamenti erronei possono pregiudicare queste buone intenzioni e suscitare un’atmosfera d’inimicizia fra credenti.
La principale ragione di tali atteggiamenti è certamente l’anima (an-nafs). I credenti sono tolleranti e cordiali, ciononostante, ognuno possiede una tendenza negativa e in un momento di debolezza morale può lasciarsi travolgere da essa; in altre parole, può cadere sotto l’impeto della gelosia, dell’egoismo o dell’ambizione.
È per questo che il Corano pone l’accento sulla cattiva influenza di questi aspetti dell’anima, quale seria minaccia all’unità dei credenti. Considerato che l’anima, la quale può manifestare i segni Satana nell’essere umano, può sviare i credenti, questi dovranno evitare di comportarsi in maniera tale da poter provocare l’aspetto maligno degli altri credenti. Nel Corano, Allah afferma:
Di' ai Miei servi che parlino nel modo migliore, poiché Satana si intromette tra loro. Satana, per l'uomo, è un nemico manifesto. (Surat al Isrâ’, 53)
Il versetto di cui sopra trasmette un messaggio importante: Allah ordina ai credenti di rivolgersi gli uni agli altri nel miglior modo possibile (non con le buone maniere, ma con le maniere migliori). Appare qui un importante tratto del carattere di Satana: ama suscitare il dissenso fra i credenti.
Il metodo principale di cui Satana si avvale per minare l’unità dei credenti consiste nell’inculcare in loro lo spirito di rivalità. In uno stato di debolezza, un credente rischia di soccombere all’illusione della gloria e nutrire ambizioni di ottenere una certa posizione nella società. In tale disposizione, è ben possibile che tenti di stabilire una supremazia sugli altri credenti. Allo stesso modo, per una ragione o per un’altra, può provare invidia per il proprio fratello. Pur potendo "l’invidia" sembrare scusabile, essa comporta una conseguenza ben più seria: corrisponde a un’esplicita ribellione ad Allah. Nel Corano ciò è espresso nel modo seguente: "Forse sono gelosi degli uomini a causa di ciò che Allah ha concesso per grazia Sua?" (An-Nisâ’, 54). Come il versetto suggerisce, è Allah Colui Che accorda tutti i benefici, quindi, provare gelosia significa semplicemente opporsi alla Sua volontà. Questa è la ragione per cui i credenti devono bandire tale atteggiamento. Altrimenti, non promuoveranno una condotta conforme al volere di Allah. Inoltre, come il seguente versetto rivela, si rischia di compromettere l’unità dei credenti:
Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero. Non siate discordi, chè altrimenti vi scoraggereste e verrebbe meno la vostra risolutezza. Invero Allah è con coloro che perseverano. (Surat al-’Anfâl, 46)
Ne deriva che un credente non dovrà mai permettere che la rivalità o il dissenso possa insinuarsi fra i fratelli. Considerando la natura primitiva di questi sentimenti, il credente dovrà mantenere la sua anima al riparo da tutto questo. Dovrà inoltre sforzarsi di non suscitare l’invidia negli altri. L’umiltà e la modestia sono un mezzo per sradicare la competizione fra credenti. Un altro attributo essenziale di un credente, sul quale il Corano insiste, è il sacrificio di se stessi. Un credente dovrà sempre dare la priorità ai bisogni e ai desideri degli altri fratelli, dando così prova di una natura caritatevole. Dovrà anzi dar prova di provare piacere nell’agire in tal modo. Il Corano descrive tale atteggiamento con queste parole:
[appartiene] a quanti prima di loro abitavano il paese e [vivevano] nella fede, che amano quelli che emigrarono presso di loro e non provano in cuore invidia alcuna per ciò che hanno ricevuto e che [li] preferiscono a loro stessi nonostante siano nel bisogno. Coloro che si preservano dalla loro stessa avidità, questi avranno successo. (Surat al-Hashr, 9)
L’invidia, la rivalità e la litigiosità sono tra i principali fattori a costituire una seria minaccia al mantenimento della fratellanza e della solidarietà fra i credenti. La rivalità, che generalmente accompagna l’ambizione, nuoce ai legami di fratellanza. Costituisce, sicuramente, un inconveniente per l’anima e induce una regressione morale.
È, quindi, inutile perdere il proprio tempo intralciando gli sforzi degli altri credenti avvalendosi di espedienti quali la competizione e la gelosia, mentre all’uomo vengono offerte innumerevoli possibilità di conseguire il compiacimento di Allah. In verità, la rivalità non si insedia mai in un ambiente in cui il solo scopo è quello di ottenere la soddisfazione di Allah. Un credente non dovrà mai dimenticare che la comunità è come un solo corpo nel quale ogni organo funziona in stretta cooperazione con gli altri al fine di conseguire il benessere generale. In tale contesto, i credenti dovranno considerare il successo dei loro fratelli come se fosse il loro sucesso personale. Questa è una nozione fondamentale. Esistono numerosi versetti nel Corano che sottolineano l’importanza della fratellanza. In uno di essi si trova questa invocazione rivolta dai credenti:
Coloro che verranno dopo di loro diranno: “Signore, perdona noi e i nostri fratelli che ci hanno preceduto nella fede, e non porre nei nostri cuori alcun rancore verso i credenti. Signor nostro, Tu sei dolce e misericordioso”. (Surat al Hashr, 10)
Una disputa o una controversia fra i credenti risulterà dannosa per tutti. I credenti, quindi, non accondiscendono mai a tale atto. Indubbiamente, fino a che i credenti non saranno i protettori gli uni degli altri, l’oppressione prevarrà. Il Corano osserva:
I miscredenti sono alleati gli uni degli altri. Se non agirete in questo modo, ci saranno disordine e grande corruzione sulla terra. (Surat al-’Anfâl, 73)
Si trovano inoltre ordini espliciti riguardo ala fratellanza ed all’unità dei credenti:
E non siate come coloro che si sono divisi, opposti gli uni agli altri, dopo che ricevettero le prove. Per loro c'è castigo immenso. (Âl ‘Imrân, 105)
Ti interrogheranno a proposito del bottino. Di': «Il bottino appartiene ad Allah e al Suo Messaggero». Temete Allah e mantenete la concordia tra di voi. Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero, se siete credenti. (Surat al-’Anfâl, 1)
Tu non sei responsabile di coloro che hanno fatto scismi nella loro religione e hanno formato delle sette. La loro sorte appartiene a Allah. Li informerà di quello che hanno fatto. (Surat al Ana’m, 159)
I credenti devono essere misericordiosi e compassionevoli gli uni verso gli altri. Un’attitudine contrario si oppone recisamente alle ingiunzioni del Corano. L’arroganza, l’invidia, la gelosia, il conflitto non sono caratteristiche dei credenti, ma dei miscredenti. I credenti dovranno dunque sforzarsi di evitare qualsiasi influenza da parte di questa cattiva inclinazione dell’anima e dovranno costantemente chiedere la protezione di Allah e pentirsi. In caso contrario, Allah ci informa che sostituirà il responsabile con una persona migliore. Ogni fedele deve evitare la fine descritta in questo versetto:
O voi che credete, se qualcuno di voi rinnegherà la sua religione, Allah susciterà una comunità che Lui amerà e che Lo amerà, umile con i credenti e fiera con i miscredenti, che lotterà per la causa di Allah e che non teme il biasimo di nessuno. Questa è la grazia di Allah ed Egli la dà a chi vuole. Allah è immenso, sapiente. (Surat al-Mâ’ida, 54)
La modestia e l’arroganza
La modestia è una delle qualità essenziali costantemente menzionate nel Corano. L’umiltà e la modestia sono segni di fede, mentre l’arroganza è una delle caratteristche peculiari della miscredenza.
Se si considera la modestia come sinonimo di fede e l’arroganza come sinonimo di miscredenza, è perché la fede spinge l’uomo alla riflessione e alla saggezza, mentre la miscredenza impedisce l’acquisizione di tali virtù. Chi ha il cuore pieno di fede, non oserà mai, avendo preso coscienza dell’esistenza di Allah grazie alla saggezza, comportarsi in maniera arrogante. Riconosce spontaneamente che è Allah a controllare ogni cosa e che l’essere umano non è che un servitore che usufruisce di numerosi benefici. Un uomo dotato di intelletto riconosce la potenza di Allah in ogni cosa ed è consapevole della propria debolezza. L’uomo è debole, patisce la fame, le malattie e prova dolore. Non può mai allontanare la vecchiaia. Essendo creato, non può sfuggire alla morte. Per la debolezza insita nel suo corpo, è destinato a vivere per un periodo di tempo determinato, poi lo attende la tomba. Infine, farà ritorno al suo Creatore. Non c’è dunque alcuna ragione di mostrare arroganza e anche volendo, non deve dimenticare che tutto ciò che è o che ha, proviene da Allah. È quindi un dovere mostrare riconoscenza ed evitare l’arroganza.
Il riconoscimento del Creatore si manifesta nella condotta di una persona. Pur essendo consapevole della sua debolezza agli occhi di Allah, non si mostrerà di fronte agli altri. Rivela la sua debolezza solo ad Allah. È noto agli altri per la sua dignità, per il suo onore, per la sua modestia, fiducia in se stesso e maturità.
Quanto ai non credenti, essendo incapaci di concepire l’esistenza di Allah, rimangono nella morsa della loro arroganza e del loro orgoglio. Si considerano come entità indipendenti da Allah. Attributi personali quali l’intelligenza, la ricchezza, la bellezza e la fama li interessano in maniera esagerata. Non comprendono quindi che si tratta di benefici concessi da Allah, il Quale può riappropriarsene in qualsiasi momento. Il complesso di inferiorità è un altro aspetto del loro carattere. Questo è, generalmente, il risultato dell‘incapacità di ottenere uno status, una posizione o un modo di vita particolari. Totalmente incoscienti di concetti fondamentali come la sottomissione ad Allah e la fiducia in Lui, i non credenti sono così soggetti a svariati complessi, in primo luogo quelli di inferiorità e di superiorità. Il loro caso è definito in questo modo nel Corano:
Coloro che polemizzano sui segni di Allah, senza aver ricevuto nessuna autorità [per farlo], non hanno altro che invidia nei loro petti: non raggiungeranno il loro scopo. Implora dunque la protezione di Allah. Egli è Colui che tutto ascolta e osserva. (Surat al-Ghâfir, 56)
Un uomo che si trovi in tale stato, considera ogni cosa, ad eccezione della sua esistenza personale, come insignificante. Ai suoi occhi, ogni cosa diviene un mezzo volto a soddisfare il suo io. Si loda costantemente. Nega i suoi insuccessi e non ammette di commettere errori. A questo punto, rischia di nutrire un odio profondo per la religione per il fatto che essa insegna all’uomo la seguente verità: siamo servitori di Allah e la nostra esistenza dipende totalmente da Lui. Si immerge così nell’amor proprio e rifiuta di accettare questa verità. Negando la possibilità dell’illuminazione, si aggrappa strettamente al suo sistema di vita. Il Corano parla di tali persone nei termini seguenti:
Ingiusti e orgogliosi li negarono, anche se intimamente ne erano certi. Guarda cosa è accaduto ai corruttori! (Surat an Naml, 14)
Prigionieri della loro vanità, tali individui vivono unicamente in funzione del loro ego. Senza alcun dubbio, sono coloro che si lasciano più facilmente tentare dal male. I versetti che seguono ci avvertono circa i loro comportamenti menzogneri:
Tra gli uomini c'è qualcuno di cui ti piacerà l'eloquio a proposito della vita mondana; chiama Allah a testimone di quello che ha nel cuore, quando invece è un polemico inveterato; quando ti volge le spalle, percorre la terra spargendovi la corruzione e saccheggiando le colture e il bestiame. E Allah non ama la corruzione. E quando gli si dice: "Temi Allah", un orgoglio criminale lo agita. L'Inferno gli basterà, che tristo giaciglio! (Surat al Baqara, 204-206)
In un altro versetto, l’atteggiamento degli arroganti è descritto nel seguente modo:
... che ode recitare davanti a sé i versetti di Allah, ma insiste nella sua superbia, come se non li avesse affatto uditi! Annunciagli dunque un doloroso castigo. (Surat al Jathiya, 8)
Rinnegare la verità percepita dall’anima è indice di arroganza. È la pietra di paragone che ci fa comprendere il pericolo dell’orgoglio di fronte alla vita eterna. Mostrare arroganza in questo mondo significa scegliere una vita di pena e dolore, in questa vita e nell’altra. Questa è la ragione per cui l’arroganza è uno dei più acerrimi nemici dell’uomo.
Una delle ragioni della ribellione e dello sviamento di Satana è proprio l’arroganza. È fondamentalmente la causa principale di ogni azione malvagia. Tutto questo è narrato nel Corano laddove si parla della caduta di Satana:
[Ricorda] quando il tuo Signore disse agli angeli: «Creerò un essere umano con l'argilla. Dopo che l'avrò ben formato e avrò soffiato in lui del Mio Spirito, gettatevi in prosternazione davanti a lui». Tutti gli angeli si prosternarono assieme, eccetto Iblis, che si inorgoglì e divenne uno dei miscredenti. [Allah] disse: «O Iblis, cosa ti impedisce di prosternarti davanti a ciò che ho creato con le Mie mani? Ti gonfi d'orgoglio? Ti ritieni forse uno dei più elevati?» Rispose: «Sono migliore di lui: mi hai creato dal fuoco, mentre creasti lui dalla creta». [Allah] disse : «Esci di qui, in verità sei maledetto; e la Mia maledizione sarà su di te fino al Giorno del Giudizio!». (Surah Sad, 71-78)
Le affermazioni di Satana riportate in questi versetti sono veramente sorprendenti e ben ne riflettono la cattiveria e la pessima predisposizione. Satana fu posseduto dal sentimento infondato della sua importanza e dunque della sua superiorità su Adamo. Non fu in grado di comprendere che è solo Allah Colui che eleva, onora o degrada la Sua creazione. Ordinando agli angeli di prosternarsi dinanzi ad Adamo, Allah ha concesso ad Adamo un rango superiore a tutti gli altri. Nessun essere dotato di intelletto osa opporsi al comando di Allah. Satana, nondimeno, osò farlo e per questa ragione fu maledetto per l’eternità.
Satana ha così costituito un cattivo esempio per tutti coloro che seguono le sue tracce. Si è ribellato ad Allah e ha parimenti incoraggiato gli altri a disobbedire. Una considerazione del suo stato mentale fondata sul seguente versetto aiuta a comprendere le ragioni per cui un uomo è sviato.
[Allah] disse: «O Iblîs, perché non sei tra coloro che si prosternano?». Rispose: «Non devo prosternarmi di fronte a un mortale che hai creato di argilla risuonante, di mota impastata». [Allah] disse: «Fuori di qui, che tu sia bandito. In verità sei maledetto fino al Giorno del Giudizio!». Disse: «O Signor mio, concedimi una dilazione fino al Giorno in cui saranno resuscitati». [Allah] disse: «Che tu sia fra coloro a cui è concessa la dilazione fino al Giorno del momento fissato». Disse: «O Signor mio, poiché mi hai indotto all'errore, li attirerò al male sulla terra, rendendolo attraente, e certamente li farò perdere tutti». (Surat al Hijr, 32-39)
Satana desidera che anche gli altri si perdano. Questa è una forma di soddisfazione psicologica prevalente anche fra gli esseri umani. Proprio come Satana, chi commette un crimine, desidera che anche gli altri compiano un crimine e siano arrestati. Tale aspettativa è un sollievo per Satana: la speranza di condividere il crimine e quindi la pena. È una consolazione per coloro che rifiutano la fede e negano l’esistenza di Allah sapere di essere circondati da persone deviate. Espressioni quali: "Lo fanno tutti" e "Se tutte queste persone andranno all’Inferno, ci andrò anch’io", divengono quindi comuni. La ragione di queste deduzioni si trova sovente nella logica spiegata sopra.
Satana conosce Allah, è pienamente cosciente della Sua esistenza e del Suo potere. Guidato, nondimeno, dal suo complesso di superiorità, spera in un trattamento speciale e desidera godere di alcuni privilegi. Per questa ragione devia allorché gli viene ordinato di prosternarsi dinanzi ad Adamo. Non meno di Satana, anche gli uomini deviano: nel Corano ci viene mostrato come anche i non credenti riconoscano l’esistenza di Allah e pertanto immaginano di possedere speciali privilegi, da cui vogliono trarre profitto. Peggio ancora, molte persone deviate si considerano "i beneamati servitori di Allah":
Giudei e nazareni dicono: «Siamo figli di Allah ed i suoi prediletti». Di': «Perché allora vi castiga per i vostri peccati? Sì, non siete che uomini come altri che Lui ha creato. Egli perdona a chi vuole e castiga chi vuole. Ad Allah appartiene la sovranità sui cieli e sulla terra e su quello che vi è frammezzo. A Lui farete ritorno». (Surat al-Mâ’ida, 18)
Il sentimento di essere privilegiati e superiori può manifestarsi in modi differenti. L’Islam insegna all’uomo che deve la propria esistenza ad Allah e che non possiede nulla se non quanto Lui gli ha accordato. Il negare questo fatto costituisce la principale ragione per cui la maggioranza delle persone si perde. Imitando i modi di Satana allorquando ha detto: "Io sono stato creato dal Fuoco", le persone di nobile famiglia, possedendo fortuna o bellezza, si credono superiori. Questa è linfine a ragione della loro esecrabile arroganza. Il caso di Qarun, che faceva parte del popolo di Mosè, è un esempio che ben illustra questa aspettativa, come spiegato nei versetti che seguono:
Invero Qarûn faceva parte del popolo di Mosè, ma poi si rivoltò contro di loro. Gli avevamo concesso tesori le cui sole chiavi sarebbero state pesanti per un manipolo di uomini robusti. Gli disse la sua gente: «Non essere tronfio! In verità Allah non ama i superbi. Cerca, con i beni che Allah ti ha concesso, la Dimora Ultima. Non trascurare i tuoi doveri in questo mondo, sii benefico come Allah lo è stato con te e non corrompere la terra. Allah non ama i corruttori». Rispose: «Ho ottenuto tutto ciò grazie alla scienza che possiedo». Ignorava forse che già in precedenza Allah aveva fatto perire generazioni ben più solide di lui e ben più numerose? I malfattori non saranno interrogati a proposito delle loro colpe. Poi uscì, [mostrandosi] al suo popolo in tutta la sua pompa. Coloro che bramavano questa vita dissero: « Disgraziati noi, se avessimo quello che è stato dato a Qarûn! Gli è stata certo data immensa fortuna!». Coloro che invece avevano avuto la scienza dissero: «Guai a voi! La ricompensa di Allah è la migliore, per chi crede e compie il bene». Ma essa viene data solo a quelli che perserverano. Facemmo sì che la terra lo inghiottisse, lui e la sua casa. E non vi fu schiera che lo aiutasse contro Allah, non poté soccorrere se stesso. E coloro che la vigilia si auguravano di essere al posto suo, dissero: «Ah! E' ben evidente che Allah concede con larghezza o lesina a chi vuole tra i Suoi servi. Se Allah non ci avesse favorito, certamente ci avrebbe fatto sprofondare. Ah! È ben evidente che i miscredenti non prospereranno». (Surat al Qasas, 76-83).
Come appare dai versetti precedenti, Qarun e i suoi simili, credevano di aver ottenuto favori unicamente in ragione di alcuni privilegi di cui erano in possesso. dimenticando o negando il fatto che questi favori, in realtà, sono resi da Allah.
La sua dichiarazione: “Ho ottenuto tutto ciò grazie alla scienza che possiedo", illustra compiutamente tale atteggiamento. Una simile persona tende a “esultare” come abbiamo visto nei versetti precedenti. Per la stessa ragione, le persone che conoscono il successo, la ricchezza o il potere assumono un insopportabile senso di importanza personale e credono pertanto di essere "i beneamati servitori di Allah":
L'uomo non si stanca mai di invocare il bene. Quando poi lo coglie la sventura, si dispera, affranto. Se gli facciamo gustare una misericordia da parte nostra dopo che lo ha toccato l'avversità, certamente dice: «Questo mi era dovuto; non credo che sorgerà l'Ora e se mai fossi ricondotto al mio Signore, avrò presso di Lui la migliore delle ricompense». Allora informeremo i miscredenti di quello che avranno commesso e faremo gustare loro un penoso tormento. Questa Dimora Ultima la riserviamo a coloro che non vogliono essere superbi sulla terra e non seminano corruzione. L'esito finale appartiene ai timorati [di Allah]". (Surah Fussilat, 49-50)
il Corano parla inoltre di quelli che si comportano con sufficienza e si vantano:
Non hai visto coloro che si vantano di essere puri? È Allah che purifica chi vuole Lui. E non subiranno neppure un torto grande quanto una pellicola di dattero. (Surat an-Nisâ’, 49)
Quanto ai credenti, non sono mai convinti d’essere quel tipo di persone che, agli occhi di Allah, meritano il Paradiso. Ecco perché invocano Allah con "timore e speranza" (As Sajda,16). Essi pregano il loro Signore dicendo: "... allontanaci dal Fuoco!" (Al Baqara, 201), " Signor nostro, non lasciare che i nostri cuori si perdano dopo che li hai guidati" (Âl ‘Imrân, 8), "O Signore, concedici la sopportazione e facci morire [a Te] sottomessi!" (Al-A’râf, 126). Per pura arroganza, l’uomo considera di meritare il Paradiso. L’arroganza è quindi il principale ostacolo alla salvezza eterna perché " Allah non ama i superbi vanagloriosi" (Surat al Hadid, 23).
Il tema dell’arroganza è frequentemente trattato nel Corano e i seguenti versetti ricordano con insistenza all’uomo evitarla:
Non incedere sulla terra con orgoglio: non potrai fenderla e non potrai mai raggiungere l’altezza delle montagne! (Surat al Isrâ’, 37)
Non voltare la tua guancia dagli uomini e non calpestare la terra con arroganza: in verità Allah non ama il superbo vanaglorioso. (Luqman, 18)
Non sopravviene sventura né alla terra né a voi stessi, che già non sia scritta in un Libro prima ancora che [Noi] la produciamo; in verità ciò è facile per Allah. E ciò affinché non abbiate a disperarvi per quello che vi sfugge e non esultiate per ciò che vi è stato concesso. Allah non ama i superbi vanagloriosi. (Surat al Hadid, 22-23)
Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto , il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l'insolente, il vanaglorioso. (Surat an-Nisâ’, 36)
Il Corano raccomanda sovente ai credenti la modestia e la moderazione in quanto Allah non ama i superbi. I credenti dovranno scrupolosamente evitare l’arroganza alla luce di questo versetto: "Allah, in verità, non ama il presuntuoso e l’arrogante". In questo modo, il Corano afferma che la modestia costituisce una delle principali virtù di un credente:
... Il vostro Dio è un Dio unico. A Lui sottomettetevi. Danne la lieta novella agli umili. (Surat al Hajj, 34)
I servi del Compassionevole: sono coloro che camminano sulla terra con umiltà e quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: «Pace!». (Surat al-Furqân, 63)
Questa Dimora Ultima la riserviamo a coloro che non vogliono essere superbi sulla terra e non seminano corruzione. L'esito finale appartiene ai timorati [di Allah]. (Surat al Qasas, 83)
In verità credono nei Nostri segni solo coloro che, quando vengono loro rammentati, si gettano in prosternazione, lodano il loro Signore rendendoGli gloria e non son tronfi di orgoglio. (Surat as Sajda, 15)
Questo è un punto assai importante da considerare. Il credere o lo smarrirsi dipende interamente dall’arroganza o dalla modestia. Allah spiega le spiacevoli conseguenze dell’arroganza nei versetti che seguono:
Presto allontanerò dai segni Miei coloro che sono orgogliosi sulla terra. Quand'anche vedessero ogni segno non crederanno; se vedessero la retta via, non la seguirebbero; se vedessero il sentiero della perdizione lo sceglierebbero come loro via. Ciò in quanto tacciano di menzogna i Nostri segni e sono noncuranti di essi. (Surat al-A’râf, 146)
L’arroganza è stata un manchevolezza comune a tutti i miscredenti dei popoli antichi:
O sì! I Miei versetti ti sono pervenuti e tu li hai considerati una menzogna, ti sei gonfiato di orgoglio e sei fra i miscredenti. (Surat az-Zumar, 59)
E quando gli si dice: "Temi Allah", un orgoglio criminale lo agita. L'Inferno gli basterà, che tristo giaciglio! (Surat al Baqara, 206)
Abbiamo dato il Libro a Mosè, e dopo di lui abbiamo inviato altri messaggeri. E abbiamo dato a Gesù , figlio di Maria, prove evidenti e lo abbiamo coadiuvato con lo Spirito di Santità . Ogniquavolta un messaggero vi portava qualcosa che vi spiaceva, vi gonfiavate d'orgoglio! Qualcuno di loro lo avete smentito e altri li avete uccisi. (Surat al Baqara, 87)
Gli arroganti sono la gente dell’Inferno in cui sono destinati a rimanere in eterno:
In verità le porte del cielo non si apriranno mai per coloro che smentiscono i Nostri segni allontanandosene orgogliosamente: non entreranno in Paradiso sino a quando un cammello non passi per la cruna di un ago. Così Noi compensiamo i peccatori. Avranno nell'Inferno letti e coperte che li avvolgeranno. Così compensiamo gli ingiusti! (Surat al-A’râf, 40-41)
Coloro che invece smentiscono i Nostri segni e se ne allontanano per orgoglio, sono i compagni del Fuoco dove rimarranno in perpetuo. (Surat al-A’râf, 36)
Coloro che si sono opposti e ribellati ai Messaggeri erano tra gli arroganti. Quelle persone che il Corano chiama "i capi dei miscredenti", o “coloro che si comportarono con orgoglio” rifiutarono di obbedire ai Messaggeri a causa della loro superbia. Semplicemente non accettarono che la guida potesse provenire da un altro essere umano. La loro perversione non conobbe alcun limite. L’orgoglio dei capi delle comunità è frequentemente menzionato nel Corano:
I notabili del suo popolo, che erano tronfi di orgoglio, dissero agli oppressi fra quelli di loro che avevano creduto: « Siete sicuri che Sâlih sia un inviato del suo Signore?». Ed essi risposero: «Sì, crediamo nel messaggio inviato suo tramite». Gli orgogliosi dissero: «Certamente neghiamo ciò in cui credete!». (Surat al-A’râf, 75-76)
I notabili del suo popolo, che erano tronfi di orgoglio, dissero: «O Shu'ayb, certamente ti cacceremo dalla nostra città, tu e quelli che hanno creduto in te, a meno che non ritorniate alla nostra religione!». Rispose: «Anche se la aborriamo?» (Surat al-A’râf, 88)
Le persone arroganti accordano la massima importanza alla posizione sociale, alla ricchezza e alla fama. Ogni Messaggero non era in grado di vantare simili beni materiali era quindi rifiutato da loro quale persona presumibilmente incapace di guidare l’umanità sul retto cammino. Il tratto comune condiviso dai miscredenti è la tendenza a ribellarsi agli inviati scelti da Allah.
La ribellione dei figli d’Israele contro il Re Talut, inviato loro come capo, è così descritta nel Corano:
E disse il loro profeta: "Ecco che Allah vi ha dato per re Saul". Dissero: "Come potrà regnare su di noi? Noi abbiamo più diritto di lui a regnare, e a lui non sono state concesse ricchezze!". Disse: "In verità Allah lo ha scelto tra voi e lo ha dotato di scienza e di prestanza". Allah dà il regno a chi vuole, Egli è immenso, sapiente. (Surat al Baqara, 247)
Anche all’epoca del Profeta Muhammad, i notabili del suo popolo si opposero a lui con veemenza, dicendo: "Perché questo Corano non è stato rivelato ad un maggiorente di una di queste due città?" (Az-Zukhruf, 31). Il loro antagonismo derivava semplicemente dall’abitudine di valutare una persona sulla base della sua ricchezza, delle proprietà o della reputazione. Se il Messaggero fosse stato "un maggiorente di una di queste due città" gli avrebbero certamente obbedito. Tuttavia, obbedire a qualcuno soltanto perché scelto da Allah pareva loro difficile a causa della loro arroganza. Lo stesso era accaduto a Salih quando fu inviato al popolo di Thamud:
Dissero: “Dovremmo seguire un solo mortale fra di noi? Davvero in tal caso saremmo traviati e folli! Ma come? Il Monito è stato affidato solo a lui tra [tutti] noi? È un gran bugiardo, uno sfrontato!”. (Surat al-Qamar, 24-25)
Surat Al-Muddaththir getta luce sulla perdizione delle persone arroganti. Viene dato l’esempio di un uomo che beneficiava di numerosi favori da parte di Allah, aveva ascoltato e compreso la Sua parola ma aveva poi disubbidito per pura arroganza. Per tale motivo meritò quindi il castigo dell’Inferno.
LasciaMi solo con colui che ho creato, cui ho concesso abbondanza di beni, e figli al suo fianco, al quale ho facilitato ogni cosa, e che ancora desidera che gli dia di più. No, invero è stato refrattario ai Nostri segni: lo costringerò a una dura salita. Ha ponderato e l'ha definito. Perisca per come l'ha definito, sì, perisca per come l'ha definito! Quindi ha guardato, si è accigliato e rabbuiato. Ha volto le spalle, si è fatto altero e ha detto: Questo non è che magia appresa; non è altro che un discorso di un uomo”. Lo getterò nel Calore che brucia. Chi mai ti dirà cos'è il Calore che brucia? Nulla risparmia, non lascia nulla; carbonizza gli uomini. (Surat al-Muddaththir, 11-29)
In un altro versetto, viene descritto lo stato di una persona arrogante nell’Inferno:
«Afferratelo e trascinatelo nel fondo della Fornace e gli si versi sul capo il castigo dell'acqua bollente. Gusta [questo]: sei forse tu l'eccelso, il nobile?». Ecco quello di cui dubitavate! (Surat ad-Dukhân, 47-50)
L’uomo è un semplice servitore di Allah. Il fatto di tenere a mente il suo stato attuale gli permetterà di apprezzare nel più profondo del cuore i favori che gli sono stati accordati. In questo modo, comprende di non possedere nulla se non i doni di Allah. Trova quindi un reale sollievo nel ringraziarLo. Al contrario, se inizia a mostrarsi arrogante per ciò che gli è stato attribuito, perde il gusto di questo beneficio. Si accorge allora della perdita totale di questo favore. L’intero sistema si fonda semplicemente sul fatto di comprendere la propria posizione di fronte ad Allah, perché è Lui a guidare chi accetta il proprio stato nei Suoi confronti. In caso contrario, la Collera del suo Signore lo colpirà, come menzionato nei versetti che seguono:
Il Messia e gli Angeli più ravvicinati non disdegneranno mai di essere gli schiavi di Allah. E coloro che disdegnano di adorarLo e si gonfiano d'orgoglio, ben presto saranno adunati davanti a Lui. (Surat an-Nisâ’, 172)
Coloro che invece smentiscono i Nostri segni e se ne allontanano per orgoglio, sono i compagni del Fuoco dove rimarranno in perpetuo. (Surat al-A’râf, 36)
Quanto a quelli che non sono arroganti, ma umili servitori di Allah, avranno come ricompensa il Paradiso:
Questa Dimora Ultima la riserviamo a coloro che non vogliono essere superbi sulla terra e non seminano corruzione. L'esito finale appartiene ai timorati [di Allah]. (Surat al Qasas, 83)
Fiducia in Allah e sottomissione
La fiducia e la sottomissione ad Allah sono due importanti segni di fede in Lui e costituiscono l’estremo limite di distinzione fra i credenti e i miscredenti.
Un miscredente percepisce l’intero universo sotto forma di caos. Ritiene di dovere la propria esistenza a una pura "coincidenza". Secondo lui, gli avvenimenti che si susseguono nel mondo avvengono per puro caso. Un tale punto di vista compromette dunque il benessere mentale di una persona: perché si sente insicuro e non confida in nessuno. Nulla lo aiuta a dissipare i suoi timori del futuro e trascorre lunghe ore elaborando progetti. Centinaia, anche migliaia di fattori indipendenti sono all’opera per volgere la sua vita in pura delusione. Si sente debole e rischia in un attimo di contrarre una malattia incurabile. Qualcosa d’imprevisto può accadere in ogni momento per cui è possibile che perda il lavoro o quanto gli è caro. Credendo che questi incidenti accadano in maniera aleatoria, si sente costernato ogniqualvolta hanno luogo. Ciò significa adorare centinaia di fattori indipendenti come dèi.
In termini Coranici, il timore o la fiducia in qualcosa (al di fuori di Allah) equivale all’associazione. Quanto ai credenti, essi percepiscono la finalità di questo mondo, il fatto che Allah controlla ogni cosa e che nulla può sopraggiungere senza il Suo permesso e senza la Sua conoscenza. Questo fatto, enunciato dai seguenti versetti: "Invero io confido in Allah, mio Signore e vostro Signore. Non c'è creatura che Egli non tenga per il ciuffo" (Hûd, 56) e "Appartengono a Lui tutti quelli che sono nei cieli e sulla terra: tutti Gli obbediscono ." (Surat ar-Rum, 26), non può essere percepito che da "coloro che ne tengono conto" (Surat al Hijr, 75).
Un credente sa con certezza che Allah "ogni cosa dirige" (Ar-Rad,2) e che tutti gli avvenimenti che costellano la sua vita sono predestinati, e per questo non li considererà mai "funesti". Per quanto a volte possano apparire tali, nascondono sempre un bene. Infatti, nulla è casuale nella creazione di Allah. Ogni evento nella vita di un credente è destinato ad apportare un bene. Per quanto una situazione possa apparire sfavorevole, non si dovrà disperare continuando a riporre la propria fiducia in Allah il Quale, alla fine, la trasformerà in un bene.
Nel suo duro sforzo, un credente con tale struttura mentale trova sollievo e pace. Consultando il Corano, ci si rende conto che tutti i Messaggeri (che la pace sia con loro) e i loro seguaci hanno dovuto affrontare eventi oltremodo avversi e apparentemente "sfortunati". Quasi tutti i credenti furono oppressi, maltrattati, assaliti, torturati, insultati e talvolta uccisi. Nulla, tuttavia, li intimidì, né le peggiori avversità, né il più potente degli eserciti. Si mantennero fermi e saldi, senza mai abbandonare la loro risoluzione. L’essenza di tale atteggiamento risiede principalmente nella consapevolezza che l’origine di ogni cosa si trova presso Allah ed è quindi destinata a voglersi in bene. I credenti sono perfettamente coscienti che Allah è la Guida Suprema e non impone alcun onere che l’anima non possa sopportare. Nel Corano si trovano numerosi versetti che incoraggiano la fiducia e la sottomissione ad Allah:
Di': «Nulla ci può colpire altro che quello che Allah ha scritto per noi. Egli è il nostro patrono. Abbiano fiducia in Allah coloro che credono». (Surat at Tawbah, 51)
Il termine arabo utilizzato per designare la fiducia in Allah è "tawakkul" che significa "prendere (qualcuno) come sorvegliante e protettore". Nondimeno, contrariamente al suo uso ordinario, questo termine possiede nel Corano una connotazione completamente differente. Questa espressione significa abitualmente "fare del proprio meglio in una situazione e rimettere il resto nelle mani di Allah". Ma il principio di "prendere (qualcuno) come sorvegliante e protettore" lascia intendere un senso più ampio. Significa lasciare l’intero corso degli avvenimenti come le loro conseguenze, nelle mani di Allah.
Arrivato a questo punto, occorre evitare un errore essenziale: "rimettere il corso degli avvenimenti nelle mani di Allah" non significa in alcun modo evitare il coinvolgimento negli affari giornalieri. Al contrario, un credente deve far fronte a ogni sorta di problemi e di avvenimenti assumendosi tutte le responsabilità. Certamente, il vero significato di "fiducia in Allah" risiede nel fatto di sapere con chiarezza che ogni cosa che ci accade, o che facciamo, ha luogo sotto il controllo di Allah ed è per questo che il credente prende l’iniziativa in tutto ciò che compie "prendendoLo come Guardiano e Protettore".
Le invocazioni dei Profeti riferite nel Corano risultano illuminanti in proposito. In Surat An-Naml, Il Profeta Salomone dice: “Concedimi, o Signore, di esserTi grato per il favore che hai concesso a me a mio padre e a mia madre e [concedimi] di compiere il bene che Tu gradisci e, per la Tua misericordia, fammi entrare tra i Tuoi virtuosi servitori”. (An Naml, 19). Questa preghiera ci mostra con chiarezza che Salomone sapeva che avrebbe potuto compiere il suo compito soltanto se Allah lo avesse voluto. Gli domanda inoltre di concedergli la capacità di compiere atti tali da meritargli il Suo consenso.
Questa è, infatti, la ragione che sottende la “fiducia in Allah”. Un credente sa bene che sia il mondo esterno che la sua anima sono entità sotto il controllo di Allah. Di conseguenza, si sottomette al suo Creatore Onnipotente. È così capace di dar prova di estremo coraggio, al punto di poter affrontare, anche da solo, il mondo intero, con fiducia e serenità, come se non vi fossero pericoli. Il Corano descrive il comportamento proprio di un credente nei momenti di turbamento e di difficoltà, tra cui il caso del Profeta Noè:
Racconta loro la storia di Noè, quando disse al suo popolo: «O popol mio, se la mia presenza e il mio richiamo ai segni di Allah vi sono insopportabili, io mi affido ad Allah. Prendete le vostre decisioni insieme coi vostri consoci e non abbiate scrupoli [nei miei confronti]. Stabilite quello che volete fare di me, senza porre indugi. E se mi voltate le spalle, non vi chiedo ricompensa alcuna. La mia ricompensa è in Allah, e ho ricevuto l'ordine di essere uno dei musulmani». (Surah Yûnus, 71-72)
Anche Shu’aib assunse la stessa attitudine nei confronti del suo popolo:
Disse: «O popol mio, cosa pensate se mi baso su una prova evidente giuntami dal mio Signore, Che mi ha concesso provvidenza buona? Non voglio fare diversamente da quello che vi proibisco, voglio solo correggervi per quanto posso. Il mio successo è soltanto in Allah, in Lui confido e a Lui ritornerò». (Surah Hûd, 88)
In numerosi versetti viene sottolineata l’importanza della fiducia in Allah e della perseveranza:
Se poi volgono le spalle, di': «Mi basta Allah. Non c'è altro dio all'infuori di Lui. A Lui mi affido. Egli è il Signore del Trono immenso». (Surat at Tawbah, 129)
In verità i [veri] credenti sono quelli i cui cuori tremano quando viene menzionato Allah e che, quando vengono recitati i Suoi versetti, accrescono la loro fede. Nel Signore confidano. (Surat al-’Anfâl, 2)
Appartiene ad Allah l'invisibile dei cieli e della terra, a Lui si riconduce l'ordine totale. AdoraLo dunque e confida in Lui. Il tuo Signore non è disattento a quello che fate. (Surah Hûd,123)
Così ti inviammo ad una comunità, dopo che altre comunità erano passate, affinché recitassi loro quello che Noi ti abbiamo rivelato, ma essi rinnegano il Compassionevole. (Surat ar Ra’d, 30)
Dissero loro i profeti: «Certamente siamo uomini come voi, ma Allah favorisce chi Egli vuole tra i Suoi servi. Non possiamo recarvi una prova se non con il permesso di Allah. In Allah confidino i credenti. E come potremmo non confidare in Allah quand'Egli ci ha guidati sui nostri sentieri? Sopporteremo con pazienza [le persecuzioni] di cui ci farete oggetto. Confidino in Allah coloro che confidano». (Surah Ibrâhîm, 11-12)
Di': “Egli è il Compassionevole! Crediamo in Lui e in Lui confidiamo. Presto saprete chi è in errore evidente”. (Surat al-Mulk, 29)
Colui che ripone la sua fiducia in Allah e Lo prende come Guardiano e Protettore, dovrà sempre esserne consapevole. Nulla disturba un credente mentre invoca Allah e ripone in Lui la sua fiducia. Per volere di Allah, gli avvenimenti procederranno e si concluderanno nel modo migliore, come è detto nel Corano:
Riponi fiducia in Allah: Allah è sufficiente patrono. (Surat al Ahzab, 3)
In un altro versetto, viene parimenti detto:
… A chi teme Allah, Egli apre una via d'uscita, e gli concede provvidenze da dove non ne attendeva. Allah basta a chi confida in Lui. In verità Allah realizza i Suoi intenti. Allah ha stabilito una misura per ogni cosa. (Surat at-Talaq, 2-3)
A meno che Allah lo permetta, nessuno può recare danno a un credente. Nessuno può commettere un omicidio qualora ciò non corrisponda al Allah. Solo Allah può prendere una vita. Per cui è inutile temere qualcuno al di fuori di Allah. Il Corano ricorda costantemente questo fatto ai credenti:
Il conciliabolo non è altro che opera di Satana, per affliggere i credenti; ma in nulla può nuocer loro senza il permesso di Allah. Confidino dunque in Allah i credenti. (Surat al-Mujâdala, 10)
E non obbedire ai miscredenti e agli ipocriti, non ti curare della loro persecuzione e confida in Allah. Allah è sufficiente come protettore. (Surat al Ahzab, 48)
Se domandassi loro: «Chi ha creato i cieli e la terra?», certamente risponderebbero: «Allah». Di': «Considerate allora coloro che invocate all'infuori di Allah. Se Allah volesse un male per me saprebbero dissiparlo? Se volesse per me una misericordia, saprebbero trattenere la Sua misericordia?» (Surat az-Zumar, 38)
Chi ripone la sua fiducia in Allah e lo prende come Guardiano e Protettore è al riparo dalle tentazioni di Satana. Nel Corano ciò è espresso nel seguente versetto (surat An Nahl, 99): "Egli (Satana) non ha alcun potere su quelli che credono e confidano nel loro Signore". Quanti hanno riposto la propria fiducia in Allah e sono sottomessi a Lui otterranno la Sua benevolenza nell’altra vita.
Tutto ciò che vi è stato concesso non è che godimento effimero di questa vita, mentre quel che è presso Allah è migliore e duraturo; [lo avranno] coloro che credono e confidano nel loro Signore. (Surat ash-Shûrâ, 36)
Disse: «O figli miei, non entrate da una sola porta, ma entrate da porte diverse. In nulla potrei proteggervi nei confronti di Allah. La decisione appartiene solo ad Allah e in Lui confido. In Lui confidino coloro che confidano». (Surah Yûsuf, 67)
Allah, non v'è dio all'infuori di Lui! Confidino dunque in Allah i credenti. (Surat at-Taghâbun, 13)
Confida nel Vivente che mai non muore, lodaLo e glorificaLo. Egli basta a Se stesso nella conoscenza dei peccati dei Suoi servi. (Surat al-Furqân, 58)

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Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

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Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

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